Un antico squero di Venezia trasformato in sala concerti | Architetto.info

Un antico squero di Venezia trasformato in sala concerti

L'intervento dello studio Cattaruzza Millosevich per la Fondazione Giorgio Cini: il recupero e trasformazione di un antico squero, deposito per la riparazione delle imbarcazioni

Foto: Matteo De Fina
Foto: Matteo De Fina
image_pdf

A Venezia, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, uno ‘squero‘, ovvero un antico cantiere per la riparazione delle imbarcazioni, è stato trasformato in un auditorium per la musica classica. Promosso dalla Fondazione Giorgio Cini e sostenuto attraverso un ottimo esempio di partenariato pubblico privato (con i contributi di Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e di Fondazione Virginio Bruni Tedeschi”, il nuovo Squero dell’Isola di San Giorgio Maggiore è realizzato su intervento dello studio Cattaruzza Millosevich Architetti Associati, fondato dagli architetti veneziani Fabrizio Cattaruzza e Francesco Millosevich.

L’inaugurazione dello spazio sarà, rigorosamente, affidata a un concerto d’eccezione: l’esecuzione integrale dei quartetti per archi di Ludwig van Beethoven a partire dal 23 aprile 2016.

L’iniziativa della Fondazione nasce con l’obiettivo di dotarsi di una sala concerto, uno spazio ad hoc per l’esecuzione musicale dotato di un’acustica idonea. Era un’assenza importante quella di una ‘concert hall‘ per la Fondazione, visti i tre istituti musicali che ne fanno farte (Istituto per la Musica, Istituto di Etnomusicologia, Istituto Vivaldi).

Nello Squero, anche prima della ristrutturazione, l’acustica era sorprendente”, spiega il Segretario Generale, della Fondazione, Pasquale Gagliardi. “Se ne accorse per primo Pedro Memelsdorff – direttore dei nostri seminari di musica antica – e dal momento in cui me lo fece notare il progetto di trasformazione dello Squero è diventato la nostra ultima (per il momento!) ossessione. Il risultato ci ripaga di tutti gli sforzi”.

squero_1

Foto: Matteo De Fina

La costruzione dello Squero, tipico cantiere per imbarcazioni a remi, si può collocare grazie all’esame dei catasti storici in un periodo compreso tra il 1830 e il 1879, dato che risulta presente nel catasto austro-italiano (1879), mentre non compare in quello austriaco (1830) e in quello precedente napoleonico. Quando lo Squero è stato realizzato era già ultimato il vicino magazzino doganale (Ex Convitto, attuale centro espositivo) posto perpendicolare alla darsena, la cui struttura è ispirata esplicitamente ai magazzini della Dogana della Salute. Anche lo Squero, più tardo di almeno trent’anni, si ispira alla grande architettura veneziana, riprendendo il modello dell’Arsenale di cui recupera disegno, materiali, schema funzionale.

L’edificio ha subito una serie di lavori di restauro negli anni Cinquanta del secolo scorso: con questi interventi, lo squero cessava di essere una struttura aperta come era in origine e cambiava radicalmente schema funzionale, con la posa dei serramenti – ora rimossi – che ne chiudevano i prospetti. Gli interventi recenti a cura dello studio Cattaruzza e Millosevich, hanno consentito infatti il recupero integrale della spazialità dell’edificio ottocentesco: sono state eliminate tutte le parti interne, riaperti gli archi sulle facciate, eliminate le chiusure sui lati corti. E’ stata anche rifatta la copertura, dalla quale sono state eliminate le tegole marsigliesi, sostituite da coppi tradizionali.

