Com'è Osservatorio, il nuovo spazio espositivo di Fondazione Prada a Milano | Architetto.info

Com’è Osservatorio, il nuovo spazio espositivo di Fondazione Prada a Milano

A Milano, Fondazione Prada ha aperto le porte alla fotografia con Osservatorio, uno spazio espositivo molto suggestivo affacciato con ampie vetrate sulla cupola centrale dell’ottocentesca Galleria Vittorio Emanuele II

Fondazione Prada Osservatorio, Galleria Vittorio Emanuele II, Milano © Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti - Courtesy Fondazione Prada
Fondazione Prada Osservatorio, Galleria Vittorio Emanuele II, Milano © Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti - Courtesy Fondazione Prada
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L’intenso impegno culturale che Fondazione Prada riserva alla città di Milano per offrire nuove opportunità di crescita internazionale, sfocia nell’apertura di una nuova sede espositiva chiamata Osservatorio, interamente dedicata alla fotografia e ai linguaggi visivi. Nel cuore della città, Osservatorio sorge in una location suggestiva ai piani alti di uno degli edifici centrali di Galleria Vittorio Emanuele II, nel palazzo acquisito in concessione da Prada circa cinque anni fa, rivitalizzato con una nuova boutique per la collezione uomo al piano terra e con la recente apertura dell’esclusiva Pasticceria Marchesi nel mezzanino. Ora è la volta del quinto e sesto piano, ove 800 mq di superficie espositiva sono stati recuperati, preservati e restaurati, generando uno spazio magico affacciato direttamente sulla struttura in ferro e vetro che compone la cupola centrale della Galleria ottocentesca, essendo situato proprio sopra l’ottagono al livello della cupola.

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Fondazione Prada Osservatorio, Galleria Vittorio Emanuele II, Milano © Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti – Courtesy Fondazione Prada

Inaugurato il 21 dicembre 2016 in occasione della prima mostra fotografica dal titolo “Give Me Yesterday” (in corso fino al 12 marzo 2017), Osservatorio vuole essere un luogo giovane di esplorazione della fotografia contemporanea, ampliando in questo modo il repertorio artistico e culturale della sede principale in Largo Isacco, a Milano, progettata da Rem Koolhaas e selezionata tra i 40 finalisti del Mies Van der Rohe Award 2017, il più prestigioso premio europeo dell’architettura. Attraverso le attività di Osservatorio, Fondazione Prada si interroga sulla costante evoluzione del flusso di comunicazione digitale, in un momento storico in cui la fotografia è parte integrante di questo movimento, connessa ad altre discipline o ad altre realtà creative. Ecco che il termine Osservatorio fa quindi riferimento alla fotografia ma anche alla volontà di guardare oltre, con l’intento di coinvolgere un vasto panorama artistico.

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Fondazione Prada Osservatorio, Galleria Vittorio Emanuele II, Milano © Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti – Courtesy Fondazione Prada

Sottoposti ad un accurato restauro che ha reso disponibili due grandi open space sviluppati su due livelli, gli ambienti di Osservatorio (ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943) mostrano ancora le strutture verticali portanti in cemento armato e il pavimento in legno recuperato dal rivestimento originario, mentre i solai in laterizio e legno sono stati consolidati con elementi in ferro. Le superfici che si affacciano sulla cupola della Galleria si configurano come un’unica vetrata che funge da quinta visiva sull’architettura storica, contrapposta alla parete espositiva che diventa anch’essa un grande ininterrotto murale su unico lato.

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A sinistra: Melanie Bonajo, Thank You for Hurting Me I Really Needed It (2008-2016) – mostra “Give Me Yesterday” – Fondazione Prada Osservatorio, Galleria Vittorio Emanuele II, Milano (21 dicembre 2016 – 12 marzo 2017) © Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti – Courtesy Fondazione Prada

Give Me Yesterday” a cura di Francesco Zanot raccoglie le opere di 14 giovani autori italiani e internazionali che hanno esplorato l’uso della fotografia come diario privato, dimostrando che l’infinita circolazione di immagini personali sul web può diventare uno strumento di messa in scena della propria identità, attraverso una ricerca artistica. Dagli scatti dello statunitense Leigh Ledare che ritrae la madre in situazioni intime, agli autoritratti del portoghese Tomé Duarte mentre indossa i vestiti della ex compagna; dagli “antiselfie” dell’olandese Melanie Bonajo intenta a fotografarsi ogni volta che piange, agli eleganti oggetti di Maurice van Es, appena riordinati dalla madre, che diventano sculture involontarie; dalle foto di vita quotidiana del blogger cinese Wen Ling alla composizione di 90 orizzonti realizzati da Antonio Rovaldi nel suo ideale viaggio in Italia.

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