Rinvenuta a Fossalta di Modena una statua leonina, reperto di età augustea | Architetto.info

Rinvenuta a Fossalta di Modena una statua leonina, reperto di età augustea

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La statua di un leone a grandezza quasi naturale, ricavata da un unico blocco di calcare bianco, che con una o forse tre sculture speculari “presidiava” un sepolcro monumentale, distrutto in antico, che sorgeva lungo l’antica via consolare Aemilia. Questa straordinaria scoperta archeologica è stata fatta nei giorni scorsi a Modena, in località Fossalta, a circa due metri di profondità dal piano di calpestio, durante i lavori di ampliamento di un fabbricato dell’Agenzia di Onoranze Funebri C.O.F.I.M. di proprietà di Gianni Gibellini.

Statue di questo tipo sono attestate nell’architettura funeraria di età romana, soprattutto tra la seconda metà del I sec. a.C. e i primi decenni del I sec. d.C. Tuttavia il ritrovamento di questo quinto leone (a Modena ce ne sono altri quattro, tre riutilizzati nel Duomo e un quarto esposto nel Lapidario Estense) sembra confermare una volta di più la fama di città “splendidissima” tramandataci da Cicerone . Il ritrovamento della statua leonina si colloca all’interno di uno scavo archeologico condotto in una prima fase tra il 2001 e il 2002 e poi interrotto, fino alla ripresa dei lavori nel gennaio 2009. Lo scavo, ancora in atto, ha messo in luce un’area di necropoli di periodo tardoantico, cronologicamente inquadrabile tra la metà del III e la fine del IV sec. d.C., che ha restituito fino ad oggi 26 sepolture al di sotto di un potente strato alluvionale a circa m. 2 di profondità sotto il piano di campagna. Per quanto riguarda il rito funerario, sono state rinvenute circa 24 inumazioni e 2 incinerazioni. Le tipologie tombali documentate in fase di scavo sono a cassa laterizia, a fossa terranea e a incinerazione.
{GALLERY}La statua si presenta in buono stato di conservazione. L’animale è reso in posizione frontale, con la testa girata di tre quarti, priva della faccia; mancano anche gli arti posteriori e la zampa anteriore destra. In compenso quel che resta è di straordinaria bellezza. La criniera è scolpita con grande risalto plastico e naturalistico, a ciocche voluminose e serpeggianti. Sul fianco si vedono nitidamente le costole e sul ventre addirittura le vene capillari. La coda, di cui manca il pennacchio, avvolge il posteriore della bestia, come quella dei leoni coevi, ritrovati nel Medioevo, ora a guardia della porta del Duomo. Dopo l’imponente ara di Vetilia Egloge, recuperata nel 2007 ed ora esposta nel Lapidario Romano dei Civici Musei di Modena, la Via Aemilia restituisce un’altra importante testimonianza del passato.

 Il cantiere dove è avvenuto il ritrovamento si trova in un’area indicata ad alta potenzialità archeologica nel PRG di Modena e pertanto controllata fin dall’inizio dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. I lavori di scavo si sono svolti sotto la direzione scientifica del Soprintendente Luigi Malnati e dell’archeologo Donato Labate e sono stati coordinati sul campo da Xabier Gonzalez Muro della ditta Pegaso Archeologia. Questo ritrovamento è avvenuto nella stessa zona dove, otto anni fa, era stata scavata una necropoli tardoantica, databile tra la metà del III e la fine del IV sec. d.C. Gli scavi recuperarono alcuni frammenti provenienti da monumenti più antichi, riutilizzati per la copertura delle tombe. Uno in particolare, decorato con un gladio appeso a un chiodo e semicoperto da uno scudo, indicherebbe che la tomba sia appartenuta a un graduato dell’esercito romano o comunque a un eminente personaggio. Se tutti questi frammenti, come sembra, appartengono allo stesso monumento funerario di cui faceva parte il leone appena recuperato, si potrebbe tentare un’ipotesi ricostruttiva dell’intero manufatto.

Dopo gli interventi di restauro, che saranno curati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali deciderà la destinazione della statua.

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