Da Palazzo Pepoli a Museo della Storia di Bologna, con la firma di Mario Bellini | Architetto.info

Da Palazzo Pepoli a Museo della Storia di Bologna, con la firma di Mario Bellini

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Bologna ha ora il suo Museo della Storia, grazie a un lungo e complesso intervento di restauro e di ampliamento di Palazzo Pepoli, che da edificio medievale in stato di abbandono è rinato come spazio espositivo globale, moderno e accogliente. A operare questa trasformazione è stato l’architetto Mario Bellini, risultato il vincitore del concorso a inviti internazionale indetto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna nel 2003.

Decenni di improprie destinazioni avevano reso Palazzo Pepoli Vecchio praticamente irriconoscibile, occultando e in parte compromettendo – con pavimentazioni sovrapposte, divisori, controsoffitti e pannellature – gli splendidi partiti decorativi della sua ultima stagione barocca e ne avevano sfigurato irrimediabilmente l’originaria corte centrale.

Scrive l’architetto milanese sulla sua opera: “Il destino dei Palazzi, a volte, è come quello degli uomini. Rischiano di essere dimenticati e di precipitare in un degrado irreversibile. Palazzo Pepoli Vecchio, che rischiava questa sorte, oggi torna invece a mostrarsi e mostrare la grande storia di Bologna in modo del tutto nuovo e sorprendente”.

Il progetto di Bellini per il Museo della Storia di Bologna inizia prendendo in considerazione il grave stato di degrado del palazzo che presenta ancora le tracce delle sue origini gotiche. Si rende dunque necessario un importante consolidamento strutturale che interessa gli archi gotici del piano terra, la totalità dei soffitti a volta portante, la messa in sicurezza della grande sala delle feste al piano nobile — in precario equilibrio statico — e le coperture esterne.

A seguire comincia il recupero di tutte le sale del palazzo, integrando e restaurando i decori plastici e pittorici che si erano conservati, anche se talvolta in piccola parte. L’ultima fase del progetto ha visto la realizzazione di quello che è, oggi, il cuore dell’edificio: una torre-ombrello di vetro e acciaio, alta 15 metri, che recupera e reinventa la corte che così riacquista dignità e funzione. Ma si tratta anche di una scelta strategica per rendere possibile l’intero percorso di visita, di cui proprio la torre e la corte diventano l’epicentro.

Protagonisti dell’allestimento sono dei grandi contenitori, le vetrine, collocati nelle sale. All’interno di questi grandi volumi trasparenti, le opere esposte sono inquadrate da gabbie tridimensionali che ne consentono un’ottimale illuminazione, con tecnologia led miniaturizzata. Grandi pannelli retro-illuminati con immagini e testi, impaginati da Italo Lupi e posti anch’essi all’interno delle vetrine, trasformano la comunicazione grafica in uno spettacolo.

Gli spazi amministrativi e i laboratori didattici occupano il piano mezzanino. Il piano terra del palazzo è in parte dedicato agli spazi per l’accoglienza che connettono, attraverso lo snodo della corte coperta, la sequenza espositiva delle isole tematiche dal piano terra al piano nobile.

Inaugurato il 27 gennaio e aperto al pubblico il giorno seguente, il Museo della Storia di Bologna – che ora vanta 6.180 mq di superficie totale, 14 sale espositive al piano terra e 23 al primo piano – rappresenta il cuore di Genus Bononiae, il percorso culturale, artistico e museale articolato in edifici nel centro storico di Bologna, restaurati e recuperati all’uso pubblico.

O.O.

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