Villa Tugendhat: riapre il capolavoro di Mies van der Rohe | Architetto.info

Villa Tugendhat: riapre il capolavoro di Mies van der Rohe

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Riconosciuta come uno degli edifici più rappresentativi dell’architettura moderna, Villa Tugendhat, a Brno, in Repubblica Ceca, torna all’antico splendore dopo un grande lavoro di restauro iniziato nel 2010 e ha aperto al pubblico ieri, 6 marzo 2012.

Progettata come abitazione privata per Greta e Fritz Tugendhat tra il 1929 e il 1930 dall’architetto tedesco e maestro del Movimento Moderno, Ludwig Mies van der Rohe, la casa a tre piani è entrata nella storia influenzando l’architettura successiva.

La villa, al numero 45 di Černapolní ulice, è arroccata su un pendio con vista sul Castello di Brno ed è circondata da edifici in stile liberty tipico dell’epoca, con il quale appare completamente in contrasto. Tra le idee “radicali” dell’architetto tedesco che hanno fatto scuola, la disposizione dello spazio abitativo principale, abbandonando l’idea di camere separate e optando per un vasto open space di 250 metri quadrati, la struttura in acciaio, l’impiego di materiali esotici e le ampie vetrate che avvolgono l’intera struttura con vista sul giardino e sulla città.

Oltre che della progettazione, Villa Tugendhat ha fatto la storia anche dell’arredamento, ad esempio con le sedie Tugendhat e Brno tuttora in produzione. Ma l’abitazione affascina anche per la sua tumultuosa storia, che riflette alcuni degli avvenimenti più importanti del Ventesimo secolo.

Progettata per la coppia di ricchi industriali ebrei, Fritz e Grete Tugendhat, che hanno dato all’architetto tutta la libertà di esercitare la sua estetica minimalista less is more, la casa è stata occupata dalla Gestapo dopo che la famiglia è stata costretta a emigrare, nel 1938. Successivamente occupata dalle truppe sovietiche, è diventato una scuola di danza, un ospedale per bambini e poi sede delle trattative per lo scioglimento della Cecoslovacchia nel 1992-1993.

Dopo essere stata ristrutturata, con scarsi risultati, una prima volta tra il 1981 e il 1985, soltanto nel 2010, dopo una richiesta consensuale degli eredi dei coniugi Tugendath, sono stati avviati i lavori di restauro che hanno restituito all’opera la sua antica nobiltà. L’edificio, patrimonio dell’Unesco dal 2001, è stato oggetto di una riabilitazione attento, volta a mantenere e preservare la sostanza originaria  e la disposizione, compresi i dettagli costruttivi, i materiali, i sistemi funzionali fino agli interni e al giardino.

Il restauro è stato supervisionato da un team internazionale di esperti ed è costato circa 9 milioni di dollari. Si stima che l’80% dell’originale sia stato conservato, come la parete di onice dalle Atlas Mountains africane, che brilla di arancione del tramonto, scala a chiocciola italiana in travertino e i pannelli in ebano Makassar dall’Indonesia. Oppure, quando il recupero non è stato possibile, la società tedesca originale ha fornito il linoleum bianco del pavimento.

O.O.

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