Tamassociati per Casa Emergency: un immobile in disuso è la nuova casa della Ong | Architetto.info

Tamassociati per Casa Emergency: un immobile in disuso è la nuova casa della Ong

Lo studio curatore del padiglione italiano alla Biennale completa l’intervento su un immobile non utilizzato a Milano. Nelle scelte progettuali emerge il legame identitario forte con l’associazione fondata da Gino Strada

© Marcello Bonfanti
© Marcello Bonfanti
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A Milano è stato completato l’intervento per Casa Emergency, la nuova sede della Ong, che ospiterà 196 postazioni di lavoro. A realizzare progetto e ristrutturazione è lo studio TAMassociati, notoriamente già attivo nel settore dell’architettura al servizio del sociale nonché curatore di altri progetti per Emergency, come l’ospedale di Port Sudan.

Nominato curatore del padiglione italiano alla Biennale 2016, lo studio TAMassociati è stato incaricato di realizzare un processo progettuale ed esecutivo che nell’arco di 14 mesi ha trasformato e ridato vita a un immobile di 3.600 mq e ai suoi 2.300 mq di spazi esterni.
La struttura, su 5 livelli, è stata oggetto di riuso funzionale, riqualificazione architettonica ed efficientamento energetico.

Spiega lo studio:
“La ristrutturazione dell’edificio mostra come sia possibile il recupero di un Bene Comune attraverso un percorso fatto di scelte eticamente orientate sia sul piano tecnico che su quello procedurale- metodologico. Progettare il Bene Comune non è stato tanto il disegno né la sua concreta realizzazione, quanto piuttosto l’ampliamento delle possibilità che individui e gruppi lo riconoscano, lo utilizzino e, soprattutto, lo vedano come elemento generativo di altri beni comuni”.

I dettagli del progetto
La nuova sede di Emergency è in una ex scuola in disuso in via Santa Croce, i cui spazi sono stati riassegnati dal Comune con un bando pubblico e trasformati in una nuova realtà aperta anche ai cittadini: attraverso incontri pubblici, dibattiti, mostre e spazi ‘open’ all’interno, la struttura e il giardino sono diventati uno spazio aperto alla città, per promuovere una cultura di pace e praticare diritti.

© Marcello Bonfanti

© Marcello Bonfanti

Per dare risalto alla funzione civica e sociale della struttura, si è pensato di dedicare gli spazi del giardino e i primi due piani a funzioni di informazione, formazione, educazione e svago.
Il piano terra dell’immobile è interamente dedicato ad attività aperte alla vita e alla quotidianità della città: una sala dedicata a mostre e incontri pubblici (ca 230 mq per 132 posti a sedere), l’area ristoro (200 mq per 100 posti a sedere), lo sportello di orientamento socio-sanitario (80 mq).
Al piano superiore gli spazi sono dedicati alle attività di formazione e volontariato, biblioteca (di ca 60 mq), info point e vendita gadget.
Gli spazi esterni sono stati destinati a giardino pubblico e valorizzati sia nelle funzioni che nelle sistemazioni a terra, con particolare attenzione per le essenze arboree esistenti.
Gli ultimi tre piani (la superficie acquisita del sottotetto è di 375 mq) sono dedicati all’attività di pianificazione e coordinamento delle attività culturali e sanitarie di Emergency a livello nazionale e globale.
In generale, il progetto si è incentrato sul recupero dell’edificio nel massimo rispetto della struttura esistente. All’esterno, l’intervento è stato nel segno del mantenimento e della valorizzazione della parte a verde, delle facciate e degli elementi architettonici preesistenti.

© Marcello Bonfanti

© Marcello Bonfanti

All’interno, l’adeguamento tipologico e tecnologico è avvenuto attraverso la creazione di uno spazio fluido che rompesse la monotonia dello spazio lineare originario, creando prospettive cangianti e mobili ispirate al tema delle ‘scatole ruotate’: una morfologia che richiama al concetto del ‘borgo medievale’, con l’obiettivo di creare – per il personale della Ong – uno spazio di lavoro domestico attento alla prossemica. Il coinvolgimento nel processo decisionale di tecnici, responsabili interni del procedimento, addetti interni ed esterni, volontari e tutti coloro che nella nuova sede avrebbero operato, ha permesso di giungere a soluzioni il più possibile condivise e concordate tra tutti i soggetti coinvolti.

© Marcello Bonfanti

© Marcello Bonfanti

Tutta la struttura assume le sembianze di un ‘edificio parlante’: il particolare apparato grafico e cromatico assume rilevanza strategica, rendendo facilmente comprensibile la chiarezza compositiva e l’organizzazione funzionale dei suoi spazi.
Segnaletica, infografica, oltreché brani della Costituzione riportati sulle pareti, hanno potere comunicativo immediato e universale, restituendo una architettura ‘parlante’, familiare, accogliente.

© Marcello Bonfanti

© Marcello Bonfanti

Il colore che scandisce gli spazi è materia progettuale e non scelta estetica, e funge da correttivo per definire visuali sempre diverse, ristabilendo giuste proporzioni architettoniche là dove è necessario, creando sotto-ambienti e gerarchie spaziali che aiutano a individuare i vari ambiti funzionali dell’edificio.
In questa cornice, le scelte contenutistiche, compositive, cromatiche, tecniche e materiali ricercano la coerenza con il messaggio di fondo della sede: il mondo di Emergency, la promozione dei diritti umani, della cultura di pace, dell’approccio operativo.
Dalla gestione della temperatura degli ambienti all’illuminazione, ai sistemi di controllo automatico degli impianti, al recupero delle acque, tutto il progetto ha previsto l’utilizzo di materiali attenti all’ambiente e tenuto conto dei più avanzati sistemi di utilizzo di energie rinnovabili e ad alta efficienza.

Clicca la gallery per vedere il prima e il dopo dell’edificio.

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