La riqualificazione ambientale dell'Ex Fim di Porto Sant'Elpidio | Architetto.info

La riqualificazione ambientale dell’Ex Fim di Porto Sant’Elpidio

Il progetto dello studio Fima per la riqualificazione sostenibile dell’area sul litorale Adriatico marchigiano riceve l’approvazione definitiva

Rendering del recupero dell'area ex Fim a Porto Sant'Elpidio
Rendering del recupero dell'area ex Fim a Porto Sant'Elpidio
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Riqualificare, trasformare, ripartire, e farlo in accordo ai principi di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica, per celebrare l’incontro tra l’esistente e le nuove tecnologie. Non accade solo alle alte latitudini europee ma anche in Italia, con il programma di recupero dell’area inquinata ex FIM di Porto Sant’Elpidio (Fermo), un progetto che porta la firma di Fima, studio integrato di architettura, design, ingegneria a Osimo, in provincia di Ancona.

Lunghi e accesi dibattiti si sono susseguiti, negli anni, sul destino dell’area dove prima sorgeva la storica fabbrica di concimi e prodotti chimici FIM, dismessa nel 1988, corredati da proposte progettuali diverse, sia di tipo urbanistico che architettonico, da indagini relative allo stato di inquinamento e strategie di bonifica del sito, da riflessioni varie sul tema.

Dopo circa sette anni il progetto presentato dallo studio Fima – scelto dalla società Fim spa proprietaria dell’area – è passato in Consiglio Comunale, dove variante urbanistica e piano attuativo sono stati finalmente approvati. Anche la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sono state completate, attraverso la collaborazione con il Comune, la Provincia e la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici.

I lavori, che interesseranno una superficie di 73000 mq, a cui fa da sfondo il mare Adriatico, saranno preceduti da una necessaria opera di bonifica per risanare il terreno – in particolare rimuovere il crostone rossastro sotto la spiaggia – e prepararlo ad accogliere i nuovi molteplici interventi, che trasformeranno un’area industriale ormai abbandonata e degradata, in un nuovo quartiere segno di rinascita culturale, sociale ed economica.

Ex FIM, esempio di riqualificazione di aree industriali dismesse

La riqualificazione delle ex aree industriali, negli ultimi anni, è diventato un tema molto discusso, come nel caso di Lozzo Atestino, che vede l’instaurarsi di una stretta comunicazione tra architettura e urbanistica, al fine di trovare le soluzioni più idonee non solo al disinquinamento di tali spazi ma soprattutto al loro riutilizzo – consentendo di limitare il consumo di suolo per costruzioni ex-novo altrove – con destinazioni d’uso generalmente differenti.
Per quanto concerne Porto Sant’Elpidio, Maurizio Andreoli, architetto dello studio Fima, assicura che: “L’area ex Fim diventerà un modello virtuoso di qualità ambientale. L’obiettivo è quello di realizzare un modo di vivere contemporaneo, senza macchine, incentivando esclusivamente la mobilità dolce, con edifici ad emissione di CO2 quasi zero, intervenendo con soluzioni rivolte al risparmio energetico e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Tutti gli edifici saranno realizzati in classe A e secondo il protocollo Itaca Marche per la sostenibilità energetico-ambientale”.

Ex Fim, presente e futuro a confronto

Ex Fim, presente e futuro a confronto

La riqualificazione dell’area ex FIM: gli interventi

Appare chiara, già dalle affermazioni di Maurizio Andreoli, la volontà di regalare, alla città di Porto Sant’Elpidio e all’intera comunità, un’opera complessa ma sostenibile e funzionale, fatta di aspetti diversi che si mescolano tra di loro – architettonici, urbanistici, archeologici, storici, culturali, ambientali – e capace di restituire la bellezza perduta ad un tratto di costa adriatica troppo a lungo maltrattato.

