Intorno al Tempio di Diana.. | Architetto.info

Intorno al Tempio di Diana..

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L’architetto spagnolo José María Sánchez García ha creato una piazza pubblica mediante una piattaforma panoramica sollevata, che circonda l’antico tempio romano di Mérida, in Spagna. La piattaforma a due piani in cemento è approssimativamente della stessa altezza del vicino Tempio di Diana e ha un terrazzo esterno che consente ai visitatori di camminare lungo circa tre quarti del suo perimetro.

Il progetto recupera lo spazio attorno al Tempio di Diana a Merida, centro pulsante della città in epoca romana. La sfida di agire in un luogo dalla tale rilevanza storica e archeologica ha permesso di lavorare con le tracce esistenti fin dall’inizio, in modo che il lavoro finito potesse recuperare questo spazio di epoca romana attraverso il linguaggio moderno. Questa situazione ha portato a concepire il progetto architettonico non come qualcosa di chiuso o completamente definito prima dell’inizio dei lavori. Al contrario, i progettisti hanno lavorato nel modo più flessibile, definendo le regole e le linee guida, vale a dire la sintassi del progetto stesso, al fine di assorbire tutte le irregolarità e i cambiamenti dovuti ai risultati archeologici, senza perdere il concetto iniziale del progetto. Tutto questo è stato sviluppato nel corso di cinque anni che, con le opere archeologiche, hanno definito l’esecuzione del progetto.

Il progetto è risolto con una forma perimetrale a L, con una propria sintassi e in grado di creare una grande piazza intorno al tempio, che è cucita con la città. Questa “L” è l’unione della piattaforma, ovvero del camminamento rialzato (che allo stesso livello del podio libera il livello archeologico al piano terra, consentendo ai visitatori di avere un rapporto nuovo con il tempio) con la parete strutturale (che attribuisce valore al Tempio attraverso l’inquadramento e astraendosi dagli edifici adiacenti). Tra il perimetro a “L” che contiene un’area di 2.160 mq e la città, un volume che pare un insieme di scatole appese occupa gli spazi interstiziali ospitando funzioni commerciali e culturali. Così, il progetto, piuttosto che un edificio è una piattaforma rialzata, una struttura galleggiante in grado di generare un nuovo livello di città dotato di un programma.

L’area sacra originale è recuperata, rispettando le caratteristiche archeologiche romane che fanno parte dello spazio sacro: il tempio, due stagni a lato, il cripto-portico e il muro romano, che ora sono incorporati nella piazza. La piattaforma è circa della stessa altezza del podio del tempio per permettere ai visitatori di vedere come si presentava all’interno, mentre proietta oggi la sua ombra sulla piazza.

In questo modo il tempio viene ‘geometrizzato’, rendendo la comprensione dello spazio chiara e non interrotta dalla specificità della parte posteriore degli edifici esistenti. Nella parte posteriore, un sistema di volumi, flessibile ai cambiamenti del perimetro, occupa gli spazi interstiziali, plasmando patii di luce che ritmicamente frammentano l’ombra della piattaforma. Questo volume definisce un nuovo ordine di luci ed ombre nella piazza del patio tra i volumi.

I materiali degli elementi che costruiscono i nuovi spazi è stata studiata da un’interpretazione contemporanea dei materiali che facevano parte dello spazio romano. Tutta la piazza avrà una finitura di ‘terra’, come era in origine. Il pezzo a “L” è definito come una pietra artificiale, fatta di calce e aggregati caratteristica del luogo con un colore simile al granito del podio del Tempio. Non cemento in quanto tale, ma una pietra artificiale più calda realizzata con i materiali trovati nei dintorni.

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