Ercolano: restituiti la barca romana e Villa Maiuri | Architetto.info

Ercolano: restituiti la barca romana e Villa Maiuri

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A conclusione dei lavori di ristrutturazione e restauro portati avanti dal gruppo di lavoro coordinato dalla Prof.ssa Stella Casiello, dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, riapre la Villa Ravone, meglio conosciuta come Villa Maiuri, un complesso storico-architettonico in stile Liberty napoletano, di grande rilievo all’interno del ricco patrimonio storico di Ercolano.

La villa fino al 1980 è stata sede del prestigioso Centro Archeologico Internazionale Amedeo Maiuri. Ma da allora, il complesso abbandonato a se stesso, versava in un serio stato di degrado. Grazie all’inserimento del progetto integrato “Villa Maiuri” nel programma Urban Herculaneum, Il Comune di Ercolano ha acquisito la disponibilità dell’immobile dall’EPT (Ente Provinciale per il Turismo) ed ha avviato un’azione di restauro e di recupero architettonico. Il restauro del complesso è stato cofinanziato nell’ambito del programma Urban Herculaneum con risorse del POR Campania, PIT dei Grandi Attrattori Culturali — Area Pompei Ercolano, e con risorse di bilancio del Comune di Ercolano, mediante mutuo CDP S.p.A.
La futura destinazione della villa, la vede come nuova sede del prestigioso Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum (Centro Studi).

Non meno importante per Ercolano, la restituzione dello scafo su cui gli abitanti tentarono la fuga dalla furia del Vesuvio: l’imbarcazione sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Uno dei reperti più importanti mai trovati al mondo, reduce da una prima fase di restauro. A distanza di 27 anni dal ritrovamento, è stato esposto al pubblico ieri 16 luglio, all’interno degli Scavi di Ercolano. Fu ritrovato il 3 agosto 1982 da Giuseppe Maggi, l’allora direttore degli Scavi: dall’interro vulcanico emerge la chiglia di una barca rovesciata. Sepolta dalla lava e dalla cenere, è rimasta, come tutta la città antica, sigillata e conservata.

L’imbarcazione somiglia ad un moderno gozzo marinaro, di grandi dimensioni, con una lunghezza di oltre 9 metri, una larghezza massima di circa 2,20 m e un’altezza di un metro. Data la presenza di tre scalmi per lato, la barca poteva essere mossa da tre coppie di remi.

Dopo il restauro, diretto dall’arch. Valerio Papaccio e durato circa un anno, il battello dell’antica Herculaneum torna visibile per i turisti, negli spazi di un salone appositamente attrezzato per la mostra negli scavi di Ercolano. Si tratta di un reperto simbolo della città antica, che sarà esposto per la prima volta, assieme ad una serie di oggetti legati al mare e alle attività marinare. Seicentomila euro, a tanto ammonta il progetto, finanziato con i fondi del P.O.R. Campania 2000-2006, che vede il restauro parziale della sezione interna dello scafo.

L’iniziativa rientra nell’ambito dei lavori finanziati con fondi europei, volti a valorizzare e potenziare l’area del parco archeologico. Negli ultimi anni sono stati recuperati dieci ettari dell’intera area demaniale. In particolare, la riqualificazione ha interessato un’area degradata a ridosso del nuovo ingresso degli Scavi, trasformata in un parco attrezzato con spazi verdi; la messa in sicurezza e valorizzazione della scarpata nord degli scavi; l’installazione del nuovo ponte di accesso.

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