Restaurata la biblioteca di Luigi Caccia Dominioni a Morbegno | Architetto.info

Restaurata la biblioteca di Luigi Caccia Dominioni a Morbegno

Progettata a metà anni sessanta da Luigi Caccia Dominioni, la biblioteca è stata ampliata e restaurata secondo il progetto dell'architetto Marco Ghilotti

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La biblioteca comunale Enzo Vanoni di Morbegno, piccolo centro valtellinese in provincia di Sondrio, è un progetto realizzato da Luigi Caccia Dominioni a metà degli anni sessanta e recentemente restaurato dall’architetto Marco Ghilotti.

La piccola struttura pubblica nasce nel paese che diede i natali allo statista Ezio Vanoni dietro decisione della famiglia per offrire alla popolazione un importante servizio formativo e culturale. Anche la scelta del progettista continua a guardare a Morbegno: Luigi Caccia Dominioni, nato a Milano nel 1913, è infatti figlio dell’avvocato Ambrogio che ne fu cittadino e sindaco.
Progetto e realizzazione della biblioteca si completano nel 1965 creando un edificio-fortezza a pianta circolare con due torri di altezza differente che internamente si sviluppa su diversi livelli, di cui uno interrato originariamente destinato al deposito dei libri, e offre spazi e impianti d’avanguardia, come l’impianto di riscaldamento a pavimento che al contempo mitiga le condizioni climatiche dell’interrato.

È un edificio che lega attenzione al contesto e modernità instaurando uno stretto dialogo con il paesaggio che lo circonda: ai limiti del centro abitato, immerso nel verde ai piedi dei monti, si localizza sulle rive del torrente Bitto con una presenza armonica che nell’impostazione volumetrica e planimetrica ne riprende le anse, e, soprattutto nella scelta dell’opus incertum della pietra esterna, i colori e i materiali che caratterizzano parte degli edifici circostanti e dei loro elementi edilizi.

All’interno, gli ambienti della biblioteca sono ritagliati dalle concavità e convessità planimetriche. Le aperture sono impostate come strette e chiuse fenditure verticali nei massicci muri perimetrali che si contrappongano all’ampia parete vetrata che, in direzione sud est, si apre verso la città. Il volume cilindrico di base, a cui si addossano i due volumi, cilindrici anch’essi, delle torri, è scavato esternamente per fare posto all’ingresso, a nord, e alle ampie vetrate.

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L’idea di ampliare e risistemare gli spazi interni e restaurare l’edificio nasce per adeguare gli spazi interni alle richieste della popolazione e all’incremento del fondo librario. L’inaugurazione avviene il 31 ottobre realizzazione di un progetto dell’architetto di Grosio Marco Ghilotti: classe 1972, laureato al Politecnico di Milano dove diventa dottore di ricerca in Progettazione architettonica e urbana, apre uno studio a Morbegno nel 2003 e si dedica all’attività progettuale, lavorando tra l’altro al restauro di Villa Parravicini, di ricerca e pubblicistica, curando gli allestimenti di mostre tra cui quella sulle architetture di Luigi Caccia Dominioni in Valtellina e cantone dei Grigioni di cui cura anche il catalogo.

Conoscitore e studioso dell’architettura di Caccia Dominioni, Ghilotti imposta un intervento che, pur all’interno di un budget di 250.000 euro messo a disposizione da Comune e Provincia, interviene in modo funzionale ma allo stesso rispettoso dell’edificio.

Dal punto di vista distributivo, si concentra sull’interrato, dove il vecchio deposito per i libri viene sostituito da due nuove sale lettura e consultazione e i relativi locali di servizio. La scala a chiocciola inserita nella torre più piccola diventa accesso per il pubblico all’interrato, cui si accede anche attraverso il nuovo ascensore collocato di fronte all’ingresso principale. Il piano terra è oggetto di pochi interventi, che però lo riportano a un assetto più simile all’originario, aprendo l’area retrobancone. Anche i livelli superiori vengono parzialmente riportati alla situazione originaria con il ripristino e riapertura della “Torre del sapere” che ospita nuovamente le scaffalature e i libri.

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sala lettura vecchia_giacomo albo

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Dal punto divista strutturale, la biblioteca è sorretta da muri portanti di pietra e legante completati internamente da contropareti in mattoni forati intonacate e solai in laterocemento. I muri controterra sono invece realizzati in cemento leggermente armato. Il cambio di funzione dell’interrato ha reso necessaria la demolizione e ricostruzione di una porzione del muro, eseguita con le stesse tecniche costruttive e un occhio alle attuali normative antisismiche. Lasciando inalterato lo stato di fatto dei serramenti esistenti, i nuovi sono stati scelti a taglio termico.

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La nuova organizzazione interna, impattante sull’esterno, viene risolta attraverso la piena dichiarazione: oltre allo scavo, la faccia esterna della nuova parete perimetrale viene infatti rivestita dalla posa di un velo metallico che, continuo con la nuova balaustra posata a protezione della nuova scarpata, è costituito da una successione di profili metallici grigio antracite a sezione rettangolare e quadrata i cui passo e lunghezza si modificano, intensificandosi nel passo e allungandosi.

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