Salvato il Museo Nazionale di Bagdad? | Architetto.info

Salvato il Museo Nazionale di Bagdad?

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Lo storico Museo Nazionale di Bagdad ha riaperto lo scorso 23 febbraio, a sei anni dall’aprile 2003 in cui fu depredato, saccheggiato e parzialmente distrutto dopo i bombardamenti americani sulla regione. Una ricostruzione ancora parziale, beneficiaria del fondamentale lavoro di restauro guidato da un’equipe tutta italiana.

L’Iraqi National Museum di Baghdad, costruito alla fine degli anni ’50 dal tedesco Werner March, è un museo di rilievo unico per la conoscenza dell’Oriente antico. Alla vigilia della cattura di Saddam Hussein custodiva, infatti, reperti archeologici provenienti dagli scavi delle “Città primordiali” di Uruk, Ur, Eridu, della mitica Babilonia del re-legislatore Hammurabi prima, di Nabuccodonosor poi. Splendidi reperti delle civiltà protourbana, sumerica, accadica, babilonese, assira, ellenistica, partica, sassanide, islamica, che coprono un arco di tempo che va dal sesto millennio a.C. al nono secolo d.C.
{GALLERY}I lavori di questi anni hanno ricevuto il consistente contributo finanziario del Ministero dei beni culturali italiano, con la partecipazione del Ministero degli Esteri e della Fondazione della Banca nazionale delle comunicazioni. In particolare, ammontano a 222 mila euro i fondi che sono stati investiti nei laboratori di restauro (100 mila arrivati dalla Soprintendenza archeologica di Roma attraverso Telecom, 25 mila dal Mibac e 100 mila dalla Farnesina). Sono stati invece spesi altri 820 mila euro, in gran parte arrivati dal Mibac e ancora dal ministero degli Esteri, oltre che dalla Banca nazionale delle comunicazioni, per mettere a punto il nuovo allestimento e la riabilitazione delle sale curati dall’architetto Roberto Parapetti : la Galleria Assira con i monumentali Lamassu, corpi di toro alato con testa d’uomo che presidiavano la porta dell’antica città di Khorsabad (VIII secolo a.C.) e le sale islamiche.

Si stima siano circa 15.000 le opere d’arte rubate dall’epoca dell’invasione Usa del 2003. E’ stato recuperato solo un quarto dei pezzi trafugati, nonostante l’intervento della comunità internazionale contro il traffico e la vendita di opere d’arte all’estero. La riapertura del museo è stata decisa dal governo, nel tentativo di dimostrare un ritorno alla normalità nella vita della capitale, per quanto giudicata prematura da diversi esperti e persino da funzionari del ministro della Cultura, a fronte del lavoro di catalogazione da completare e degli interventi ancora da eseguire nella struttura.

Tra i pezzi restituiti quindi al pubblico, la celebre “Dama di Uruk” (3.200 a.C.), testa di donna in pietra ed icona di questo fantastico museo. E ancora, la statua mutila in bronzo di “Bassetki” e le migliaia di tavolette incise, tesoro delle tombe reali di Ur che datano l’inizio del III millennio a.C., i meravigliosi corredi funerari dei Re, gli elmi in lamina d’oro, tra cui quello appartenuto a Mes Kalam Dug, e gli oggetti in avorio degli Assiri.

Nel futuro prossimo del museo c’è  la riapertura di altre quattro piccole sale da destinare a mostre a rotazione.

All’inaugurazione, vera e propria festa dell’orgoglio nazionale iracheno, ha partecipato  il premier Noori Al Maliki, insieme al ministro delle Antichità, Kathan Abbas al Jabami, che hanno sottolineato l’importanza per la città e per tutto il paese. Il Museo Nazionale ha già riaperto due volte, seppure per l’arco di una giornata:  nel luglio del 2003 quando l’allora ‘governatore’ americano del paese L. Paul Bremer III si fece fotografare mentre esaminava alcune teche e nel dicembre 2007, quando  il direttore permise l’ingresso a un gruppo di giornalisti e politici.

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