Premio Nazionale di Bioarchitettura: premiato lo Zenale Building Renovation | Architetto.info

Premio Nazionale di Bioarchitettura: premiato lo Zenale Building Renovation

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Sono stati premiati venerdì scorso a Roma i vincitori del Premio Nazionale di Bioarchitettura “Costruire nel costruito / Recuperare l’esistente 2011”, organizzato da Bioarchitettura e dell’Istituto nazionale di Architettura In/Arch e promosso dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) insieme a LegnoFinestraItalia, con il patrocinio dei ministeri dei Beni culturali e dell’Ambiente.

Tra i 55 progettisti o studi di progettazione, per un totale di 63 opere realizzate o progettate, la giuria ha assegnato il primo premio a Zenale Building Renovation dell’architetto Filippo Taidelli, progetto per la ristrutturazione integrale di un edificio del 1901 nel centro storico di Milano, con la seguente motivazione: “Affronta e risolve in modo chiaro e misurato i tre temi proposti dal bando del premio”.

Si tratta, innanzitutto, del rapporto con il contesto: il corpo di fabbrica affacciato sul giardino viene completamente ristrutturato chiarendo i rapporti volumetrici in relazione all’intorno e creando due nuove facciate capaci sia di rapportarsi con l’esistente che di rappresentare il nuovo nell’ottica di una responsabilità ambientale.

Altro aspetto che ha fatto meritare il primo posto al progetto è il disegno delle facciate: il rapporto pieno/vuoto e il ritmo del partito di facciata viene definito in coerenza al trattamento dei due distinti corpi di fabbrica che vengono individuati in seguito all’intervento di riqualificazione dell’esistente.

Infine, il disegno degli infissi, che si lega strettamente al disegno della facciata e quindi al tema posto al centro dal progetto stesso. Al di là dell’efficace soluzione architettonica, il disegno dell’infisso nei suoi particolari costruttivi ha rappresentato per la giuria la migliore soluzione tecnologica e costruttiva tra quelle proposte dai vari progetti in concorso, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra finestra, vano e involucro murario.

Il secondo premio è andato a Fabbrica Nuova di Murano dell’architetto Massimo Gin: “Il restauro sapiente e corretto dell’edificio industriale – si legge nella motivazione – trova nel disegno della facciata e delle finestrature un momento particolarmente interessante, capace di contribuire efficacemente alla riqualificazione dell’esistente in relazione al contesto. Il disegno dell’infisso, esemplare sul piano del dettaglio tecnico, dialoga con la tradizione introducendo al contempo elementi particolari come la partizione metallica sovrapposta all’esterno del vetro. L’intervento di recupero ripropone, in forma contemporanea, i parametri relazionali di spazio e tempo, intesi come riferimento ai luoghi e alla storia”.

Al terzo posto, il progetto di restauro e riuso di un borgo agricolo in Val Tidone (Piacenza), realizzato dall’architetto Sonia Calzoni. “Il rispetto per la natura dei luoghi e la qualità del recupero dei fabbricati agricoli – si legge nella motivazione -, incentrato sullo studio di una facciata/involucro apribile che risolve i problemi di sicurezza e di schermatura rimandando alle trame ad aria passante degli annessi agricoli tradizionali, fanno di questo intervento un esempio per il recupero dei numerosissimi borghi agricoli sparsi nel territorio. La qualità ambientale complessiva viene raggiunta come somma di singole azioni virtuose, realizza un paesaggio a inurbamento diffuso in cui l’uomo possa vivere nel verde e in maggior contatto con la natura”.

O.O.

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