Il nuovo Asac, una biblioteca unica per Venezia | Architetto.info

Il nuovo Asac, una biblioteca unica per Venezia

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La nuova Biblioteca dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) trova finalmente posto in un’ala completamente ristrutturata del Palazzo delle Esposizioni ai Giardini, ultimata in concomitanza della 12° Mostra Internazionale di Architettura.

Una sistemazione straordinaria per la storica Biblioteca della Biennale, sia dal punto di vista funzionale, sia della qualità architettonica, con elevati standard di consultazione, con sale di lettura per il pubblico, per gli studenti di Venezia, per i ricercatori e per i visitatori delle mostre. Dopo 10 anni di chiusura la Biblioteca viene dunque completamente riaperta al pubblico, e viene restituita alla città in una struttura riqualificata: una sede ideale anche perché viva, a stretto contatto con le manifestazioni della Biennale.

Il lavoro di restauro di quello che era un magazzino realizzato negli anni ‘70, attuato dagli uffici tecnici della Biennale (responsabile Pina Maugeri), ha interessato il consolidamento e il recupero strutturale, l’organizzazione dei percorsi orizzontali e verticali, la realizzazione ex novo di impianti tecnologici e l’allestimento di attrezzature e dotazioni per la conservazione e la consultazione dei materiali.

Grazie a queste opere, nella nuova sede sarà possibile consultare i testi in maniera rapida nella grande sala di lettura di 350 mq, circondata da un ballatoio su due livelli dove sono disposti 800 metri lineari di scaffalatura che ospitano 130.000 unità tra libri e cataloghi (riguardanti arte, architettura, cinema, danza, musica e teatro), destinati a crescere grazie alle generose donazioni; e 3.000 periodici nazionali e internazionali collocati invece al piano terra entro funzionali armadi compattabili.

La prima fase della realizzazione si era conclusa a giugno 2009 – in occasione dell’apertura della 53° Esposizione d’Arte – e aveva comportato il recupero di alcuni locali per la consultazione di libri, cataloghi, periodici di Arti Visive. Ora troverà collocazione anche la restante parte dei volumi e periodici della Biblioteca, riguardanti Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro. La riapertura della storica Biblioteca, istituita nel 1928, segna anche il sospirato completamento e il pieno funzionamento dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee che prevede anche il mantenimento della struttura al parco scientifico tecnologico Vega di Marghera dove si trova il fondo storico (consultabile previa prenotazione con tre milioni di documenti), la fototeca (più di 29mila negativi su lastra e 60mila su pellicola finora restaurati), la mediateca e il fondo artistico che, per il loro mantenimento, necessitano di depositi con alti standard tecnologici di conservazione.

La gentile precisazione dell’arch. Barbara Pastor, che ha inviato alla nostra redazione preziose informazioni sulla storica vicenda della suddetta biblioteca, ci permette di precisarne alcuni punti.

Il progetto originale della Biblioteca delle Arti Contemporanee fu redatto e diretto dal prof. arch. Valeriano Pastor a partire dal 1970 su incarico del professor Wladimiro Dorigo, artefice dell’Asac. Inizialmente doveva trattarsi di un semplice inserimento all’interno di un edificio senza particolare pregio se non le dimensioni, di un Auditorium e di un Centro per la musica sperimentale annesso all’allora Padiglione Italia presso i Giardini della Biennale. L’incarico, esteso poi al 1974, annetteva anche il Centro Civico di Castello in un’altra ala dei vecchi magazzini. Cambiamenti politici, di programma e revoche di finanziamenti hanno nel corso del tempo arrestato la conclusione dell’opera, fortemente voluta invece dall’attuale Presidente della Biennale che ne ha permesso il doveroso compimento coadiuvato questa volta dal suo ufficio tecnico.

Una storia dunque tipicamente italiana, con un eminente progetto iniziale, poi arenato e trascinatosi per ben quattro decadi. Ma finalmente visibile e alla portata di tutti; del resto chi esercita la professione lo sa, le cose belle sono alle volte così semplici che divengono complesse nello scontro con la multiforme realtà. 

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