Social housing a Torino: la residenza temporanea San Salvario | Architetto.info

Social housing a Torino: la residenza temporanea San Salvario

Completato e operativo nel quartiere San Salvario il secondo progetto sperimentale di abitare sociale promosso a Torino da Compagnia di San Paolo, a cura di Studio De Ferrari architetti

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Aperta a settembre 2015 e già pienamente operativa per quanto riguarda il settore abitativo, la residenza temporanea San Salvario di Torino è, dopo i Luoghi Comuni di Porta Palazzo, il secondo dei due recenti e grandi interventi di abitare sociale sperimentale finanziati attraverso l’Ufficio Pio dal Programma Housing della Compagnia di San Paolo.

Il progetto, sviluppato a partire dal 2009 da un raggruppamento di professionisti guidato dallo studio De Ferrari architetti e vincitore del Premio Urbanistica bandito dell’Inu, interviene su un edificio stratificato e complesso di proprietà delle suore dell’Istituto di Santa Maria e della Città di Torino, localizzato in via San Pio V e realizzato a partire da inizio Ottocento. Prossimo alla stazione di Porta Nuova, gode della vista della prospiciente sinagoga eclettica e, tranquilla isola dentro un trafficato e vivace quartiere multietnico divenuto luogo di grande movida, trae indubbi vantaggi sia dal tempio israelitico che dalla sua area pedonale.

Il complesso si costituì per successive modifiche e addizioni spesso poco coerenti a partire da un nucleo il cui primo impianto, avvenuto in tempi antecedenti la lottizzazione dell’area, lo rende oggi un elemento eccentrico rispetto alla rigorosa maglia ortogonale che caratterizza tutta l’area.

Con altezze variabili tra i quattro e i cinque piani fuori terra (con volumetrie che il progetto mantiene e lascia riconoscibili), la residenza temporanea San Salvario è composta da una serie di corpi di fabbrica che creano due parti distinte: quella di accesso che, introdotta da un’area libera, è caratterizzata da un fronte principale inclinato e arretrato rispetto al filo stradale e dalle tesate di due ali laterali, e una più interna, raccolta attorno a una corte alberata.

tavola di concorso

tavola di concorso

Con una procedura che ripercorre l’iter sperimentato a Porta Palazzo, anche qui la strada per recupero e rifunzionalizzazione ha preso le mosse da un bando di comodato d’uso gratuito aggiudicato per 25 anni all’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, che ha messo a disposizione attraverso il Programma Housing i circa 6 milioni di euro necessari alla trasformazione e si è occupato della selezione, tramite concorso, sia dei progettisti che delle cooperative per la gestione della parte del complesso destinata a residenza.

L’obiettivo era, come per Porta Palazzo, la creazione di spazi abitativi temporanei, alternativi e sperimentali, rivolti soprattutto al sostegno di emergenza e stress abitativi (in particolare di famiglie con figli), ma anche ai bisogni di lavoratori mobili, personale in formazione, city users e visitatori occasionali, a cui l’uso ha accostato anche studenti. Spazi che dovevano convivere, separati, con la presenza delle Suore di Carità di Santa Maria e la cui realizzazione si è accompagnata alla rivisitazione formale e al recupero edilizio e strutturale di un complesso in forte degrado.

Dal punto di vista distributivo, le nuove funzioni sono collocate all’interno di aree diverse e distinte per un totale di 3.650 mq. Da una parte sono infatti mantenuti e risistemati gli spazi, estranei al comodato, a disposizione delle religiose, localizzati tra il piano terra e il primo: gli alloggi con le aree annesse, la già precedentemente restaurata cappella con l’annesso sacello contenente le spoglie della fondatrice suor Maria Clarac e la scuola d’infanzia. Dall’altra, le residenze temporanee, una sala polivalente, lavanderia, stireria e cucina comuni e due locali commerciali occupano, autonomi anche in termini di accessi, tutti i livelli superiori e una parte del piano terreno. Le unità realizzate, tutte complete di arredo e pronte per essere abitate, sono 27: 16 monolocali, 6 bilocali e 5 trilocali serviti da un sistema di due scale e due livelli di ballatoi che corrono attorno alla corte interna e da due ingressi.

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Anche i cortili assumono ruoli funzionali alla nuova vita del complesso. Quello interno è messo a servizio della scuola d’infanzia e, all’occorrenza, a disposizione della città: viene coperto superiormente da una nuova struttura in vetro e metallo che, interrotta dai fusti dei preesistenti grandi platani e ancorata al di sotto dei ballatoi, è stata realizzata per rendere lo spazio più sicuro e garantire al contempo un migliore isolamento acustico tra scuola e le residenze. L’area esterna, oltre che ingresso ai diversi settori dell’edificio, mantiene (fortunatamente) il vecchio e rigoglioso glicine preesistente ora appoggiato su una struttura metallica che riprende i familiari volumi di un precedente, e demolito, basso fabbricato e diventa area al servizio delle attività commerciali.

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Formalmente il progetto gioca, riproponendole in termini moderni, con stratificazione e sovrapposizione di materiali, epoche e stili: nell’introduzione dei volutamente forzati bow-window a chiusura delle aperture di un ultimo piano completamente nuovo, nel restauro della facciata su via San Pio V dove sono state riportate alla luce scomparse decorazioni riemerse durante i lavori, nel riutilizzo sistematico di quanto è stato possibile recuperare, dalle lastre di pietra di luserna non danneggiate ai paracarri che segnavano gli ingressi alle ringhiere in ferro battuto, e nell’accostamento di materiali e forme della tradizione e della contemporaneità.

Restauro, progetto ex novo e risanamento, il progetto compiuto nella residenza temporanea San Salvario dal punto di vista strutturale e costruttivo ha realizzato un intervento non banale su un complesso storico che ha rivelato molteplici punti critici, soprattutto durante un cantiere che spesso ha rivelato sorprese.

Dal punto di vista della gestione energetica, pannelli fotovoltaici e solari in copertura supportano la produzione di acqua calda sanitaria, mentre due distinte centrali termiche servono rispettivamente la scuola per l’infanzia e le aree a diposizione delle suore e la residenza temporanea sia per il riscaldamento che per l’acqua calda, mentre le aree commerciali sono indipendenti. Trattandosi di intervento sull’esistente, un cappotto esterno per aumentare la coibenza termica dell’involucro è stato posato ove non impedito da situazioni particolari, come sulla facciata principale. Sistemi domotici di quantificazione dei consumi e monitoraggio e regolazione dei parametri sono predisposti e controllabili in modo autonomo dalle diverse aree di funzionalità.

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