L’ideazione vera e propria del progetto è stata supportata da una profonda analisi del tessuto urbano esistente, dal costruito alle infrastrutture, per arrivare a comprendere le modalità con cui inserirsi nel contesto e stabilire con esso un dialogo, nel rispetto delle caratteristiche della città marchigiana (assetto planimetrico, alternanza di pieni e vuoti).
Lo scenario esistente si compone principalmente di due strutture con vincolo di archeologia industriale, la Cattedrale e la Palazzina Uffici, che sorgono in un punto centrale dell’area, delimitata a nord da una distesa abbandonata che ospitava l’industria, e a sud da un verde anch’esso dimenticato.

In breve, al termine del processo di bonifica, verranno eseguiti i seguenti lavori:

  • costruzione di edifici in classe A per una superficie totale di 33000 mq;
  • ristrutturazione della Cattedrale e conversione della struttura in un albergo;
  • realizzazione di una particolare piazza sul mare di fronte alla Cattedrale;
  • ristrutturazione della Palazzina Uffici;
  • 26000 mq di verde pubblico;
  • 9000 mq di parcheggi;
  • interventi relativi alla viabilità, carrabile e ciclo-pedonale.

A nord dell’area sorgeranno i nuovi edifici residenziali in classe energetica A, di varia tipologia, dalle ville ai multipiano, ben isolati sia acusticamente che termicamente, costruiti con materiali a basso impatto ambientale e con una spiccata attenzione nei riguardi del benessere indoor. Saranno serviti da una strada carrabile, sul lato ovest, che affianca la ferrovia e che potrà essere utilizzata come percorso alternativo al lungomare di Via Faleria. Il complesso, moderno, efficiente, avvolto dal verde di prati e giardini pensili, sarà inoltre caratterizzato dalla presenza di due torri ‘ad elica’.

Un asse ciclo-pedonale – pensato per la mobilità sostenibile e per superare più facilmente la barriera ferroviaria – partirà poi dalla pineta che si trova a nord fino a un grande parco urbano che verrà realizzato a sud, una rigogliosa macchia di verde che farà finalmente ‘respirare’ l’area dismessa.

Il masterplan del progetto di recupero dell'area ex Fim

Il masterplan del progetto di recupero dell’area ex Fim

Il fulcro del progetto di Fima: Cattedrale e piazza sul mare circondati dal verde

Il verde, il recupero della Cattedrale, la sua trasformazione in albergo e la realizzazione della piazza sul mare rappresentano il fulcro dell’intero progetto di Fima: è da qui che realmente Porto Sant’Elpidio riparte, attraverso nuovi stimoli al turismo e alle attività svolte dai cittadini, i quali, godendo del paesaggio marino, potranno passeggiare, giocare, fare compere, o semplicemente trascorrere una giornata all’aperto in pieno relax.
A tal proposito si è espresso il sindaco, Nazareno Franchellucci, utilizzando queste parole per descrivere la sua città: “Porto Sant’Elpidio è una realtà giovane, che sta ancora costruendo la sua storia. La qualità architettonica del progetto Fima andrà a contraddistinguere fortemente l’immagine della città, le fornirà un elemento caratterizzante grazie a un complesso unico, con affaccio sul mare e una positiva integrazione tra pubblico e privato”.

La nuova vita della Cattedrale nell'area ex Fim

La nuova vita della Cattedrale nell’area ex Fim

La Cattedrale, un perfetto connubio tra identità storica e modernità, verrà elevata a edificio-simbolo del nuovo quartiere, punto di riferimento che si distingue dal resto, mentre l’annessa piazza diventerà spazio di aggregazione sociale.
L’insieme Cattedrale-piazza sarà infine attorniato da spazi con funzione commerciale con l’obiettivo di rimettere in moto l’economia, incentivare ulteriormente il turismo, far vivere a 360° il nuovo tratto sul mare di Porto Sant’Elpidio.

Una rigenerazione dunque, che parte dal profondo, dalla lotta all’inquinamento e da ciò che già esiste nel costruito, attuata captando l’enorme potenziale di un luogo abbandonato, fatto di resti del passato, per invertire la rotta e guardare al futuro.

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