Le Corbusier rivive a Baghdad | Architetto.info

Le Corbusier rivive a Baghdad

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Commissionata nel 1957, quando l’Iraq era ancora un paese aperto e ricco di petrolio, la palestra di Baghdad progettata dall’architetto francese Le Corbusier era al tempo soltanto una piccola parte dell’ampio progetto di città olimpica.

Ma la rivoluzione del 1958, nel corso della quale è stata rovesciata la monarchia e i funzionari più importanti tra cui il re sono stati uccisi, ha portato a dimenticare il progetto che è stato riavviato successivamente, sotto il governo di Saddam Hussein. La palestra è stata completata soltanto nel 1982, anni dopo la morte di Le Corbusier avvenuta 1965, sotto la guida di uno dei suoi collaboratori, Georges-Marc Presente che ha assicurato la rigorosa applicazione dei dettami dell’architetto fondati su principi modernisti e industriali.

Situata nella zona est della capitale, la struttura massiccia in calcestruzzo ha sorprendentemente resistito ai decenni di guerre e lotte intestine che hanno colpito il paese. “La palestra – ha detto l’attuale direttore Wasfi al-Kinani – ha ospitato generazioni di atleti iracheni, giocatori di basket e pallavolo, ginnasti ed è stata il palcoscenico di una serie di concorsi internazionali. Per lo sport iracheno, questa è una eredità storica, un simbolo”.

Tuttavia la sua epoca d’oro è finita negli anni Duemila: dapprima occupata dai soldati americani nel 2003-2004 e dopo la loro partenza le opportunità per lo sport sono state deluse dalla violenza che ha travolto il paese.

Ma oggi forse qualcosa si muove sotto il cielo di Baghdad. L’Iraq è intenzionato, con l’aiuto della Francia, a restituire l’edificio al suo antico splendore. Cecilia Pieri, una ricercatrice dell’Institut Francais du Proche-Orient, ha scoperto la palestra dimenticata nel 2005, mentre lavorava alla sua tesi sull’architettura moderna a Baghdad e ha deciso di contattare la Fondazione Le Corbusier in Francia.

Le numerose visite della ricercatrice hanno portato a un progetto di collaborazione franco-irachena che mira a migliorare il profilo dell’edificio pubblicando un libro e organizzando un convegno sul tema. Oltre alla Fondazione Le Corbusier e all’Istituto francese per il Medio Oriente, il progetto coinvolge l’Università di Baghdad, l’Onu e l’ambasciata francese.

Pieri, che di viaggio in viaggio ha visto il degrado architettonico di Baghdad, ora vede in questo progetto un piccolo segno di cambiamento. Dove potrebbe portare? A una nuova consapevolezza e a una nuova attenzione nei confronti del patrimonio architettonico del Paese, come la sede del ministero delle Finanze e la Mustansiryia University, che la ricercatrice definisce “simboli dell’identità visiva e dell’immagine internazionale di Baghdad”, poiché mostrano come anche in questa città fosse presente un’architettura moderna di qualità molto elevata, caratterizzata da uno specifico stile iracheno.

La palestra di Le Corbusier, in fase di ristrutturazione da un anno, è oggi lontana dalla chiara visione, quasi ascetica, del suo progettista a causa dei cambiamenti occorsi negli anni. Ma l’esterno dell’edificio conserva ancora il motto di Le Corbusier: “Dove nasce l’ordine, nasce il benessere”.

O.O.

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