Rigenerazione sociale e territoriale in Biennale: elNodo Estación Creativa | Architetto.info

Rigenerazione sociale e territoriale in Biennale: elNodo Estación Creativa

Realizzato nella città messicana di Saltillo, è un centro culturale nato in un contesto difficile che attraverso un processo di empowerment sta dando forma e autonomi a una comunità

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Fra i pochi esempi di “bene comune” realizzati al di fuori dell’Italia messi in mostra nel Padiglione Italia di TAMassociati alla Biennale di Venezia, elNodo Estación Creativa è un progetto sviluppato dall’omonima associazione culturale che si sta realizzando a Saltillo, capitale dello stato messicano di Coahuila nel nord est del paese.

In pieno mood Biennale versione Aravena, parla, in modo forse più significativo rispetto ad altri progetti, di partecipazione, piccole azioni dal basso avviate in un contesto difficile dirette a strati della popolazione svantaggiati, di un tentativo di recupero sociale che passa attraverso il recupero di una piccola porzione del territorio e, in ultima e più allargata analisi, dell’affermazione di una delle tante e possibili nuove accezioni della figura di un architetto che non è, e non può più, essere solo progettista o parte necessariamente tecnica negli interventi sul territorio.

Il progetto di elNodo Estación Creativa fa della collaborazione uno dei suoi segni distintivi fin dalla sua nascita, avvenuta tra il 2009 e il 2010 per iniziativa di Fernando Carrera fondatore dell’omonima associazione culturale che ancora oggi gestisce le attività del centro. L’idea di dare vita a un centro culturale in un’area marginale di Saltillo, città natale di Carrera spesso al centro delle cronache per fatti legati traffico di droga, nasce informalmente nel 2009 e nel 2010 riesce a trovare appoggio concreto nella concessione di utilizzo della vecchia stazione cittadina e nel sostegno finanziario pubblico del Sedesol (il Ministero dello Sviluppo sociale) e di privati come la Kansas City Southern of Mexico e Cemex.

L’associazione culturale motore dell’iniziativa raccoglie attorno a sé un gruppo di lavoro locale, inizialmente composto soprattutto da studenti, e progettisti e professionisti i cui curriculum raccontano di esperienze di progettazione collaborativa, auto costruzione, utilizzo di materiali e tecniche low-tech e sviluppo di iniziative culturali attraverso cui l’innovazione sociale passa dalla cultura: Ctrl+Z Arquitectura di Gianluca Stasi e Straddle3, architetti che si sono occupati delle parti costruttive, e LamatraKa, maggiormente impegnati nell’impostazione del programma culturale.

 

L’obiettivo del progetto, reso ancora più ambizioso dalle particolari condizioni di un contesto delicato e difficile, va ben al di là della trasformazione fisica di un luogo o della semplice organizzazione e proposta di eventi culturali, con una reale riuscita che si sta misurando nel tempo attraverso la creazione di attività resilienti che, attraverso il lavoro su progetti condivisi, siano in grado di autoalimentarsi e creare un senso di comunità nella popolazione.

La costruzione fisica del centro sta avvenendo per fasi successive coinvolgendo in modo diretto la popolazione della città, a partire dai residenti dei quartieri vicini fino a professionisti e studenti, seguendo una formula che, prendendo le mosse da un workshop iniziale che ha realizzato la prima infrastruttura, il Triangulo, ha mirato, all’oggi con successo, a insegnare un metodo replicabile che desse autonomia nella prosecuzione del processo di recupero degli spazi e della popolazione. È stata avviata la costruzione di un processo di empowerment, di cui l’architettura è parte integrante, attraverso cui è stato possibile dotare la popolazione degli strumenti necessari per la produzione indipendente e autosostenuta del necessario, a partire dall’edificio di partenza del recupero fisico dell’ex stazione.

Partito nel 2010, il Triangulo è il risultato di un workshop “zero”, che ha visto la popolazione coordinata da Ctrl+Z Arquitectura e Straddle3 (insieme a NoSoloPaja per le opere di carpenteria metallica), finalizzato all’autocostruzione di uno spazio a pianta triangolare chiuso ai lati da tre container e superiormente da una cupola di tubolari metallici e poggiante su una gettata di cemento. Impostato dagli architetti che ne hanno stabilito l’approccio complessivo, la strategia bioclimatica e i calcoli strutturali e con il coinvolgimento di maestranze locali per le lavorazioni più specialistiche, è stato completato in autonomia a workshop finito per essere inaugurato nel 2011.

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Ad oggi il processo e le attività stanno andando avanti sotto la gestione di Carrera e dell’associazione elNodo e hanno prodotto il progressivo recupero degli spazi pubblici attorno al Triangulo e l’inizio dei lavori all’ex stazione, dove si sta creando un media lab e si sta procedendo al recupero del piccolo albergo di cui disponeva, in parallelo all’allargamento delle collaborazioni con il territorio e alla gestione di laboratori e attività. Il successo e la replicabilità del modello stanno portando all’attivazione di quattro nuovi centri culturali nel paese.

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