Rigenerazione urbana in Biennale: l’Opificio Golinelli di Bologna | Architetto.info

Rigenerazione urbana in Biennale: l’Opificio Golinelli di Bologna

Firmata dai giovani bolognesi diverserighestudio, la nuova sede della Fondazione Golinelli recupera le ex Fonderie Saibem e realizza 9.000 mq di Cittadella interamente dedicata alla formazione dei giovani

© Giovanni Bortolani
© Giovanni Bortolani
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Esempio di “bene comune” realizzato in Italia, alla periferia di Bologna, l’Opificio Golinelli è uno dei venti progetti che TAMassociati, curatori del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia, hanno posto a fondamento della loro interpretazione dello spazio italiano alla 15° Mostra internazionale di Architettura.

Caso nostrano più unico che raro di mecenatismo senza secondi fini, la nuova sede dell’Opificio Golinelli nasce da volontà e fondi tutti privati e un grande appoggio della municipalità bolognese, che ha dimostrato come sia possibile superare resistenze e ostacoli burocratici: prende infatti le mosse dalla lungimirante volontà di Marino Golinelli, nato nel 1925 a San Felice sul Panaro e fondatore dell’attuale Alfasigma farmaceutica, di dare vita a una Cittadella della cultura che diventasse sede principale della Fondazione da lui presieduta, costituita nel 1988 per diffondere il sapere scientifico e oggi particolarmente attiva nella formazione dei giovani, e desse un tetto e spazi idonei alle sue molteplici attività, tutte rivolte ai giovani.

L’operazione ha proseguito, per precisa strategia della Fondazione e in totale accordo con le sue finalità statutarie, il recupero di un’area ex industriale alla periferia occidentale di Bologna già interessata in anni piuttosto recenti dall’inaugurazione di un altro esempio di filantropia privata, il MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) voluto e gestito dall’omonima fondazione a cui ha dato vita Isabella Seragnoli, presidente di Coesia. La struttura di partenza, ciò che rimaneva delle ex fonderie Sabiem, è stata messa a disposizione dalla municipalità dopo un lungo ma infruttuoso periodo di ricerche di un’idonea localizzazione che ha anche preso in considerazione molte aree anche al di fuori di Bologna.

Grazie alla più che generosa disponibilità di oltre 80 milioni di euro, 12 dei quali serviti per la realizzazione del progetto di riconversione dell’esistente affidato allo studio bolognese diverserighestudio (Simone Gheduzzi, Nicola Rimondi e Gabriele Sorichetti), l’intervento recupera un’area complessiva di 9.000 mq, la metà dei quali coperti e inseriti all’interno di due capannoni con tetti a shed, per il trasferimento delle attività della Fondazione. Il progetto agisce sull’esistente seguendo un doppio registro, limitandosi al recupero strutturale ove necessario, all’ammodernamento funzionale e delle componenti edilizie da una parte e alla realizzazione di aree ex novo dall’altra per realizzare un edificio moderno, flessibile ed efficiente in grado di gestire iniziative per una previsione di 150.000 persone all’anno.

Il progetto ha realizzato gli spazi necessari ai sei programmi pluriennali avviati dalla Fondazione (Scuola delle idee, Scienze in Pratica, Giardino delle imprese, Educare a educare, Scienza in piazza, Arte e Scienza e conoscenza) seguendo uno schema quasi urbano, in cui le diverse aree si sviluppano in nuclei fortemente distinti, anche dal punto di vista architettonico, e destinano quasi 3.000 mq a laboratori sperimentali, aule didattiche e sale conferenze che si affiancano agli uffici, a spazi comuni multifunzionali e a aree verdi esterne in cui potere svolgere attività all’aperto che sono parte integrante della riconversione.

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Fil rouge progettuale è la realizzazione di spazi flessibili e contemporanei adatti ai giovani utilizzatori ma anche a richiamo dell’antica vocazione industriale del luogo, con materiali a vista che prediligono sistemi a secco e fanno largo ricorso a pannelli di policarbonato colorato, Mdf, Osb, metallo e legno.

Dal punto di vista strutturale, l’acciaio domina sia le vecchie strutture che quelle nuove. Per quanto concerne l’esistente, le strutture portanti dei capannoni, in complessivo buono stato di conservazione, sono state adeguate senza sostituzioni di componenti e tinteggiate del bianco dominante, come anche la vecchia copertura a shed, che rimane l’elemento caratteristico della nuova funzione. Uno dei nuovi volumi interni, in cui trova posto il Giardino delle Imprese, è caratterizzato da uno sbalzo di 15 m sorretto da una struttura in acciaio e solai in lamiera grecata con getto collaborante.

Particolare attenzione è stata data agli aspetti energetici e alla maggiore riduzione possibile dei rumori in ambienti in cui l’eco può essere significativa. Da questo punto di vista le murature sono rivestite internamente di intonaci fonoassorbenti e lane minerali e ovatta ricoprono gli intradossi della copertura. L’edificio è dotato di pannelli radianti sotto le pavimentazioni ed è servito da un impianto fotovoltaico in grado di produrre 50 kilowatt per l’illuminazione.

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