Quattro caravanserragli in Marocco restaurati da Oualalou + Choi | Architetto.info

Quattro caravanserragli in Marocco restaurati da Oualalou + Choi

Parte di un più ampio piano di intervento nella Medina di Fes, patrimonio dell’umanità Unesco, il progetto di Oualalou + Choi fa largo uso di tecniche e materiali tradizionali realizzando laboratori e spazi pubblici

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Sede della più antica università del mondo, Fes è la terza città del Marocco per popolazione e ha una Medina che, fondata nel IX secolo e dichiarata patrimonio dell’Umanità Unesco, è fra le meglio conservate di tutto il mondo arabo. Dentro la Medina di Fez lo studio franco-marocchino Oualalou + Choi ha da poco completato il recupero e la riconversione di quattro caravanserragli e di una delle porte di accesso, piazza Lalla Ydouna.

Partita nel 2009 da un incarico dell’Agence Partenariat pour le Progrès e dell’Agence pour la Dedensification et la Rehabilitation de La Medina de Fes (ADER), ente governativo che ha il compito di programmare e supportare gli interventi su questa delicata area e che agisce nel contesto della missione Millennium Challenge lanciata dal governo americano, l’azione di Oualalou + Choi è stata parte delle risposte all’avvio di un vasto programma di recupero di un’area storica e di importanza mondiale, che sta portando la progressiva sostituzione dell’attività tradizionale di lavorazione dei metalli, presente in laboratori capillarmente diffusi nel fitto tessuto urbano e altamente inquinante, con altre basate sulla cultura, sull’arte, sul commercio al dettaglio ma anche sui servizi sociali e alla collettività. Sostituzione che ha anche implicato un complesso e difficile lavoro di accompagnamento di strati della popolazione che sono stati costretti a spostarsi da quello che per lungo tempo era stato loro luogo di abitazione e la creazione di una non lontana e completamente nuova Medina, più “contemporanea”.

In questo contesto, lo studio basato tra Parigi e Casablanca fondato nel 2001 dal nativo di Rabat Tarik Oualalou e dalla coreana Linna Choi ha seguito il recupero dei caravanserragli Chemaine, Sbetrieyebe, El Barka e Staowniyene e la riconversione e il restauro di 25.000 mq della piazza Lalla Ydouna attorno alla quale si affacciano attività artigianali e abitazioni. Strutture tipiche dell’Africa settentrionale, i caravanserragli sono molto diffusi in Marocco e nel vicino e medio Oriente, nati come luogo di sosta e ricovero per le carovane e i viaggiatori. Si presentano come edifici esternamente chiusi, con una corte centrale e un pozzo attorno ai quali si raccoglievano le camere ed eventuali botteghe e si organizzavano le aree destinate allo stallo degli animali.

Nonostante i diversificati ambiti di intervento, l’azione progettuale, coordinata e integrata, è stata guidata da principi comuni e, riuscendo anche ad avviare progetti formativi per la trasmissione intergenerazionale delle conoscenze e delle tecniche tradizionali attraverso il fare in cantiere, ha agito su diversi piani. Il primo ha interessato le funzioni e le destinazioni d’uso e ha portato all’interno di edifici complessi in diverso stato di conservazione servizi pubblici tra cui spazi per attività artigiane destinate alle donne e un centro di accoglienza per donne vittime di violenza (installatesi dentro El Barka), mercati, una stazione di polizia, residenze e spazi espositivi (negli attigui e resi comunicanti Chemaine e Sbetrieyebe).

A livello edilizio e di restauro, invece, i quattro insiemi erano eterogenei, con strutture in gran parte demolite Chemaine e Sbetrieyebe, estremamente danneggiato El Barka e in migliori condizioni Staowniyene, e hanno richiesto interventi che hanno comportato il recupero di saperi e tecniche artigiani e il ricorso a professionalità in grado di realizzare, posare e lavorare elementi e materiali tradizionali come il legno ma anche mattoni, tegole e intonaco. Anche i cantieri si sono adeguati a tempistiche legate alla tradizione: l’approvvigionamento e l’ingresso dei materiali sono stati infatti regolati dalla capacità di trasporto da parte degli asini, dal momento che l’interno della Medina non è accessibile ai mezzi a motore.

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