Linee guida per l'arte negli edifici pubblici: tutto sul nuovo decreto | Architetto.info

Linee guida per l’arte negli edifici pubblici: tutto sul nuovo decreto

Il decreto 15 maggio 2017, entrato in vigore il 18 luglio, costituisce atto di indirizzo interpretativo ed applicativo per tutte le Amministrazioni dello Stato

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E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25 luglio 2017 il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali 15 maggio 2017, che abroga il decreto 23 marzo 2006, e aggiorna le Linee guida per l’applicazione della legge n. 717/1949.

Intervento artistico e qualità dell’edilizia pubblica
Le Linee guida hanno come finalità “il miglioramento della qualità dell’edilizia pubblica attraverso l’apporto dell’intervento artistico e la promozione di quest’ultimo e il sodalizio fra le arti e l’architettura, concretamente favorendo la produzione di arte contemporanea”.
Per il conseguimento di tali finalità, “si rende opportuno promuovere un’applicazione più puntuale ed omogenea della normativa stessa, secondo criteri univoci e coerenti, alla luce delle esperienze acquisite e delle consapevolezze culturali nel frattempo maturate”.

Ambito di applicazione
Tutte le amministrazioni dello Stato, comprese regioni, province, comuni e tutti gli altri enti pubblici, che realizzino nuove costruzioni di edifici pubblici o la ricostruzione di edifici pubblici, distrutti per cause di guerra, devono destinare una quota variabile tra il 2% e lo 0,5% della spesa totale del progetto alla realizzazione di opere d’arte da inserire nell’edificio stesso.
La norma si applica anche agli ampliamenti (corpi di fabbrica aggiunti anche in sopraelevazione) con una loro autonoma rilevanza progettuale e agli interventi di ristrutturazione edilizia riguardanti demolizione e ricostruzione. Sono escluse, invece, le costruzioni e ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di alloggi popolari, scuole ed università.

Contesti urbani
Le Linee guida non hanno un esplicito riferimento ai contesti urbani, ma sottolineano l’opportunità di “estendere l’applicazione della legge” anche a luoghi quali piazze, parchi, nuove aree urbanizzate, o comunque destinate ad uso pubblico “di pertinenza dell’edificio nell’ambito dei programmi di riqualificazione/rigenerazione urbana, dove attraverso questo strumento normativo urbanisti, architetti ed artisti potrebbero interpretare i nuovi luoghi della modernità, attraverso forme e linguaggi contemporanei che possano dare una riconoscibilità e qualità a questi spazi”.

Individuazione dell’artista
L’artista va individuato prima dell’elaborazione del progetto definitivo, con procedura concorsuale, gestita da una commissione formata, oltre che dal rappresentante dell’amministrazione, dal progettista della costruzione e dal Soprintendente competente per territorio, anche da due “artisti di chiara fama” (nominati dalla stessa amministrazione).
La procedura concorsuale incentiverà la partecipazione anche di giovani artisti e l’utilizzo di forme artistiche più sperimentali. Nella prassi operativa alla commissione sono stati affiancati, per casi di particolare complessità, senza diritto di voto, altri due esperti in possesso di riconosciuta competenza curatoriale nel settore della storia e della critica dell’arte contemporanea.
L’artista, la cui opera verrà scelta, oltre a fornire l’opera stessa, dovrà allegare “una scheda tecnica del manufatto, con le specifiche inerenti il piano di manutenzione e conservazione”.
Vanno indicate le “modalità di interazione tra l’opera d’arte e lo spazio architettonico o urbano nel quale si dovrà inserire” sin dal primo livello di progettazione. Va assicurato che l’inserimento dell’opera stessa non trascuri i rapporti “formali e linguistici” con il “manufatto architettonico”.
L’attenzione deve concertarsi sulle tipologie di opera d’arte, sulle possibili collocazioni rispetto alla gerarchia degli spazi previsti e sull’accostamento dei materiali”. Inoltre, devono essere predisposti anche “grafici illustrativi”, mentre dalla stima dei costi dovrà emergere “la fattibilità amministrativa”.

Procedure
Il primo passo è accertare in sede di verifica, validazione o espressione di un parere tecnico su un progetto che nel quadro economico sia stata accantonata la somma necessaria per la realizzazione dell’opera d’arte prevista. “La stessa verifica dovrà essere effettuata in sede di espressione di parere tecnico e di approvazione delle relative eventuali varianti in corso d’opera”.
Nella relazione descrittiva e nei disegni del progetto definitivo dovranno poi concretizzarsi le scelte indicate nel primo livello di progettazione con le specifiche tecniche-funzionali come l’inserimento dell’opera nel manufatto architettonico e i rapporti formali e linguistici. Dovranno essere definiti i principali “parametri dimensionali e tipologici dell’opera d’arte” facendo risultare dai grafici gli spazi (esterni o interni) a questa dedicati e le opere necessarie per il suo corretto inserimento. Le scelte dovranno inoltre risultare anche dal computo metrico estimativo.
Il responsabile unico del procedimento dell’amministrazione pubblica dovrà:
• controllare in particolare che nel quadro economico siano comprese le spese per opere artistiche e, in caso di varianti che comportino l’aumento della spesa complessiva finale, dovrà accertare che la quota prevista (dell’art. 1, comma 1 della legge n. 717/1949), sia ricalcolata sull’ultimo costo effettivo;
• curare il raccordo tra la realizzazione dell’edificio pubblico e l’installazione artistica “promuovendo in tempi adeguati il relativo bando” e prima della fine del procedimento verificare che “il collaudatore si sia espresso positivamente in merito agli adempimenti derivanti dalla legge”.
Il Soprintendente comunicherà alla Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane (Dgaap) tutte le varie fasi di svolgimento della procedura, quali progettazione, concorso per la scelta dell’artista e realizzazione delle opere d’arte. A tal fine, la Dgaap potrà fornire supporto e consulenza tecnico-scientifica nella procedura concorsuale, anche attraverso la partecipazione di un proprio rappresentante esperto in materia. Il bando del concorso specificherà i livelli di restituzione grafica del progetto e, a seconda della complessità delle opere, l’eventuale rappresentazione tridimensionale.

