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Le OGR di Torino hanno aperto i battenti

Il maestoso edificio sta tornando alla vita grazie a un progetto di venture philantrophy promosso da Fondazione CRT. Il nuovo contenitore multifunzionale ha spazi per arte, spettacoli e ristorazione e un innovation hub che sarà completato a inizio 2018

© Daniele Ratti
© Daniele Ratti
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Sabato 30 settembre, come a lungo annunciato e atteso, è finalmente stato aperto al pubblico il primo lotto di uno dei più importanti cantieri di Torino (nonché uno degli ultimi pezzi mancanti nella riqualificazione del tratto di Spina 2) quello del recupero e rifunzionalizzazione delle ex Officine Grandi Riparazioni Ferroviarie di Torino.

Festeggiato da un lungo “Big Bang”, metafora astronomica che ha indicato l’apertura gratuita per due settimane degli spazi rinnovati con eventi, mostre, opere d’arte e spettacoli, restituisce finalmente alla città un pezzo importante della sua storia industriale. I maestosi spazi delle OGR, eretti nella seconda metà dell’Ottocento ai margini del centro cittadino, hanno infatti ospitato la produzione e manutenzione dei vagoni ferroviari fino alla completa dismissione, avvenuta negli anni novanta.

Il promotore del recupero del complesso, di cui il piano regolatore impostato nel 1995 dai milanesi Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi stabiliva la demolizione, è un’istituzione importante per la città, Fondazione CRT, che nel 2012 ha dato vita alla Società consortile OGR-CRT, ente strumentale compartecipato anche da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Unicredit spa, e ha finanziato per intero il considerevole costo dell’operazione, pari a 100 milioni di euro.

Al pari dell’investimento (uno dei maggiori esempi europei di venture philantrophy sottolineato da un promotore privato che ha acquistato e poi ceduto l’area alla Città e finanziato totalmente i lavori in cambio di un diritto di superficie per 99 anni stabilito da una convenzione stipulata nel 2013 e rinnovata nel 2017) anche i numeri delle OGR sono imponenti: 35.000 mq è la superficie complessiva, 20.000 mq quella coperta e 15.000 mq di area esterna e 16 m è l’altezza media che raggiunge i 19 m nel “Duomo”, area in cui veniva effettuata la manutenzione dei vagoni posizionati in verticale.

Il progetto, sviluppato da For Engineering Architecture e Gruppo Building e realizzato dal main contractor Zumaglini & Gallina, non è ancora apprezzabile nella sua interezza e forse non sempre convincente: una parte, consistente, del complesso è infatti prevista in completamento nella prima parte del 2018.

Partito con un’importante bonifica del sottosuolo, il cantiere è stato avviato nell’aprile del 2014 e sta dando sostanza alla nuova “fabbrica delle idee” fortemente voluta dalla committenza.

Gli spazi sono distributivamente suddivisi in tre settori interconnessi, corrispondenti ad altrettante e ben riconoscibili parti. I 9.000 mq delle Officine Nord, oggi aperte, ospitano un’area spettacoli nella parte orientale, uno spazio espositivo a occidente e, in mezzo, un foyer per la realtà virtuale. Il “Duomo” è diventato un’area per incontri e

Anche i 2.000 mq del Transetto sono aperti: suddivisi in due livelli da nuove strutture, ospitano le “Officine del gusto” con due ristoranti, due bar, uno dei quali collegato alla corte posteriore, e un’area lounge.

Le Officine Sud, i cui 9.000 mq sono oggi ancora in cantiere, ospiteranno nel prossimo futuro un innovation hub per start up e imprese innovative (all’interno di spazi distribuiti da una galleria-promendade lunga 200 m che corre longitudinalmente alla manica meridionale e divide due gruppi di nuovi volumi sorretti da strutture metalliche e il cui impatto sull’interno ancora non è valutabile. Il volume aggiunto negli anni cinquanta sul loro fronte settentrionale, la Superfetazione, mantiene la funzione accessoria e accoglie gli spazi di servizio alle nuove OGR: biglietteria, bookshop e control room.

L’attesa apertura alla città delle due corti, a est e a ovest, ha senz’altro rafforzato il carattere fortemente urbano del complesso, già emerso in occasione dell’apertura temporanea per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

La gestione degli aspetti energetici, strettamente intrecciata con le esigenze del recupero e del restauro, è stato uno dei nodi principali su cui il progetto ha agito. Rendere abitabile, soprattutto d’inverno, un volume di 260.000 mc ha richiesto interventi sull’involucro e l’aggiunta di un sistema di impianti che doveva essere compatibile con un esistente importante. Mentre le pareti perimetrali sono rimaste invariate (almeno nella parte oggi aperta), il progetto ha proceduto alla sostituzione di tutte le aperture, per un totale di 1.200 tra porte e finestre a taglio termico e 10.000 mq, e al rifacimento delle coperture, salvaguardando dove possibile la struttura portante originaria, in carpenteria metallica (la maggior parte) ma anche in legno. All’interno, le temperature sono gestite e mantenute attraverso la posa di 20.000 mq di pannelli radianti che corrono al di sotto di nuove pavimentazioni. L’energia necessaria al funzionamento del sistema proviene da due fonti, la rete cittadina del teleriscaldamento a cui il complesso è allacciato e un sistema geotermico che collega otto pozzi a due pompe di calore e un gruppo frigo.

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