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Housing sociale in Italia: 2 progetti a confronto

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Nel quartiere di Porta Palazzo a Torino, considerato “laboratorio di convivenza” in quanto da sempre luogo d’intrecci culturali ed etnici, negli anni recenti le azioni di riqualificazione urbana passano anche attraverso i programmi di housing sociale, nella messa a punto di soluzioni abitative replicabili che favoriscano il mix sociale e coinvolgano gli utenti nella cura degli spazi comuni e nell’auto-organizzazione delle attività. Tra le diverse operazioni portate a termine (come il cohousing della Cooperativa Numero 0, il condominio solidale del Sermig o la residenza collettiva dell’Opera Pia Barolo), spiccano, anche per la tipologia d’intervento edilizio, due cantieri direttamente prospicienti piazza della Repubblica, sede del mercato all’aperto più vasto d’Europa.

Luoghi Comuni”: residenza temporanea della Compagnia di San Paolo

Luoghi Comuni © Giorgio Bombieri

L’intervento “Luoghi Comuni“, promosso nell’ambito del Programma Housing della Compagnia e inaugurato nel settembre 2013, è destinato a city users, personale in formazione o lavoratori in trasferta e persone in stress abitativo cui garantire canoni di locazione calmierati e differenziati per fruizioni, su periodi limitati, di appartamenti di piccolo taglio.

Si tratta di un’operazione combinata di ristrutturazione e di demolizione e ricostruzione. Il lotto, lungo uno dei lati obliqui che bordano l’ottagonale invaso della piazza in direzione nord, verso Milano e la città di prima espansione, riguarda un fabbricato d’inizio Ottocento di proprietà municipale, dal 2008 ceduto in comodato d’uso trentennale all’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo. Questi, nel 2009 ha bandito una gara nazionale a procedura ristretta in due fasi per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria per la ristrutturazione dell’immobile. Tra i 12 selezionati su curriculum della prima fase (48 le domande pervenute) ha prevalso il gruppo toscano guidato da Fagnoni & Associati Architetti con GPA Ingegneria srl. 

© Giorgio Bombieri

Dalla ristrutturazione della manica principale – la cui facciata su piazza della Repubblica, sottoposta a vincolo, è stata restaurata – e dalla demolizione e ricostruzione della retrostante manica su tre piani sono stati ricavati 3 negozi, 27 alloggi (13 monolocali da 21 a 24 mq e 14 bilocali da 46 a 50 mq) e un ristorante, oltre ad aree comuni adibite a soggiorno, saletta conferenze, piccola biblioteca e lavanderia, per una slp totale di circa 2.250 mq. Il sistema distributivo, organizzato sul retro attorno al corpo scala-ascensore parzialmente a giorno, funge da snodo tra le due maniche e rilegge la tipologia di ringhiera attraverso una schermatura di listelli in legno riciclato e ricomposto.

Tra le soluzioni per il miglioramento delle prestazioni e il contenimento degli impatti ambientali: il cappotto termico (interno per il fronte vincolato) in pannelli in lana di legno mineralizzata con cemento Portland e insufflamento, nell’intercapedine, di fiocchi di cellulosa; i serramenti a taglio termico e vetri con caratteristiche basso-emissive; due caldaie a condensazione ad alto rendimento alimentate a metano; riscaldamento a pannelli radianti a pavimento, con gestione centralizzata delle singole utenze attraverso software (deputato anche a ogni tipo di monitoraggio generale); i pannelli solari integrati sulla copertura della manica piccola per la produzione (almeno il 50%) di acqua calda domestica; l’energia elettrica da celle fotovoltaiche cromaticamente differenziate e incapsulate in un vetro stratificato di sicurezza che caratterizza, sempre nella manica piccola, i parapetti e, soprattutto (con funzione strutturale), l’intera testata dall’archetipica forma a capanna.

© Giorgio Bombieri

© Giorgio Bombieri

Il costo complessivo dell’intervento, che tra l’altro ha avuto il pregio di trasformare un inaccessibile e degradato retro in un secondo animato fronte (articolato anche attraverso un piccolo spazio pubblico all’aperto con sedute), è stato di circa 5 milioni.


Vivo al Venti di via Milano”

Spostiamoci ora sul fronte opposto di piazza della Repubblica. Il secondo intervento, appena concluso, si colloca proprio laddove, secondo una monumentale composizione barocca che porta la firma di Filippo Juvarra, ha origine uno degli assi principali di penetrazione del centro storico. Di “Vivo al Venti di via Milano” è artefice il Fondo Abitare Sostenibile Piemonte (FASP), nel quale confluiscono risorse provenienti da diverse fondazioni bancarie piemontesi (casse di risparmio di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Fossano, Saluzzo, Vercelli, oltre a Compagnia di San Paolo e a Fondazione Sviluppo e Crescita – CRT), a cui si aggiungono capitali provenienti da Cassa Depositi e Prestiti per conto del Fondo Investimenti per l’Abitare. Il Fondo, della durata di 25 anni, è gestito da Polaris Real Estate SGR, che si avvale di Fondazione Housing Sociale, Sistemi Territoriali srl e Sistema Iniziative Locali SpA in qualità di advisor per l’approfondimento di dinamiche sociali, immobiliari ed economiche. 

Il palazzo, risalente a inizio Settecento e facente parte dell’isolato di Santa Croce, è stato sottoposto a restauro conservativo in quanto bene vincolato. Sono state ricavate 46 unità abitative in classe energetica C (di cui il 70% in locazione a canone calmierato e il 30% in vendita sul libero mercato), 2 spazi comuni e 3 locali destinati ad attività produttive e commerciali. Il coinvolgimento degli utenti riguarda l’allestimento degli spazi comuni e, attraverso gli organi di rappresentanza, la stesura del Regolamento di Comunità (a completamento di quello di condominio richiesto dalla legislazione nazionale). Il cantiere ha visto la sostituzione di tutti i serramenti esterni degli alloggi con nuovi manufatti in larice d’America o equivalente, con finiture a smalto in colore chiaro e vetrocamera basso emissivo, mentre le gelosie esterne sono del tipo tradizionale finite a smalto di colori concordati con gli enti di tutela, con martellina in ottone cromato satinato o alluminio spazzolato. 

All’interno, alcuni alloggi del piano nobile sono stati dotati di soppalchi in struttura d’acciaio e impalcati in legno, con scale e parapetti in cristallo stratificato di sicurezza. Il riscaldamento è a pannelli radianti a pavimento a bassa temperatura d’esercizio, integrati da radiatori a parete, mentre vi è predisposizione per l’impianto di climatizzazione estiva. Ogni unità abitativa è dotata di contabilizzatori del calore e del fresco prelevato, per consentire una corretta ripartizione dei consumi e una migliore autogestione degli utenti.

L’autore


Luca Gibello

Si laurea presso la Facoltà di Architettura di Torino nel 1996 e consegue nel 2001 il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Luca Gibello svolge attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia ed è stato docente presso il Politecnico di Torino di Storia dell’architettura contemporanea e Storia della critica e della letteratura architettonica. Dal 2004 è caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”, mentre da settembre è titolare del corso di Architettura dei rifugi alpini presso la facoltà di Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento. Autore e co-autore di libri e saggi, ha svolto il coordinamento scientifico-redazionale del Dizionario dell’architettura del XX secolo (a cura di Carlo Olmo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2003). Nel 2011 pubblica il libro Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi, primo studio sistematico sul tema e dal 2012 è presidente della neocostituita associazione Cantieri d’alta quota.

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