Gli architetti hanno lavorato mettendo in prima linea i concetti di reversibilità e riconoscibilità del nuovo intervento, per cui tutte le nuove parti sono state pensate per accostarsi allo Squero storico nel pieno rispetto della struttura originale. L’intero progetto è stato redatto in accordo e con la collaborazione della Soprintendenza, in particolare nella ricerca di soluzioni che portassero ad una costruzione “a secco” e che consentisse la chiara leggibilità del nuovo intervento rispetto all’edificio esistente e il recupero della parte storica del fabbricato. E’ stato perciò scelto di creare il nuovo volume all’interno del perimetro dell’edificio: questa soluzione permette, oltre a rispettare la fisionomia del fabbricato storico, di proteggere tutte le nuove superfici esterne, che compongono il volume della sala.

squero_4

Foto: Matteo De Fina

Il progetto di recupero ha previsto l’utilizzo dello spazio come auditorium con 200 posti a sedere: la superficie utile è di circa 260 mq di sala, a cui si aggiungono poco più di 50 mq di locali accessori e un soppalco, destinato a locali tecnici, di circa 30 mq. La nuova sala è caratterizzata da una fascia perimetrale che contiene il passaggio degli impianti, perfettamente integrati e nascosti alla vista. Tutti i materiali impiegati nella realizzazione – come il compensato marino scelto per il rivestimento delle pareti – si contraddistinguono per la lunga durata, e il complesso delle componenti installate, risponde ad una complessiva facilità di gestione.

Dettagli dell’intervento
Committente: Fondazione Giorgio Cini onlus
Progettista: Arch. Fabrizio Cattaruzza – Studio Cattaruzza e Millosevich
Strutture: Ing. Enzo Magris
Impianti: Studio Tecnico Associato Multimpianti
Esecutori lavori: impresa SIRCO srl (opere edili) – Dumasca (carpenterie) FIEL (impianti) – Umbra Control (imp. sicurezza) e altri soggetti (vetreria, falegname)
Finanziatori: Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Veneto -Trentino Alto Adige – Friuli Venezia Giulia, Fondazione Bruni Tedeschi, Fondazione Giorgio Cini
Tempo impiegato: circa 1 anno, dall’ottenimento delle autorizzazioni

squero_3

Foto: Matteo De Fina

Strutture: l’intero involucro è progettato all’interno dell’edificio storico e posa su cinque travi reticolari di legno di rovere. Sulle travi si posa una struttura in acciaio che comprende parte del solaio e le strutture delle pareti. Il solaio è completato da travi di larice di sezione 14×16 cm ad interasse di circa 50 cm e tavolato di spessore tre cm avvitato superiormente. Il solaio del soppalco è in lamiera grecata, seguito da una posa di strato di materiale fonoimpedente in resina di poliuretano ad alta densità, ignifuga e due pannelli incrociati di MDF da 15 mm di spessore e rivestimento finale in linoleum.

Tamponamenti esterni: pannelli di compensato marino di 20 mm di spessore, rivestono lastre di Aquapanel di 12 mm di spessore, fissate ad apposita struttura in acciaio zincato, a sua volta ancorata alla struttura portante in acciaio della parete.

Tamponamenti interni: seconda struttura di sostegno con un pannello di compensato di spessore 20 mm, rivestito da una lastra di cartongesso.

Vetrata: composte da cristalli extrachiari posati su telai nascosti nel pavimento e nella parte superiore delle pareti. I vetri sono tra loro accostati e sigillati senza l’utilizzo di telai verticali.

Serramenti: realizzati con profili tipo “ferrofinestra” scelti per la leggerezza e per l’assonanza con i serramenti metallici degli anni Cinquanta. I lucernai apribili sono motorizzati con doppio motore elettrico e il profilo è ancora quello tipo “ferrofinestra” zincato e verniciato. I serramenti interni sono porte a battente, cieche, laccate bianche, del tipo a filo muro a tutta altezza. Sono presenti anche due porte scorrevoli per separare lo spazio destinato a guardaroba dall’ingresso.

Accessibilità: il nuovo Squero è privo di barriere architettoniche e totalmente accessibile.

Copyright © - Riproduzione riservata
Un antico squero di Venezia trasformato in sala concerti Architetto.info