Ex stazione Agip di Porta Napoli a Lecce: dopo il vincolo, il riutilizzo | Architetto.info

Ex stazione Agip di Porta Napoli a Lecce: dopo il vincolo, il riutilizzo

Il progetto di Mario Bacciocchi, primo caso in Italia di vincolo di salvaguardia imposto a un’ex stazione di rifornimento, verrà presto restaurato e rifunzionalizzato per diventare un luogo di sosta e cultura a servizio del turismo

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È scaduto il 3 aprile il termine per la presentazione delle proposte di recupero, rifunzionalizzazione e gestione dell’ex stazione Agip di Porta Napoli a Lecce, promosso dal Comune in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Lecce, Brindisi e Taranto.

La gara darà in concessione al vincitore (il gruppo “Mine vaganti” è stato l’unico candidato) per 9 anni un immobile da tempo abbandonato, acquisito dall’amministrazione comunale nel 2015 e localizzato in una posizione privilegiata del tessuto urbano cittadino, in prossimità di una delle monumentali porte di accesso al sorprendete centro storico barocco. L’obiettivo è la sua rivitalizzazione attraverso l’impianto di un’attività culturale (espositiva con bookshop) e di ristorazione che si possa mettere al servizio del turismo cittadino.

L’edificio progettato da Mario Bacciocchi nel 1952, nonostante le ridotte dimensioni, ha già stabilito un primato. In un paese in cui il patrimonio architettonico del Novecento, soprattutto se realizzato nel secondo dopoguerra, fatica a vedere riconosciuto il suo valore nonostante una produzione di livello internazionale (Palazzo del Lavoro di Pier Luigi Nervi a Torino, tutelato dalla locale Soprintendenza nel 2011, è solo uno degli esempi più recenti), l’ex stazione Agip di Lecce è il primo edificio di questo tipo su cui è stato imposto un vincolo di salvaguardia, salutato con favore anche da Docomomo Italia che proprio in Puglia-Basilicata ha aperto una delle sue cinque sezioni regionali.

Consapevoli del fatto che non tutti gli edifici del passato possono né devono essere tutelati, la stazione leccese è un edificio di valore in sé ma anche perché è rappresentativo di un insieme di opere a cui si potrebbe (e forse si dovrebbe) applicare il riconoscimento di “bene seriale” che, introdotto negli anni ottanta dall’Unesco, trasferisce la qualifica di eccellenza a una serie di edifici diversificazione al loro interno ma accomunati da caratteri ricorrenti.

Mario Bacciocchi, laureato in Architettura al Politecnico di Milano, nel secondo dopoguerra ha infatti legato il suo nome a Enrico Mattei e all’ENI, per cui fu progettista di oltre 800 stazioni di servizio tipizzate che vennero realizzate in tutto il paese e accompagnarono, insieme alle prime suggestioni pubblicitarie, gli anni d’oro del boom economico. Ideate in tredici varianti, le stazioni di Bacciocchi vennero erette in tutta Italia a partire di primi anni cinquanta come edifici funzionali, accomunati da un linguaggio marcatamente moderno e caratterizzati da grandi sbalzi e strutture in cemento armato, in cui le aree per il rifornimento si affiancavano a spazi per una sosta resa più accogliente da bar e ristoranti.

La stazione di Porta Napoli a Lecce è una variante in scala ridotta del celebrato modello milanese di piazzale Accursio, che non è sottoposto a tutela e dal 2015 è oggetto di una griffatissima operazione di restyling: dovrebbe infatti essere inaugurato dopo l’estate il progetto di Michele De Lucchi per l’imprenditore Lapo Elkann e il mediatico chef Carlo Cracco, che porterà l’apertura di un hub creativo con la sede di Garage Italia Customs e un nuovo ristorante del cuoco stellato.

Eretta ai limiti settentrionali del centro storico leccese, la stazione, che è stata anche sfondo del film “Allacciate le cinture” di Ferzan Ozpetek (che potrebbe avere un ruolo all’interno del gruppo partecipante alla gara chiusa a fine aprile) e si presenta come un edificio a un piano fuori terra dal fronte su strada arrotondato caratterizzato da una grande copertura aggettante dall’intradosso curvo, per un totale di 112 mq interni e quasi 800 coperti completamente a disposizione della trasformazione.

Il progetto di restauro, impostato al di fuori della concessione da Alberto Mantovano, prevede l’eliminazione delle superfetazioni e la restituzione di un edificio nelle condizioni originali (soprattutto nelle finiture, che sull’esterno riproporranno il mosaico di pasta vetrosa e nel ripristino delle aperture), mentre l’allestimento e l’alloggiamento delle nuove funzioni dovranno essere rispettosi dell’interno.

 

Il percorso è avviato (nonostante qualche polemica in primis sulla mancanza di un concorso di progettazione per la sistemazione), il restauro affidato e a breve lo sarà anche la gestione. Non resta che aspettare i risultati di una trasformazione piccola, ma non facile, che potrebbe aprire la strada per una nuova tutela.

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