La "Reale delizia" dei Borbone e' di proprieta' dello Stato | Architetto.info

La “Reale delizia” dei Borbone e’ di proprieta’ dello Stato

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La Reggia di Carditello, uno degli storici siti borbonici da oltre mezzo secolo in avanzato stato di degrado, è tornata di proprietà degli italiani. Lo scorso 9 gennaio 2014 infatti si è svolta l’asta giudiziaria a seguito della quale il Real Sito è diventato di proprietà del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. L’acquisizione riveste valore cruciale nel recupero del panorama architettonico e culturale nazionale, anche perché da decenni la residenza è sottoposta a razzie vandaliche legate alla criminalità.

La residenza settecentesca che svolgeva la funzione di tenuta di caccia e allevamento cavalli per Carlo di Borbone fu progettata dall’architetto Francesco Collecini, allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli. In seguito, per volontà di Ferdinando IV di Borbone, la “Reale Delizia” fu trasformata in una fattoria-modello per la coltivazione al centro di una tenuta di oltre 2.000 ettari.

Nel corso degli anni il gioiello è diventato un triste simbolo del degrado italiano: come riporta il Corriere del Mezzogiorno, oltre mezzo secolo dopo l’Unità d’Italia “gli immobili e l’arredamento passarono dal demanio all’Opera Nazionale Combattenti e i 2.070 ettari della tenuta furono lottizzati e venduti. Rimasero esclusi il fabbricato centrale e i 15 ettari circostanti”.

Durante la Seconda guerra mondiale la reggia fu occupata dai nazisti, che la saccheggiarono cruentemente. Da lì in poi la continua discesa verso il degrado, attraverso diversi passaggi di responsabilità andati male, fino all’acquisizione del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno.

Nel 2011 il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ne ha disposto la vendita all’asta alla cifra base di 10 milioni di euro, assegnando il diritto di prelazione a Comune, Provincia, Regione e Mibac, ma le molte aste sono state un fallimento, nonostante il continuo calo del prezzo. Fino alla svolta, quando cioè la Sga, ovvero la società controllata dal Ministero dell’Economia e incaricata del recupero crediti legato al crac del Banco di Napoli, che ha ipotecato la Reggia a copertura del debito, ha aggiudicato per 11,5 milioni di euro il sito borbonico, per poi trasferirlo al Mibact, che ne aveva finanziato il restauro poi vanificato dagli ulteriori vandalismi.

Comprensibile la soddisfazione del Ministro: sul suo portale Massimo Bray parla di “luogo straordinario di memorie storico-architettoniche, storico-artistiche”, e sottolinea che “Carditello deve tornare presto ad essere ciò per cui è diventata famosa nel tempo, una terra prospera, in cui le pratiche agricole e zootecniche erano modelli da imitare”, una “nuova Terra del Lavoro capace di ricucire le ferite inferte da anni di abbandono e incuria”. Bray ha ricordato inoltre la figura di Tommaso Cestrone, che dal 2011 ha sorvegliato volontariamente la Reggia per stimolare la riflessione sulla necessità di recuperare il sito, e che è scomparso la notte di Natale del 2013, colto da malore.

Raggiunto il significativo traguardo del trasferimento di proprietà, adesso sono molti gli interrogativi aperti, in particolare sulla disponibilità di risorse per finanziare i restauri e rilanciare il sito che, va precisato, si trova in un luogo sensibile a ridosso della Terra dei fuochi. Intanto “la Direzione Regionale dei Beni Culturali inizierà subito una vigilanza del sito, finora mai fatta, se si eccettua l’opera volontaria svolta da Tommaso Cestrone”, ha dichiarato la segretaria generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia. “Abbiamo pure individuato un progetto con fondi per i primi interventi di messa in sicurezza in modo da evitare altri problemi alla struttura”.

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