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Architettura alpina: il recupero del borgo di Ghesc

Abbandonato da piu' di cento anni, il villaggio-laboratorio di Ghesc e' un progetto dall'alto valore culturale finalista al premio Constructive Alps 2015

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Ghesc è una piccola frazione di origine medievale che sorge nel territorio del Comune di Montecrestese, nelle valli alpine all’estremo nord del Piemonte. Abbandonato da più di cento anni, è oggetto di un progetto “continuo” di recupero e rivitalizzazione che, inserito fra i cinque interventi italiani finalisti all’edizione 2015 del premio Constructive Alps, ha fatto dei suoi resti un villaggio-laboratorio.

 

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Il progetto di recupero e rivitalizzazione è stato voluto e promosso dall’associazione Canova che, fondata nel 2001, prende il nome dal vicino borgo in cui ha stabilito la sua sede. Finalità principali sono il recupero dell’architettura e tradizionale locale, delle sue tecniche costruttive e del paesaggio alpino circostante, nella consapevolezza del loro valore prima di tutto culturale. E l’intervento a Ghesc è il punto di partenza per la realizzazione di un progetto culturale prima che tecnico e tecnologico che nacque più di venti anni fa da Ken e Kali Marquardt.

Ghesc è un micro-insediamento montano costituito da un piccolo gruppo di edifici, quasi tutti allo stato di rudere, pur in differenti condizioni: la Long House, la Casa del prete, la Casa dell’affresco, la Casa dell’associazione, la Casa delle colonne, Casa Alfio e la Small House.

 

 

L’insediamento di Ghesc e Casa Alfio

 

Gli interventi su questo patrimonio iniziano tra 2007 e 2008 con l’acquisto di Casa Alfio da parte del segretario dell’associazione Maurizio Cesprini che, dopo il suo recupero, ne ha fatto la propria abitazione, nonché la sede delle attività di Canova a Ghesc. I primi interventi realizzati sono partiti dal territorio circostante (la proprietà degli edifici è parcellizzata e allo stato attuale il 50% di essi è in vari modi a disposizione dell’associazione) e hanno interessato prima di tutto le infrastrutture, a partire dai lavori per la realizzazione dell’acquedotto che risalgono al 2009. Nel frattempo si procedeva con quello che oggi, con tempi e modi dipendenti dai finanziamenti e dalle possibilità offerte dal territorio, rappresenta il principale mezzo di intervento: i campi scuola, che hanno fatto di Ghesc un borgo-laboratorio.

 

Recupero dei percorsi e dei muri in pietra all’interno del workshop interdisciplinare Paesaggi Terrazzati, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino

 

 

L’associazione Canova, anche socia di Icomos Italia, ha infatti avviato collaborazioni con università italiane e straniere per la realizzazione di progetti didattici dalla duplice finalità: sono allo stesso tempo preziose occasioni formative sul campo in cui gli studenti possono analizzare, progettare e realizzare in modo diretto interventi sul costruito e possibilità di recupero del patrimonio tradizionale, nelle sue tecniche costruttive e nei suoi materiali costitutivi.

Dal 2008, molte sono state le occasioni di azione, ma anche di discussione e sensibilizzazione, tra cui il convegno “Tutta un’altra canapa” che, a gennaio, ha ragionato sulle possibilità di reintroduzione nelle valli dell’Ossola della coltura di un materiale utilizzabile in ambiti molto diversi, dall’alimentare a un’edilizia che si vuole sempre più “bio”.

Come ormai da tradizione, anche i mesi prossimi hanno quindi in programma molti appuntamenti. Iniziando con il campo-scuola “La scala” che, dal 18 al 24 maggio 2015, è realizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino, coinvolgerà 10 studenti nella realizzazione di una centina in legno per la ricostruzione di un arco rampante crollato con pietra e calce.

 

 

 

Si proseguirà con l’annuale incontro internazionale architetti che a giugno invita a Canova architetti e personaggi di fama internazionale a uno scambio di idee. Ospiti negli anni passati sono stati il premio Pritzker australiano Glenn Murcutt, la sudafricana Carin Smuts, che nella sua attività progettuale ha dedicato particolare attenzione allo sviluppo di soluzioni abitative a basso costo partendo dai sobborghi di Pretoria, e il napoletano Fabrizio Carola, da sempre attivo nel recupero di tecniche costruttive e di autocostruzione e materiali locali nell’Africa sub-sahariana. Quest’anno vedrà la presenza dell’imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren, “motore” del recupero del borgo abruzzese abbandonato di Santo Stefano di Sessanio.

 

Glenn Murcutt durante le giornate dell’incontro internazionale 2013

 

 

Ormai quasi consolidata la presenza della scuola nordamericana Yestermorrow con la scuola estiva Italy design/build: masonry restoration che, localizzata a Ghesc, in due settimane offre ai partecipanti l’occasione di confrontarsi con l’intervento diretto sul patrimonio abbandonato. Dopo avere completato due anni fa la realizzazione di un centina in legno per la ricostruzione della copertura della Long House, procederanno adesso con la ricostruzione del tetto crollato.

 

 

La Long House e la centina in legno realizzata per la ricostruzione del suo tetto durante il workshop della scuola Yestermorrow

 

 

Dal 27 luglio al 5 agosto, infine, una collaborazione con il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano premetterà lo svolgimento della summer school “Laboratorio dei Luoghi 2015” che darà a 12 studenti l’opportunità di approfondire in modo diretto le tecniche di rilievo e i metodi di indagine sul costruito finalizzandoli allo sviluppo di progetti di conservazione e manutenzione e di studiare le tecniche costruttive.

 

 

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