Libia: recuperato il Museo Romano Sabratha | Architetto.info

Libia: recuperato il Museo Romano Sabratha

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Sabratha, antica città affacciata sul Mediterraneo un centinaio di chilometri a ovest di Tripoli, ha riaperto lo scorso 15 marzo il  suo Museo Romano e il vicino Museo Punico. Costruito dagli italiani fra il 1930 e il 1934, sui disegni dell’architetto Vincifori, il Museo Romano è rimasto miracolosamente intatto anche se segnato dai danni del tempo e dell’incuria. Un edificio dell’architettura razionalista riportato alla valore originario grazie ai lavori di restauro sponsorizzati dall’Eni e dalla Fondazione Caritatevole Gheddafi. I due succitati musei fanno parte di un vasto sito archeologico oggi fruibile anche peri il contributo degli archeologi italiani che nel 1920 hanno riportato alla luce e parzialmente ricostruito gran parte dei reperti oggi presenti nell’area. Le rovine dell’antica città di Sabratha, fondata dai fenici e poi conquistata dai romani, sono state inserite dal 1982 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
{GALLERY}Riguardo ai lavori di restauro, l’architetto Michelangelo Lupo che, negli ultimi tre anni, ha curato personalmente i lavori di ripristino di quello che in Libia è considerato un pezzo della storia del Paese, spiega:  ”Abbiamo utilizzato un approccio filologico per realizzare un restauro conservativo sulla base dei disegni originari oggi custoditi negli archivi del Castello Rosso di Tripoli”.  Lupo, specializzato in storia dell’arte, ha diretto altri importanti lavori di restauro di antichi palazzi a Trento e a Roma, nonché di edifici storici in Egitto, fra i quali un convento copto. Il museo rivela un porticato che incornicia una corte interna sulla quale affacciano le tre porte in legno originale anni ’30. Tra queste, quella centrale conduce ad un’ampia sala dove la luce è magistralmente catturata dalle alte finestre, mentre  quelle laterali danno su sale illuminate da soffitti in vetrocemento anni ’30. Il salone centrale presenta i mosaici dei pavimenti delle navate laterali della Basilica Giustinianea, una delle chiese più belle della Sabratha bizantina, costruita nel VI secolo d.C. I padiglioni laterali contengono, da un lato la statuaria e gli affreschi, dall’altro l’oggettistica rinvenuta nelle tombe di Sabratha, posizionata all’interno di vetrine che hanno mantenuto lo stile degli anni 30 in legno e vetro.

”Il valore dell’intervento di Lupo sta nel non aver alterato i principi museali originari e nell’aver lottato per fare un intervento non invasivo” è stato il commento dell’archeologa Luisa Musso, presente all’inaugurazione fra gli ospiti d’onore. La Musso dal 1995 dirige la Missione Archeologica della Università Roma Tre a Leptis Magna e svolge, in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità della Libia, attività di studio nella città, nel suburbio e nel territorio. Insieme all’archeologa erano presenti alla cerimonia di inaugurazione, oltre al Console Generale d’Italia, Francesca Tardioli, e ad altri rappresentanti della diplomazia italiana, il capo del Dipartimento di Archeologia della Libia, Juma Anag, accompagnato dal sovrintendente di Sabratha, Zinati Mabruk e da rappresentanti dei due enti che hanno cooperato per realizzare questo restauro: l’Eni, la compagnia petrolifera italiana, presente in Libia come primo partner commerciale nazionale, nell’ambito del Memorandum of understanding for Social Project, firmato con la Libia nel 2006; la Fondazione Caritatevole intitolata al leader libico e diretta dal figlio, Seif Al Islam Al-Gheddafi.

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