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Edifici con ossatura in calcestruzzo armato: come eseguire il ripristino?

Fenomeni di degrado e interventi di ripristino delle strutture in calcestruzzo di cemento armato: problematiche e soluzioni

Dettaglio del degrado di un parapetto in calcestruzzo di cemento armato (Foto E. Bellucci)
Dettaglio del degrado di un parapetto in calcestruzzo di cemento armato (Foto E. Bellucci)
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Negli edifici con ossatura in calcestruzzo armato, in particolare del primo Dopoguerra, è possibile riconoscere una serie di elementi caratteristici e di manifestazioni tipiche di degrado sulle quali intervenire.

Fino agli anni che precedono il secondo conflitto mondiale le costruzioni sono ancora caratterizzate da un uso misto di tecnologie tradizionali e di altre più recenti che vedono l’impiego di parti e componenti “leggeri” (prevalentemente per le tamponature e le finestrature).
Per le pareti di tamponamento esterno in strutture a ossatura in calcestruzzo di cemento armato si introduce progressivamente l’opera muraria cava, prima in mattoni forati e poi in blocchi forati, che, rispetto ai mattoni, consentono una più rapida esecuzione e una diminuzione del numero dei giunti nella compagine muraria. La parete cava è composta da un paramento esterno in laterizi (spesso mattoni clinker, o comunque con superficie vetrificata), di spessore maggiore, una intercapedine d’aria, cui si affida il compito dell’isolamento termico, e uno strato interno di mattoni forati, con collegamenti tra i due paramenti costituiti da mattoni disposti di punta.
I meccanismi di degrado tipici delle strutture in c.a.
L’azione del tempo, l’ambiente, le caratteristiche del conglomerato, la concezione strutturale dell’edificio, il diverso comportamento fisico delle varie parti… sono tutti aspetti che occorre considerare nella valutazione dei degradi tipici degli edifici con struttura in calcestruzzo di cemento armato.

Lasciata a nudo e non protetta, la struttura in calcestruzzo di cemento armato subisce inevitabilmente l’azione del tempo, ed è sottoposta a processi di carbonatazione del calcestruzzo (e anche solfatazione, in ambienti inquinati, e attacco da cloruri, in ambienti marini) e di corrosione delle armature metalliche.

Questi problemi sono aggravati dagli elevati tassi di umidità e soprattutto dall’aggressività dell’atmosfera circostante, caratterizzata spesso da alti livelli di inquinamento.

Ciò naturalmente è tanto più evidente quanto più è difettosa la preparazione del conglomerato.
In termini di rapporto acqua/cemento, è noto, infatti, che una eccessiva quantità di acqua rende il calcestruzzo più lavorabile ma anche più poroso e, quindi, più soggetto all’infiltrazione di acqua con tutti i problemi connessi; inoltre è fondamentale che la granulometria degli aggregati sia opportunamente differenziata e non omogenea.

Occorre poi considerare la concezione strutturale degli edifici. Oltre che per difetti nella preparazione del materiale, alcuni fenomeni di degrado negli edifici a ossatura in cemento armato possono essere, infatti, imputati alla loro stessa concezione strutturale.
In molti casi, ad esempio, non sono stati previsti i necessari giunti di dilatazione tra elementi strutturali, in assenza dei quali i movimenti conseguenti a sollecitazioni termiche possono provocare lesioni superficiali profonde.

Un frequente fenomeno di degrado, comune agli edifici con ossatura in cemento armato e tamponamenti in muratura cava, è poi dovuto al diverso comportamento delle varie parti dell’edificio rispetto alle sollecitazioni termiche e alla conseguente formazione di ponti termici.
Fenomeni di degrado ricorrenti sono quindi le lesioni superficiali accentuate (soprattutto nello strato di finitura esterna), in corrispondenza dei punti di connessione tra la struttura e il tamponamento, eventualmente anche associati al distacco del rivestimento dal supporto.
Gli interventi di ripristino
Per ripristinare le strutture in cemento armato degradato occorre oggi rimuovere le parti decoese e carbonatate di calcestruzzo (spesso fino a raggiungere i ferri di armatura), pulire i ferri con spazzole metalliche o con convertitori di ruggine per eliminare i residui della corrosione, proteggere le armature con appositi trattamenti antiossidazione, applicare il nuovo getto di calcestruzzo con modalità legate alla localizzazione, alla estensione e allo spessore del materiale da ripristinare (a mano, a spruzzo, in getto).

Ferri d’armatura in struttura di calcestruzzo armato trattati con vernice passivante (Foto Kerakoll)

Ferri d’armatura in struttura di calcestruzzo armato trattati con vernice passivante (Foto Kerakoll)

Per risolvere problemi legati ai ponti termici e alla bassa trasmittanza delle pareti di tamponamento, invece, si ricorre abitualmente all’isolamento esterno dell’edificio tramite rimozione integrale dell’intonaco, applicazione di uno strato di materiale isolante e realizzazione di un nuovo rivestimento secondo la tecnica del cappotto edilizio.

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