Vigilanza e collaudo dei lavori
Le Linee guida fanno obbligo al collaudatore dei lavori dei nuovi edifici pubblici di “accertare sotto la sua personale responsabilità” l’applicazione della legge e, in “difetto la costruzione dovrà essere dichiarata non collaudabile”, fino a quando gli obblighi siano stati adempiuti o la amministrazione inadempiente abbia versato la somma relativa alle opere mancanti “maggiorata del 5% alla Soprintendenza alle gallerie competente per territorio, la quale si sostituisce alla amministrazione interessata per l’adempimento degli obblighi di legge”.
Il Soprintendente dovrà trasmettere alla Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane copia della documentazione di collaudo e degli adempimenti previsti che provano l’avvenuta esecuzione dell’opera d’arte.
Le linee guida, inoltre, segnalano la necessità di rafforzare l’attività di vigilanza, in particolare attraverso una stretta collaborazione tra Anac, Osservatorio dei lavori pubblici e Mibact. Inoltre, “appare opportuno dare una maggiore evidenza ai concorsi per la realizzazione di nuovi edifici pubblici ricadenti all’interno della legge sull’arte negli edifici pubblici attraverso la pubblicazione dei relativi bandi su siti di settore, ordini professionali nonché della Dgaap”.

Gli uffici periferici del Mibact
La circolare della Dgaap n. 5 del 10 dicembre 2015 specifica le linee di indirizzo agli uffici periferici del Mibact per consentire una maggiore azione di monitoraggio e di supporto tecnico all’amministrazione che redige il progetto, anche mediante la richiesta di pareri alla medesima Direzione generale.
Gli uffici periferici dovranno:
• intraprendere una serie di iniziative atte a formalizzare la comunicazione dell’avvio delle procedure di progettazione da parte delle amministrazioni pubbliche;
• comunicare semestralmente alla Dgaap tutte le segnalazioni della realizzazione di nuovi edifici provenienti dalle amministrazioni pubbliche e l’eventuale comunicazione da parte del collaudatore dell’avvio, per il tramite del Rup, della procedura di sostituzione dell’amministrazione da parte della Soprintendenza;
• l’avvenuto versamento della somma pari al 5% dell’importo dei lavori delle opere d’arte alla Soprintendenza e l’avvio della procedura di sostituzione da parte della soprintendenza”;
• l’avvenuto rilascio del certificato di collaudo e del nulla osta prima del pagamento finale della spesa per l’opera d’arte.

Acquisto di opere d’arte
Le Linee guida prevedono la possibilità, sempre con procedura concorsuale, di acquistare sin dalle fasi preliminari “opere d’arte mobili, di pittura, e di scultura” invece di effettuare una progettazione affinché sia inserita organicamente nello spazio dell’edificio pubblico. Tuttavia “dalla prassi operativa si è potuto constatare che questa scelta alternativa non sempre ha avuto effetti positivi per l’inserimento di dette opere acquistate successivamente al processo di progettazione; questa circostanza ha generato un effetto di estraniamento della stessa opera dal contesto, con perdita di significato, per cui si ritiene che questa possibilità dovrebbe essere di fatto scoraggiata dalle stesse amministrazioni.

La normativa sull’arte negli edifici pubblici
La legge n. 717 del 1949, modificata dalla legge n. 237 del 1960 e la legge n. 352 del 1997, introduce l’obbligo di destinare una percentuale dell’importo dei lavori per la costruzione di nuovi edifici pubblici, “all’esecuzione di opere d’arte figurativa”, nell’ottica di affermare “il valore di pubblica utilità del lavoro artistico” ed accrescere, il nostro patrimonio artistico moderno e contemporaneo. In generale, la legge è stata scarsamente applicata. Con la riforma del titolo V della Costituzione le norme sono rientrate tra le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Tra queste ultime, tuttavia, alcune non hanno predisposto i necessari provvedimenti normativi.
Per rilanciare l’applicazione della legge, un decreto del ministero delle Infrastrutture di concerto con l’allora ministero per i Beni culturali, emanò le Linee guida del 23 marzo 2006. Con la legge n. 27 del 24 marzo 2012, venne poi variata la quota percentuale dell’importo dei lavori da destinare alla realizzazione di opere d’arte negli edifici pubblici, inizialmente prevista al 2 per cento e dal 2012 variabile tra lo 0,5 per cento (per gli importi pari o superiori a venti milioni di euro), l’uno per cento (per gli importi pari o superiori a cinque milioni di euro ed inferiori a venti milioni) e il 2 per cento per gli importi pari o superiori ad un milione di euro ed inferiore a cinque milioni di euro) rendendo quindi la quota stessa inversamente proporzionale all’importo complessivo del progetto.
Infine, la circolare n. 3728 del 28 maggio 2014 del Dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale del ministero delle Infrastrutture ha indicato la necessità di aggiornare la norma in materia di contratti pubblici, evidenziando inoltre l’esigenza del puntuale espletamento delle attività di verifica, validazione, espressione di parere tecnico ed approvazione di un progetto e del relativo quadro economico qualora lo stesso ricada nell’ambito di applicazione della legge n. 717/1949.

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