Bernini torna a rivivere a Villa d’Este | Architetto.info

Bernini torna a rivivere a Villa d’Este

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Torna finalmente a rivivere,  grazie ai lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza per i  beni  architettonici e paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo,  la Fontana del Bicchierone, opera di Gian Lorenzo Bernini, che la realizzò, all’interno di villa d’Este, su commissione del cardinale Rinaldo d’Este tra il 1660 e il 1661.

L’inaugurazione si terrà martedì 20 ottobre alle 11,00 presso la Loggia del Cardinale, presenti il Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, Mario Lolli Ghetti, il Soprintendente Maurizio Galletti, il Direttore dell’I.S.C.R. Gisella Capponi, il Sindaco di Tivoli Giuseppe Baisi e il Direttore di Villa d’Este, Marina Cogotti, che ha curato il restauro.

La fontana del Bicchierone, inaugurata nel maggio del 1661 in onore di alcuni ospiti, è costituita da un alto e prezioso calice collocato entro una conchiglia, motivo già sviluppato a Roma nella fontana del Tritone. La valva della conchiglia assume una valenza architettonica, nella funzione di risolvere il salto di quota tra due logge  sovrapposte e situate sulla visuale principale che attraversa tutto il giardino. In origine, doveva fare da sfondo ad una  delle tre statue dedicate ad Ercole (Ercole con Achille fanciullo in braccio, oggi al Louvre) che punteggiavano il percorso  in ascesa. Il Bernini rinuncia qui all’uso del  travertino e si confronta, apparentemente, con materiale poveri come i  mattoni, la malta e lo stucco. Ma nel rivestimento, che fa ricorso a pietre e materiali tradizionali, a marmi antichi, ma  anche a materiali del tutto innovativi come la calcite spatica, dimostra ancora una volta l’originalità del suo intervento.

Come tutte le fontane della Villa tiburtina, anche quella del Bicchierone è inserita in un contesto ambientale caratterizzato dalla presenza di agenti deteriogeni  di origine fisica e biologica. Un deterioramento tipico delle  murature in esterno e reso ancor più rapido dalla presenza d’acqua, che ha favorito lo svilupparsi di piante infestanti e l’accumulo di depositi, di spessore anche notevolissimo, sull’intera superficie del monumento. La prima fase dei lavori, iniziata nel maggio 2008 e terminata nel novembre dello stesso anno, è stata caratterizzata dalla pulitura e dai consolidamenti, e dall’individuazione delle forme originarie alterate dalla presenza di tali depositi. La seconda, svoltasi tra marzo e luglio 2009, ha invece interessato tutti gli interventi volti alla ricostruzione della struttura e alla presentazione estetica. Tra le due fasi lavorative sono state condotte tutte le indagini relative alla caratterizzazione dei materiali, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR), e alla successiva loro ricerca ai fini delle reintegrazioni.

Il restauro, che ha restituito alla Villa un importante elemento decorativo, è stato documentato graficamente e fotograficamente in ogni sua fase. Tale documentazione permette di distinguere con precisione gli elementi originali dalle reintegrazioni e rappresenta uno strumento indispensabile sia per lo studio del monumento sia per futuri interventi di conservazione. Il restauro della fontana del Bicchierone è parte di un lotto di lavori che ha visto anche il rifacimento delle pavimentazioni di alcuni settori della villa e un intervento sulle torrette della fontana del Nettuno.

Villa d’Este, capolavoro del giardino italiano e inserita nella lista UNESCO del patrimonio mondiale, con l’impressionante concentrazione di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche costituisce un modello più volte emulato nei giardini europei del manierismo e del barocco.

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