Architettura alpina: la rinascita della Contrada Beltramelli a Villa di Tirano | Architetto.info

Architettura alpina: la rinascita della Contrada Beltramelli a Villa di Tirano

Materiali, tecniche locali e nuove funzioni per un intervento di recupero che ha dato nuova vita alla Contrada Beltramelli a Villa di Tirano (Sondrio)

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Contrada Beltramelli, progetto fra i cinque candidati italiani al premio Constructive Alps 2015, è il risultato di un intervento di recupero e rifunzionalizzazione di un complesso alpino tradizionale, in tempi ancora non troppo lontani abitato da famiglie contadine che coltivavano i terreni circonstanti per la loro sussistenza, realizzato da Valtellina Rurale a Villa di Tirano, in provincia di Sondrio.

Sorge in un contesto montano tutt’altro che abbandonato: la contrada si trova infatti ai piedi dei vigneti terrazzati della Valtellina, sulle Alpi Retiche in prossimità del confine con la Svizzera (Tirano, con la stazione da cui parte la ferrovia retica che la collega con St. Moritz, dista 3 km).

 

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L’intervento di restauro e risanamento conservativo è stato realizzato su un’area di proprietà parcellizzata, abbandonata e in pessimo stato di conservazione. Si realizza tra 2010 e 2013, avviato da due architetti (Nadia Andreis e Daniele Sambrizzi), un pianificatore (Fulvio Santarossa) e un ingegnere (Matteo Sambrizzi), che, fin dall’università, avevano iniziato a interessarsi, seguendo ognuno proprie aree di ricerca, alle tematiche poste dall’ambiente alpino e dalle costruzioni in esso presenti, dai loro diversi stati di abbandono e degrado, dai materiali e dalle tecniche costruttive tradizionali, ma anche dagli aspetti più legati all’urbanizzazione e agli utilizzi di edifici e terreni.

L’interesse per questa contrada abbandonata dalle origini antiche (i primi edifici risalgono al 1682) inizia a prendere le forme di un progetto concreto tra 2007 e 2008, quando vengono avviati i primi contatti con i proprietari finalizzati all’acquisto dei ruderi e iniziano le operazioni di rilievo dell’esistente.

Allo scopo viene costituita una società, la Valtellina Rurale srl, che, grazie anche ai fondi ricevuti dal Programma di Sviluppo Rurale 2007/2013, è stata in grado di procedere, dopo l’acquisizione degli edifici, ai complessi lavori edilizi di recupero e rifunzionalizzazione, che, su progetto sviluppato e presentato dai quattro tecnici-proprietari, hanno dato nuova vita e organicità a un insieme edilizio perseguendo obiettivi molteplici e di ampio respiro: innescare processi di rigenerazione urbanistica e territoriale attraverso il recupero dell’esistente e la creazione di nuove funzioni come l’abitazione, la creazione di un servizio di ospitalità diffusa (Contrada Beltramelli è oggi anche un b&b con ristorante e sala congressi e riunioni) e la proposta di mostre, workshop, visite guidate, eventi culturali e momenti di incontro aperti alla popolazione. E procedere allo stesso tempo alla ricostruzione e conservazione dei caratteri dell’architettura tradizionale alpina valtellinese.

 

 

In rosso la parte di edifici oggetto di recupero e rifunzionalizzazione

 

 

Il progetto recupera quasi 900 mq netti distribuiti su quattro livelli, un interrato e quattro fuori terra, seguendo linee guida improntate all’attenzione per tecniche e materiali, regionalità e tradizione.

 

I piani terra e primo

 

 

Piani secondo e terzo

 

 

Per rispetto all’edificio e un suo corretto ripristino, i materiali utilizzati sono prevalentemente di provenienza locale, ad esclusione dei necessari elementi costitutivi degli impianti e dei rinforzi a murature, volte e solai, realizzati in calcestruzzo armato. Sorrette da fondazioni rinforzate da cordoli in cemento armato, le murature esterne sono infatti realizzate in pietra e malta per essere lasciate a vista o intonacate. I solai sono stati anch’essi rinforzati con il cemento armato, sia quelli a volta in pietra che quelli in legno. Il tetto, in legno massiccio, è stato invece irrobustito da una sovrastruttura il legno di abete.

 

Sezione di facciata

 

 

 

 

Tutti i lavori necessari al progetto, completamenti e interventi di ripristino, sono stati realizzati utilizzando materiali, tecniche e maestranze presenti nell’area. Falegnami, muratori, elettricisti, scalpellini e “piodat” (dalla pioda valtellinese, pietra tipica della zona utilizzata nei manti di copertura dei tetti) sono stati tutti recuperati nella provincia di Sondrio e il loro lavoro ha avuto un peso importante nei bilanci (l’incidenza della manodopera rispetto ai materiali è stata del 70%).

Le pietre da muro e le lastre di pietra, i legni del tetto, dei terrazzi, dei solai, gli acciottolati, i mobili, le lastre di pioda del tetto, le grate in ferro e le ringhiere provengono inoltre da costruzioni tradizionali che sono state demolite, anche solo parzialmente, nelle zone limitrofe per gravi problemi di dissesto e trasportati in loco.

 

 

Dal punto di vista energetico e di gestione delle dispersioni, mentre l’interno delle pareti esistenti è stato trattato con termointonaco, il tetto isolato con polistirene a spruzzo e le parti aggiunte e di completamento con fibra di legno e canapa, il complesso è alimentato da una caldaia a cippato, di facile reperibilità in zona, con l’interno riscaldato da radiatori ad acqua. Un impianto di climatizzazione è presente nell’area che prevede la presenza contemporanea del maggior numero di persone, la sala riunioni. I consumi elettrici, controllati e gestiti da un sistema domotico, sono ulteriormente ottimizzati dai corpi illuminanti a Led.

 

 

 

 

 

 

 

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