Restituita alla città di Gibellina la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni | Architetto.info

Restituita alla città di Gibellina la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni

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Nel 1970 Ludovico Quaroni riceve l’incarico per la progettazione della Chiesa parrocchiale di Gibellina sulla sommità di una leggera collina. Nel punto più alto del paese. Il progetto completato nel 1972 insieme a Lucia Anversa.

I lavori iniziarono nel 1985 e non furono mai finiti.

Il 15 agosto 1994 crolla la copertura del tetto, fortunatamente senza provocare vittime.

I lavori di restauro, iniziati nel 2002, sono stati ultimati all’inizio del 2010.

ll 28 marzo 2010, in occasione della Domenica delle Palme, con una grande festa di inaugurazione stata riconsegnata ai fedeli. Resta da ultimare il mosaico in tasselli d’oro previsto dietro l’altare all’interno della sfera.

La chiesa rappresenta la materializzazione di un’Idea consolidata nel tempo: la forma perfettamente sferica dell’abside, simbolo di rinascita che si espande per tutta la valle. Il riferimento agli Architetti della Rivoluzione, al cenotafio di Newton, alla tradizione islamica della cupola, alle architetture metafisiche e, in particolare, ai volumi puri di Le Corbusier; un’idea semplice che rimane seriale anche da un punto di vista strutturale. Questo segno, atto a richiamare l’idea di chiesa nel luogo più alto del paese, “contiene dentro di sè- come scrive lo stesso Quaroni nella Relazione al progetto, nel febbraio 1980 – tutta la parte dell’aula destinata alle operazioni di culto,…, circondata dalla calotta rivestita di mosaico d’oro e illuminata fortemente da lampade nascoste al suo interno stesso. Anche all’esterno, si è cercato di visualizzare fortemente il contrasto tra cupola-abside e il resto dell’edificio: la prima, infatti, dovrebbe risultare viva per colore e forma, ma come dematerializzata nel cielo per l’azzurro-turchese del rivestimento … mentre il resto risulta materiato dall’intelaiatura in cemento armato, quasi a ricordo delle pietre che rotolavano a terra dalle case e dalle chiese squassate dal terremoto”.

Come la maggior parte delle opere che caratterizzano Gibellina, la chiesa nella sua fisica concretezza, malgrado alcuni interventi di manutenzione effettuati prima del crollo definitivo, ha subito l’incuria del tempo a cui si aggiunta l’incoscienza dell’uomo; dalle perizie effettuate, infatti, le quantità e le dimensioni dei ferri utilizzati nella copertura sono risultate di gran lunga inferiori rispetto a quelle previste dai calcoli strutturali. Al contrario, per la grande cupola, la realizzazione del guscio sottile in c. a., lontana dalla tradizione costruttiva locale, ha rispettato le strutture previste, rendendo persino l’intelaiatura di cemento più pesante dopo la scomparsa del progettista delle strutture.

La chiesa Madre, attraverso il suo restauro, è destinata a rimanere il monumento della città di fondazione; memoria della Chiesa originaria riletta in chiave moderna, essa, con la perfezione simbolica e reale della sfera dell’abside e il quadrato dell’aula, sintetizza l’universalità del trascendente nella perfettibile razionalità umana.

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