La Cappella della Sindone torna a risplendere: focus sul restauro | Architetto.info

La Cappella della Sindone torna a risplendere: focus sul restauro

Si è concluso uno dei cantieri di restauro più complessi e impegnativi mai avviati, che dopo 21 anni e 30 milioni di euro ha dato nuova vita al capolavoro dell’architettura barocca di Guarino Guarini quasi distrutto da un incendio

p_sindone_copy Laura Milan
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Dopo 21 anni dal rovinoso incendio che nella primavera del 1997 la distrusse, la Cappella della Sacra Sindone, capolavoro dell’architettura barocca progettato dal padre teatino Guarino Guarini per ospitare la più importante reliquia della cristianità, è finalmente stata riaperta, al termine di uno dei cantieri di restauro più complessi mai gestiti e quasi completamente blindato.

I danni causati dal fuoco, generatosi da un cortocircuito e poi diffusosi attraverso le parti in legno delle impalcature allestite per l’ultimo cantiere di restauro, furono ingentissimi e talmente estesi da mettere in serio dubbio la stessa sopravvivenza della struttura.

La Cappella della Santa Sindone

La storia della Cappella affonda le radici all’inizio del XVII secolo, quando il duca Carlo Emanuele I di Savoia incarica Carlo di Castellamonte (a cui si deve l’impostazione della piazza Reale, oggi piazza San Carlo, che ha portato a Torino il modello francese della place royale) della costruzione di una Cappella da posizionarsi tra il Palazzo ducale e la cupola del Duomo. La funzione è molto importante: ospitare la Sindone, preziosissima reliquia proprietà della famiglia Savoia dal 1453 che nel 1578 era stata spostata da Chambéry a Torino.

Dopo l’avvio dei lavori, la loro molteplice interruzione e un cambio di progettista, nel 1668 l’incarico viene affidato da Carlo Emanuele II al religioso, architetto e teorico modenese Guarino Guarini, che nel 1682 porta a compimento la spettacolare cupola impostandola sulla struttura preesistente, un edificio circolare realizzato all’altezza del piano nobile del palazzo collegato con l’interno del Duomo da due scaloni simmetrici.

La diafana cupola, che si staglia alle spalle della più piccola (e quasi asfittica) cupola della cattedrale, si imposta al di sopra di tre archi alternati a pennacchi che sorreggono una spettacolare successione di sei livelli di archi ribassati sovrapposti e sfalsati che si proiettano verso l’alto. È composta da un doppio involucro: all’esterno mattoni, elemento ricorrente nelle architetture del Guarini, e pietra chiara all’interno, elemento portante di tutta la parte superiore. Eretta a chiusura di una cappella a pianta centrale completamente sorretta e rivestita di marmi neri, culmina nella stella centrale con la colomba raggiata dello Spirito Santo e, all’esterno, la cuspide sormontata dalla croce. Tipico delle architettura barocche, la luce è un elemento fondamentale della sua architettura, che l’alleggerisce e rafforza il metaforico percorso della morte verso la resurrezione di cui si fa metafora.

Il restauro

Il cantiere che ha restituito la Cupola è stato fra i più grandi e importanti al mondo per dimensioni, lunghezza, complessità, impegno economico e di professionalità coinvolte e, non in ultimo, importanza dell’edificio. Ha agito su un doppio piano, architettonico e strutturale, procedendo per fasi successive.

Il primo passo, avviato immediatamente, è stata la messa in sicurezza di una struttura talmente danneggiata che rischiava di crollare, avvenuta tramite il posizionamento di cerchiature e ancoraggi metallici. Dopo tre anni dall’incendio e la rimozione dei detriti, viene avviata la necessaria fase di studio dei danni e di monitoraggio della stabilità di una struttura che viene rilevata e schedata nel degrado e nei frammenti di pietra recuperati dopo il crollo parziale (circa 6.000).

I lavori di consolidamento sono invece avviati nel 2008 in parallelo al restauro dei quattro gruppi scultorei che occupano le nicchie laterali della sua pianta centrale. Accanto alla necessità di un generale e ampio consolidamento di tutte le parti della struttura, dal tamburo alle volte degli scaloni di collegamento con il sottostante Duomo ai costoloni e archi esterni, i danni avevano reso inutilizzabili 1.420 degli elementi portanti in pietra della cupola e molti altri avevano bisogno di integrazioni, per cui si è ricorsi a stampi e malte speciali.

Gli interventi sulla parte interna della cupola hanno comportato ingenti sostituzioni: le 8 lesene dell’ordine maggiore, 13 delle 30 colonne dell’ordine minore, delle colonne e dell’arco sghembo a est, in direzione del Duomo, e della trabeazione del vestibolo. A livello della cupola sono stati sostituiti parti degli archi e di pareti, pilastri e trabeazione, con nuove catene ed elementi in acciaio a rinforzo dei nodi. Anche le strutture di sostegno della stella sono state rinforzate.

La gestione dei molti ripristini ha ridato la portanza al guscio interno in pietra e richiesto anche la riapertura della cava di Frabosa Soprana (Cuneo) da cui provenivano tutti i marmi. La riapertura non è stata tuttavia sufficiente e forniture compatibili sono arrivate da altre aree cave alpine.

A Cappella riaperta, rimane tuttavia ancora un ulteriore passo da compiere: partiranno infatti la primavera prossima i lavori sull’altare, che oggi occupa ancora il suo posto al centro della base della cappella e i cui restauri sono stati impediti dalla presenza delle impalcature.

L’impegno economico è stato davvero ingente, riflesso delle dimensioni del danno. 30 milioni di euro messi a disposizione dallo Stato, istituzioni attive in città e privati: 28 milioni sono arrivati dal Ministero dei beni e delle attività culturali, 2,7 milioni da Compagnia di San Paolo, 645.000 euro dalla Fondazione Specchio dei Tempi, 150.000 euro dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali e 125.000 euro da Iren – Performance in Lighiting, che ha curato l’illuminazione permanente e l’installazione luminosa che, sebbene per una sera soltanto, ha avviato la tre giorni di convegni e incontri che ha accompagnato la sua riapertura.

Al di là dei dibattiti disciplinari, il risultato è sorprendente e restituisce alla città uno dei suoi gioielli più belli e preziosi: nata per raccontare il percorso verso la resurrezione, la Cupola ne è diventata oggi doppiamente metafora anche se da molto tempo non ospita più la santa reliquia spostata nel transetto del Duomo nel 1993 per consentire l’avvio dei lavori di restauro che hanno avuto un ruolo determinante nell’incendio. E diventerà ulteriore attrazione culturale e turistica per una città che negli ultimi venticinque anni ha compiuto passi grandi e concreti per affrancarsi dalla triste e ormai lontana nomea di one company town. Dal 2015 è infatti parte dei Musei Reali, polo che comprende il Palazzo, i Giardini, l’Armeria, la Biblioteca, il Museo di Antichità, la Galleria Sabauda e le Sale Chiablese, visitabile con un unico biglietto d’ingresso. Unica pecca, il punto di accesso dal piano nobile di Palazzo Reale, che non permette di vivere interamente un’esperienza apprezzabile nella sua interezza solo salendo dall’interno del Duomo.

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