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Palazzo del Lavoro di Torino: finalmente ci siamo?

Dopo un periodo di nuovo stop, sono arrivati nuovi investitori, il gruppo saudita Fawaz Alhokair attraverso Falcon Malls Italy ed è stato presentato un nuovo progetto che oltre alla galleria commerciale comprende anche un nuovo Museo della Tecnica

© Falcon Malls Italia
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Circa un anno fa, avevamo lasciato il Palazzo del Lavoro di Torino e il suo complesso cammino verso la riconversione fermi per le conseguenze dell’ultimo incendio che, a fine agosto 2015, aveva danneggiato la facciata orientale e parte dell’interno.

All’incendio sono seguite molte cose. L’amministrazione comunale, allora guidata da Piero Fassino, aveva infatti finalmente completato le operazioni che avrebbero consentito alla proprietà, la Pentagramma Piemonte per metà Cassa Depositi e Prestiti sgr e per metà Gefim, di procedere nella trasformazione dell’edificio. Era stato approvato l’accordo di programma che ha variato nel modo corretto il piano regolatore, portando in aggiunta anche la realizzazione di un sottopasso al di sotto della rotonda di corso Maroncelli, fortemente richiesto dal confinante Comune di Moncalieri. Le elezioni amministrative del giugno 2016, che hanno insediato alla guida della città la nuova giunta pentastellata guidata da Chiara Appendino, oltre a interrompere più di un ventennio di continuità politica, avevano tuttavia nuovamente sopito le speranze di trasformazione dell’edificio e dell’area, stante la contrarietà all’operazione della nuova compagine e del suo assessore all’Urbanistica (e vice sindaco) Guido Montanari.

Il termine del nuovo lungo stallo, inizia ad arrivare a marzo. Dopo l’abbandono del gruppo olandese Corio e una delicata trattativa con la proprietà arrivano infatti nuovi investitori, i sauditi Fawaz Alhokair che, attraverso Falcon Malls Italy, in Italia stanno gestendo le importanti operazioni di Cascina Merlata a Milano e delle ex aree Falck a Sesto San Giovanni. Il Comune dà il via libera alla trasformazione, modificando parzialmente una posizione negativa e ottenendo in cambio un progetto rivisto e uno spazio di 4.000 mq da destinare a un nuovo museo celebrativo della tecnica piemontese, che raccoglierà reperti conservati al Politecnico di Torino (e conseguenti allo smembramento del Centro museo e documentazione storica) e nell’Archivio scientifico dell’Università di Torino che dovrà lasciare l’ex Manifattura Tabacchi.

Secondo il progetto, presentato a inizio giugno e sviluppato da Echo Architecture (società basata tra Londra e Riyadh con sedi anche a Milano e al Cairo), i numeri dimensionano un centro commerciale da 28.000 mq in cui troveranno posto 117 negozi e che nelle previsioni dovrebbe essere meta di 5,5 milioni di visitatori all’anno. L’offerta sarà di alta gamma e, all’interno dei 640.000 mc di Palazzo del Lavoro, realizzerà gallerie commerciali e il nuovo museo distribuiti su tre livelli. Nell’interrato saranno ricavati 1.550 posti auto (circa 300 in meno rispetto al progetto precedente) accanto ad aree di servizio per il carico e lo scarico delle merci.

Il disegno dell’area esterna, oggi chiusa e molto verde, ha subito modifiche che hanno portato l’aumento della porzione in terra piena e la preservazione del verde esistente. I 4.000 mq del nuovo museo si troveranno al di sopra delle gallerie commerciali.

Il bacino d’utenza potenziale stimato dai promotori è valutato in oltre 1,5 milioni tra acquirenti e visitatori. La valutazione è ipotetica, visto che le tempistiche prese in considerazione per i tragitti, di massimo 30 minuti, attraversano i territori di molti altri centri commerciali, tra cui la vicinissima 8 Gallery del Lingotto (che con il suo ricorso bloccò per la prima volta l’iter verso la trasformazione), il consolidatissimo Le Gru di Grugliasco, il nuovissimo Settimo Cielo di Settimo Torinese e Mondojuve nella vicina Nichelino (i cui primi edifici sono di prossima apertura), che tuttavia propongono prodotti di livello inferiore rispetto a quelli che dovrebbe gestire il nuovo centro di via Ventimiglia.

Anche se ancora privo dei necessari dettagli, il progetto presentato promette di modificare Palazzo del Lavoro, che necessita di interventi attenti e rispettosi del suo valore storico anche in una trasformazione di questa tipologia e portata, attraverso un restauro che manterrà completamente le parti strutturali (oggi comunque ancora in ottimo stato nonostante l’abbandono e le infiltrazioni d’acqua dai lucernari che si incrociano sulla copertura piana) e le facciate, caratterizzate, sui tre lati che guardano a sud, est e ovest, dagli scuri metallici progettati da Gino Covre (oggi particolarmente bisognosi di intervento).

Uno dei capolavori più celebrati di Pier Luigi Nervi, che insieme al complesso di Torino Esposizioni è stato anche uno dei 111 luoghi aperti gratuitamente alla popolazione dalla prima riuscita edizione di Open House Torino, versa ancora in stato di abbandono, ma il futuro sembra davvero più vicino.

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