Il Curry Stone Design Prize 2015 alla ricostruzione di un villaggio in Cina | Architetto.info

Il Curry Stone Design Prize 2015 alla ricostruzione di un villaggio in Cina

Partito nel 2012 e ancora in corso, il progetto di Rural Urban Frameword propone per il villaggio distrutto dal terremoto del Sichuan un nuovo modello di insediamento rurale

jintai - Rural Urban Framework
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La ricostruzione del villaggio di Jintai, nella provincia del Sichuan, e della sua comunità rurale elaborato dallo studio collaborativo basato a Hong Kong Rural Urban Frameword è il Curry Stone Design Prize 2015.

Promosso annualmente dalla Curry Stone Fonudation e annunciato alla prima Biennale di Architettura di Chicago in chiusura il 3 gennaio 2016, premia progetti innovativi che fanno della progettazione un mezzo per il miglioramento della vita quotidiana, il provvedere a rifugi e ad acqua potabile in contesti colpiti da agenti naturali e umani, il raggiungimento di equità sociale e di una maggiore consapevolezza nei confronti dell’ambiente e degli effetti dei cambiamenti climatici, dando particolare attenzione al lavoro degli architetti giovani ed emergenti.

Rural Urban Frameword è fondato nel 2006 da Joshua Bolchover e John Lin: formazione tra Cambridge e la Bartlett Faculty of the Built Environment di Londra per il primo e studi alla Cooper Union di New York per il secondo, attualmente collaborano con l’Università di Hong Kong sui temi, attualissimi, legati allo spopolamento delle città e alle migrazioni di massa. L’obiettivo è la rivitalizzazione degli insediamenti rurali cinesi in via di abbandono coinvolgendo in modo diretto gli abitanti, per il raggiungimento del quale hanno portato a termine 18 interventi a varie scale e di varie tipologie, da piccoli ponti a prototipi di abitazioni a intere parti di centri abitati.

E la ricostruzione di un villaggio è la motivazione alla base del progetto premiato dalla Curry Stone Fonudation. Partito nel 2012 e ancora in corso, l’intervento di Rural Urban Frameword si è concentrato sull’abitato di Jintai, distrutto nel 2008 dal devastante sisma che, con effetti arrivati fino a Pechino e Shanghai, colpì la centrale provincia del Sichuan, causando quasi 70.000 morti e lasciando 5 milioni di sfollati rimasti senza tetto in seguito alla distruzione dell’80% degli edifici.

Una prima ricostruzione partì nell’immediato, con la maggior parte delle abitazioni che, tra terminate e ancora in cantiere, già nel 2011 vennero spazzate via da piogge torrenziali che causarono un’alluvione con conseguenti smottamenti dei terreni e lasciarono buona parte della popolazione nuovamente senza casa ma anche senza ulteriori nuovi aiuti, sia da parte del governo che da donatori privati.

jintai - schema

jintai – schema

Rural Urban Frameword arriva nel settembre 2012, quando viene avviata una seconda ricostruzione partita da un nucleo di 22 famiglie, per le quali sono state realizzate 26 case e un centro comunitario. Per loro elabora un prototipo di abitazione alternativa rispetto a quelle che avevano fallito e al contempo in grado di resistere ai terremoti, sostenibile sia dal punto di vista sia sociale che ambientale, a basso costo (finora l’investimento è stato di 600.000 dollari messi a disposizione da ong e governo per un costo al metro quadro di 150 dollari) e lontana il più possibile da ciò che, secondo i progettisti, aveva provocato la distruzione della prima ricostruzione: troppa velocità di realizzazione, bassa qualità e progettazione “copia-incolla”.

Il risultato è la creazione di un pezzo di villaggio che non vuole porsi come una rivisitazione dei vecchi insediamenti di fango, ma essere la proposta di un nuovo modello, contemporaneo, fatto di cemento armato (struttura portante) e laterizio (tramezzi e muri perimetrali a loro volta internamente rivestiti da pannelli di cannicciato intonacati) e di piccole unità a corte centrale multilivello indipendenti fra loro e raggruppabili liberamente. Un sistema che vuole riuscire anche ribaltare l’utilizzo canonico dei finanziamenti pubblici, che, lasciando un recupero economicamente sostenibile maggiormente in mano agli abitanti, possono così essere maggiormente concentrati verso i servizi comuni.

L’intervento crea inoltre un ciclo ecologico che diventa sia motivazione che parte integrante del “sistema villaggio”: abitazioni con spazi ampi e flessibili, aree in cui è possibile allevare animali funzionali al sostentamento ma anche alla produzione di biogas poi utilizzato per il soddisfacimento dei fabbisogni energetici degli edifici, tetti a gradoni in cui sono possibili sia la coltivazione che lo stoccaggio di materiale, raccolta delle acque piovane poi convogliate all’interno di serbatoi sotterranei, sistemi ecologici di depurazione delle acque nere canalizzate da una fognatura sotterranea.

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