La nuova sede Tim nelle torri di Cesare Ligini all'Eur | Architetto.info

La nuova sede Tim nelle torri di Cesare Ligini all’Eur

UNO-A architetti associati firma il progetto della nuova sede della compagnia, che sorgerà nelle iconiche torri del Ligini, da tempo abbandonate

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Il 2016 porterà grandi novità per Tim: dopo il lancio del nuovo logo, è stato infatti presentato ufficialmente anche il progetto, firmato dal giovane studio milanese UNO-A, per la nuova sede che l’azienda da tempo ha annunciato di volere realizzare a Roma all’interno delle recuperate e rifunzionalizzate torri dell’Eur progettate da Cesare Ligini. Dirimpettaie del polemizzato centro congressi di Massimiliano Fuksas, che, dopo quasi venti anni dal concorso di progettazione, si sta finalmente avviando verso la conclusione (l’inaugurazione è prevista a maggio), insieme alla vicina Nuvola daranno nuova vita a un’area affacciata sul laghetto artificiale disabitata da molto tempo.

I milanesi UNO-A, insieme a Calzoni Architetti, BEMaa, Studio Bodega, Studio Iorio, General Planning, Emanuele Naboni e con la collaborazione di Stefano Tropea, Carlo Alberto Tagliabue, Nicola Brenna e Marcello Bondavalli, si erano aggiudicati il progetto vincendo nella prima parte del 2015 una gara a inviti che aveva visto la partecipazione di altri giovani studi, come i “concittadini” Park associati, Onsitesudio e Piuarch e i romani BiCuadro e Scape.

Da allora, non si è perso tempo: il cantiere è infatti già operativo e sta realizzando uno dei principali interventi privati della capitale. Attento agli aspetti legati alla sostenibilità (si prevede la certificazione secondo il protocollo Leed), il progetto richiederà un investimento ingente, circa 100 milioni di euro, che in un tempo di 12-18 mesi concentrerà all’Eur quasi tutto il personale impegnato nelle diverse sedi romane di Tim, un totale di 5.000 persone. Prevede il recupero delle tre torri di 17 piani affiancate da edifici di altezze minori, all’interno dei quali sta recuperando una superficie complessiva di 65.000 mq suddivisa tra gli uffici aziendali e, concentrati ai piani inferiori, molteplici servizi tra cui asili e aree espositive aperte al pubblico e spazi commerciali. Esternamente, un nuovo involucro farà anche uso del tradizionale travertino.

I lavori sono, e lo saranno per la durata di tutto il cantiere, celati dietro un’installazione artistica iridescente e metallizzata ideata da Matteo Cibic e curata da Caroline Corbetta per Havas Worldwide che, declinata sulle tonalità dell’argento e dell’azzurro, riveste ciò che resta delle strutture riflettendo il contesto circostante.

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Si spera che questo sia l’atto conclusivo di una storia piuttosto tormentata. Il complesso venne realizzato tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta su progetto dell’architetto romano Cesare Ligini (1913-1988) con Vittorio Cafiero, Guido Marinucci e Renato Venturi per ospitare la nuova sede del Ministero delle Finanze.

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Sorge in un quartiere che, nato come EUR 42 per una mai svolta esposizione universale prevista nel 1942, viene successivamente destinato a funzioni terziarie e residenziali e vive alla fine degli anni cinquanta un momento di grandi trasformazioni: è infatti il luogo in cui vengono decentrati molti uffici dell’amministrazione statale ed è lo sfondo per le Olimpiadi del 1960, che vedono la realizzazione di edifici come il Palazzo dello Sport di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini e, sempre su progetto, sfrotunato, di Ligini, del Velodromo olimpico abbattuto nel 2008.

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Come saranno le nuove torri Tim

Le torri rimangono la sede del Ministero fino all’inizio degli anni Duemila, quando vengono dismesse per dare inizio a un processo che, dopo l’acquisizione da parte di Fintecna, società interamente partecipata da Cassa Depositi e Prestiti, e il parallelo inserimento nella Carta per la qualità del nuovo piano regolatore, avrebbe dovuto portare alla vendita. Nel 2005 si affaccia un progetto, firmato Renzo Piano per il consorzio pubblico-privato Alfiere, che, dopo lo stralcio dalla Carta per la qualità, avrebbe sancito la loro parziale demolizione per la realizzazione di nuove residenze di lusso, uffici e aree commerciali, contro il quale vengono fatti inutilmente numerosi appelli. L’operazione, avviata, si blocca tuttavia nel 2010 dopo l’inizio di lavori che avevano portato allo smantellamento dei divisori interni e di tutto l’involucro guadagnando al complesso l’appellativo di “torri Beirut”.

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