La riconversione della Tesa 105 all'Arsenale di Venezia di Studio Glass | Architetto.info

La riconversione della Tesa 105 all’Arsenale di Venezia di Studio Glass

La trasformazione dell'antico fabbricato della Tesa 105 nel nuovo accesso pubblico all'Arsenale nord di Venezia e' uno degli esempi piu' innovativi di riconversione realizzati in Italia in tempi recenti

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All’interno dell’ampio processo sistematico di recupero che sta interessando da circa dieci anni l’Arsenale di Venezia, si inserisce il progetto di riconversione della Tesa 105, firmato da un gruppo di tre giovani architetti, Andrés Holguin, David R. Morales e Alvaro Solis. 

L’intervento di valorizzazione, volto a trasformare l’edificio industriale cinquecentesco nel nuovo ingresso all’Arsenale nord di Venezia, appartiene alla rassegna di progetti dello studio veneziano Glass Architettura Urbanistica (insieme al complesso polifunzionale in via Triumplina a Brescia, all’edificio per uffici D-Quadro e all’allestimento della mostra dedicata ai Savoia presso la Reggia di Venaria Reale, di cui l’architetto colombiano Andrés Holguin è direttore di progettazione.

Il progetto, risultato vincitore nel 2006 del concorso internazionale per giovani architetti promosso dalla società Arsenale di Venezia Spa in collaborazione con la Soprintendenza per i beni architettonici, ha avviato la tutela del corpo edilizio appartenente al sistema seriale delle Tese affacciate sulla darsena Nuovissima e realizzate nella prima metà del XVI secolo come ampliamento della fabbrica navale dell’Arsenale, il complesso monumentale sorto come cantiere di Stato nel XII secolo. I lavori per la realizzazione del progetto, iniziati nel 2010, sono stati ultimati nel 2011.

 Inquadramento urbano

In accordo con le richieste del bando, la Tesa 105 costituisce il nuovo accesso pubblico all’Arsenale nord di Venezia e basa l’intervento sulla necessità di realizzare un nuovo volume su tre piani interamente contenuto all’interno della struttura originaria, senza entrare in contatto con i muri esistenti e precludendone la sua visibilità dall’esterno.

Il nuovo accesso all’Arsenale nord di Venezia © Andrea Pertoldeo

Holguin, Morales e Solis sono riusciti a raggiungere un’espressività architettonica attraverso un’intensa dialettica tra architettura storica e architettura contemporanea, realizzando un intervento di 1.100 mq in grado di mantenere l’autonomia formale degli elementi che lo compongono: la struttura originale, ovvero il “contenitore”, conserva integro il suo involucro, mentre il nuovo volume, e quindi il “contenuto”, costituisce un’addizione interna che reinventa lo spazio dell’atrio e dei relativi servizi multifunzionali, senza lasciare traccia della sua presenza dall’esterno.

Il volume rappresenta un’addizione interna alla Tesa 105 © Andrea Pertoldeo


Traendo l’ispirazione della volumetria dalle imbarcazioni in fase di costruzione, il progetto richiama l’utilizzo originale del capannone come cantiere navale.

Quattro volumi distinti caratterizzano il piano terra e ricordano i supporti chiamati taccate che permettevano il sollevamento delle carene per la lavorazione. Dedicati a funzioni rivolte al pubblico (reception per la risalita ai piani superiori, bookshoop, spazio polifunzionale e ristorante/bar) sorreggono un volume di maggiore dimensione adibito agli uffici della società Arsenale di Venezia e ad incubatori d’impresa. All’ultimo piano due volumi in vetro rimandano all’idea del tetto della nave e tra le capriate della preesistenza ospitano le sale riunioni degli uffici sottostanti.

Pianta del piano terra/pianta del piano primo/pianta del piano secondo



Sezione trasversale


Sezione longitudinale

Altri elementi dominanti nel progetto sono la presenza della luce e la permeabilità dell’atrio. Affinché la luce naturale possa penetrare dai lucernari preesistenti nella copertura, la nuova costruzione è stata spostata lateralmente lasciando al piano terra ampi spazi per permettere l’attraversamento pedonale tra l’area delle Casermette a nord e la darsena Novissima a sud. Una serie di lampade circolari fornisce luce artificiale e arricchisce l’articolazione dei volumi.

 L’atrio illuminato dalla luce naturale proveniente dai lucernari © Andrea Pertoldeo

Tra le capriate del fabbricato, le sale riunioni dell’ultimo piano © Andrea Pertoldeo

I materiali utilizzati si riducono a vetro, acciaio e rivestimento ceramico, così come i colori delle superfici sono esclusivamente il bianco o il grigio, in modo da lasciare predominante il mattone faccia a vista dell’involucro originario. La struttura portante del piano primo si compone di travi reticolari bianche a tutta altezza che gestiscono gli sbalzi e l’elevazione del volume.

Le travi reticolari a tutta altezza del piano primo © Andrea Pertoldeo

La distribuzione degli uffici al piano primo © Andrea Pertoldeo


Scheda del progetto

Progettisti: arch. Andrés Holguin dello studio Glass Architettura Urbanistica, arch. David R. Morales, arch. Alvaro Solis

Località: Arsenale Nord, Venezia

Dimensioni: 1.100 mq

Costo dell’opera: 2.300.000 euro

Cronologia: concorso 2006; sviluppo del progetto 2007-2009; realizzazione 2010-2011

Programma funzionale: nuovo accesso all’Arsenale Nord con atrio d’ingresso e relativi servizi (reception per la risalita ai piani superiori, bookshoop, spazio polifunzionale e ristorante/bar), uffici e sale riunioni ai piani superiori

Committente: Arsenale di Venezia Spa

Progettazione strutturale e impiantistica: Thetis Spa

Costruttore: ing. Pio Guaraldo Spa

Premi: vincitore del Premio RI.U.SO. Rigenerazione Urbana Sostenibile 01, promosso dal CNAPPC; menzione d’onore Premio di Architettura Raffaele Sirica, seconda edizione 2012, promosso dal CNAPPC; finalista del Premio Fondazione Renzo Piano 2013; finalista del Premio Architettura Città di Oderzo, edizione 13, 2012. 

L’autore


Diletta Bracchini

Nasce e vive a Faenza, si laurea presso il Dipartimento di Architettura dell’Alma Mater Studiorum di Bologna nel 2014 e nello stesso anno consegue l’abilitazione alla professione. Giovane architetto, affina la sua passione per l’architettura fin dagli studi collaborando con il Giornale dell’Architettura in qualità di redattrice e autrice con contributi per specifiche occasioni.

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