Richard Ginori, 277 anni di storia della porcellana italiana | Architetto.info

Richard Ginori, 277 anni di storia della porcellana italiana

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Ha chiuso i battenti qualche giorno fa, alle 17.30 del 31 luglio 2012, lo stabilimento Richard Ginori di Sesto Fiorentino, il più antico del gruppo: è proprio qui che nel 1735 il marchese Carlo Ginori avviò la produzione di ceramiche di quella che all’epoca si chiamava Manifattura Doccia.

La storica fabbrica, che ha 277 anni di vita, ha debiti per 70 milioni di euro e ha perso alcuni contenziosi fiscali e immobiliari. I forni resteranno accesi, per ora, nella speranza che qualcuno si decida a rilevare questo pezzo di storia italiana, conosciuta e amata in tutto il mondo come simbolo di eccellenza, artigianalità e creatività artistica.

Sembrano essere quattro le proposte di acquisizione pervenute  da parte di Sambonet, Lenox, Pinti e Proto Organization. Per il 30 agosto è già stato convocato il prossimo tavolo in cui si dovrebbe decidere il destino della Richard Ginori e dei 337 dipendenti che ora si trovano in cassa integrazione.

A fianco allo stabilimento di Sesto Fiorentino sorge il relativo Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, che raccoglie la produzione della manifattura dalla sua fondazione. La raccolta inizia dagli oggetti in maiolica, porcellana e terraglia, realizzati dalla Manifattura dal 1737 al 1895 seguendo le fasi storiche dell’attività nella successione dei marchesi Ginori che ne furono i proprietari: Carlo Ginori (1737-1757), Lorenzo Ginori (1758-1791), Carlo Leopoldo Ginori (1792-1837), Lorenzo Ginori (1838-1878), Carlo Benedetto Ginori (1879-1896) e della Società ceramica Richard-Ginori (dal 1896).

I pezzi esposti dimostrano tutta l’unicità del marchio italiano, la qualità e il connubio tra le forme dell’arte tradizionale fiorentina aggiornate nel tempo agli sviluppi delle arti decorative europee: dalle copie di statue classiche di Gaspero Bruschi e dei quadri del Rinascimento fiorentino fino alle raffinate ceramiche disegnate da Giò Ponti.

Il marchio Richard Ginori è infatti storicamente associato al nome di grandi esponenti dell’architettura, del design e della moda, si è imposto al mercato come icona di stile made in Italy. Giò Ponti è art director della Manifattura dal 1923 al 1930, ma anche Achille Castiglioni, Angelo Mangiarotti, Enzo Mari, Aldo Rossi rappresentano per Richard Ginori la sensibilità di adeguarsi al proprio tempo e all’evoluzione del gusto, senza per questo rinunciare allo stile e all’eleganza che da sempre distinguono la sua produzione.

Negli anni Venti e Trenta la fabbrica è dunque la fucina della creatività e del genio di Giò Ponti, che rinnova radicalmente la gamma di produzione, che passa dal tradizionale – e forse un po’ sorpassato – stile neoclassico a espressioni moderne e all’avanguardia unite a echi di classicità. Così nascono piatti e vasi della serie Amazzone con giavellotto, dorati su fondo rosso, o i vasi che nel 1925, l’anno dopo l’entrata in produzione, sono premiati con il riconoscimento più ambito dell’epoca, il Grand Prix all’Expo internazionale di Arti decorative di Parigi.

Il successore di Ponti è un suo discepolo, Giovanni Gariboldi, che negli anni Cinquanta, inventando le forme impilabili, segna un nuovo successo: il servizio Colonna, colorato, pratico e più a buon mercato, fa vincere a Gariboldi il Compasso d’Oro nel 1954.

Una storia di eccellenza che tra gli anni Settanta e Novanta si incrocia con quella del Paese e per l’azienda si avvia un lungo ciclo di passaggi di mano, fino ad arrivare a oggi, ai debiti, alla cassa integrazione, alla chiusura dei cancelli e all’attesa di nuovi sviluppi. Si legge sul sito dell’azienda: “La porcellana pura nasce dall’incontro originale di quarzo, feldspato e caolino con un elemento fondamentale: l’acqua. Dall’insieme di questi quattro elementi si ottiene la barbottina, il nostro sapere liquido. La porcellana prende forma negli stampi ideati e realizzati nel nostro reparto di modellazione. Le forme sono realizzate con tecniche proprie degli artisti: scalpello e genio creativo, pennelli e spatole, mani e tecnica, cuore e maestria”.

O.O.

 

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