Architettura alpina: il recupero di Casa Polt di Stefan Hitthaler | Architetto.info

Architettura alpina: il recupero di Casa Polt di Stefan Hitthaler

Dialogo tra nuovo e antico nel recupero di Casa Polt a Mongulefo-Tesido, realizzata da Stefan Hitthaler e finalista italiana a Construvtive Alps 2015

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Completato nel luglio 2013, il recupero di Casa Pölt progettato da Stefan Hitthaler è uno dei cinque finalisti italiani al premio Constrctive Alps 2015. L’edificio, a destinazione residenziale, sorge a poco più di 1000 msl nel piccolo comune trentino di Mongulefo-Tesido (in tedesco Welsberg-Taisten, provincia di Bolzano), nel pieno della Val Pusteria.

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La commessa arriva all’architetto con studio a Brunico da Sylvia Burger e Gehard Oberschmied alla fine del 2011, quando inizia il lavoro di progettazione del recupero e della riqualificazione di un edificio dalla storia centenaria e dai caratteri forti e strettamente legati alla cultura locale.

Seguendo un percorso di rispetto e scrupolosa conservazione dell’esistente, l’intervento lavora in modo distinto sull’involucro antico, dove ripristina i caratteri e restituisce il senso del tempo lasciandone manifesti i segni, e all’interno, luogo in cui invece realizza ambienti contemporanei che riescono a dialogare con l’esistente e al contempo caratterizzarsi fortemente come elementi completamente nuovi.

Libera su tre dei suoi quattro lati, Casa Pölt si presenta come un volume compatto di tre piani fuori terra con un livello seminterrato, orientato in modo da rivolgere la facciata principale a nord, verso il centro del paese, e addossato a un edificio di dimensioni minori a sud.

L’inserimento urbano (© Stefan Hitthaler)

Il progetto ha mirato a conservare la presenza e la riconoscibilità dell’edificio, vincolato, all’interno di un tessuto urbano di cui non modifica gli equilibri. Nessuna variazione impattante è stata infatti apportata al volume originario mentre modifiche minime e funzionali alla nuova organizzazione interna sono state apportate alle aperture esterne: l’aggiunta di una porta al piano terra, frutto della trasformazione di una finestra, e nuove finestre sulla facciata a meridione per dare maggiore luce all’attico.

© Gustav Willeit

La conservazione pressoché totale degli elementi costitutivi dell’involucro rafforza e ribadisce questo approccio. Gli interventi sulle spesse murature miste si sono limitati all’eliminazione delle superfetazioni non coerenti con l’edificio e alla pulitura delle superfici, sia verso l’interno che verso l’esterno, rifiutando i completamenti e i ripristini e fermando il degrado nei punti in cui aveva colpito la struttura. Anche le finestre, dal telaio in legno, sono state ripristinate nell’aspetto e nella colorazione originale rosso-arancio.

Internamente, crea e distribuisce tre unità abitative indipendenti, con accessi separati posizionati al piano terra del fronte principale, completate da un seminterrato di servizio in cui è collocato un garage. Il punto di accesso è evidenziato dalla presenza di una nuova scala metallica giustapposta alla facciata.

Piani terra, primo e secondo (© Stefan Hitthaler)

Sezione trasversale (© Stefan Hitthaler)

I due appartamenti al piano terra e il terzo, organizzato su due livelli, che occupa il secondo piano fuori terra e l’attico ricavato al di sotto del tetto, sono realizzati all’interno di un nuovo volume con struttura in legno che si appoggia all’involucro di pietra. Separato da questo da uno strato isolante, diventa tutt’uno con le pareti perimetrali a sud, est e ovest mentre a nord, arretrando i locali di abitazione e chiudendoli con pareti interne vetrate, se ne stacca creando un corridoio che mette in evidenzia la preesistenza.

© Gustav Willeit

Particolare attenzione è stata prestata alla restituzione dei colori. Esternamente, sull’intonaco grezzo ripulito è stata portata alla luce la colorazione originale grigio cemento, diventato poi il punto di partenza per gli interni. Qui il progetto ha infatti proceduto dal basso verso l’alto attraverso successive addizioni di bianco che, partendo da un seminterrato che adotta la tonalità esterna, arrivano al quasi bianco dell’attico.

Il dialogo tra nuovo e antico si rende più manifesto all’ultimo piano, dove è collocata la zona giorno open space dell’appartamento bilivello (che colloca al primo la zona notte con tre camere da letto e tre bagni). Al di sotto di un tetto nuovo nei materiali ma fedele all’orginale nei volumi, sui fronti secondari si aprono infatti terrazzi che, scavati nel volume esterno e invisibili dal livello della strada, illuminano l’interno e aprono la vista sulle montagne circostanti.

© Gustav Willeit

Per aumentare le prestazioni dell’involucro edilizio, classificato in classe A CasaClima, tra le murature esistenti miste, già dotate di elevata inerzia termica, e la nuova struttura in legno è stato posato uno strato isolante di pannelli di XPS di spessori variabili (dai 12 ai 20 cm), che coibentano anche il tetto di nuova realizzazione. Il vincolo imposto sulla casa non ha consentito l’installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura di un edificio collegato alla locale rete del teleriscaldamento che fornisce acqua calda sanitaria e per un sistema di riscaldamento a pannelli radianti a pavimento. Mentre non è previsto un recupero delle acque piovane, l’approvvigionamento idrico avviene tramite il collegamento alla rete comunale.

L’autore


Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino e Giulietta Fassino.

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