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#sbloccafuturo, le 101 opere mai realizzate da cui far ripartire l’Italia

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Dal progetto dell’idrovia Padova-Venezia, avviato addirittura nel 1963, all’ammodernamento della linea ferroviaria Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza, dalla ristrutturazione della Circumvesuviana alla bonifica della Val Basento: sono solo alcune delle piccole e medie opere incompiute, bloccate o persino mai avviate che funestano il territorio nazionale. Cantieri che se vedessero la luce permetterebbero necessarie migliorie nel settore dei trasporti come nella gestione dei rifiuti, senza contare le fondamentali azioni per la messa in sicurezza del territorio. E se alcuni di questi stop sfiorano talvolta il paradosso, le responsabilità vanno attribuite a un fitto groviglio di interessi in conflitto, caos nella gestione delle competenze, esaurimento delle risorse economiche – o spostamento delle stesse su altri progetti, e ingarbugliati contenziosi legali.

A fare il punto sul tema è Legambiente con #sbloccafuturo, un dossier che arriva come ‘risposta’ alla sfida lanciata dal premier Renzi ai sindaci d’Italia per individuare procedimenti fermi da anni, per ritardi o inconcludenze di settori diversi della Pa. I 101 cantieri documentati nel dossier riguardano, principalmente, il sistema dei trasporti (ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce) e la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Ma ci sono anche bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti. Una serie di opere necessarie, la cui mancata realizzazione influenza negativamente la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini, sulle quali Legambiente punta a far luce in vista del decretoSblocca Italia”, annunciato dal Governo per fine luglio.

Consultabile gratuitamente a questo link, il dossier documenta ‘le piccole e medie incompiute’ regione per regione. Tra paradossi che sfiorano l’assurdo, alcune situazioni appaiono drammatiche: in primo luogo L’Aquila e gli altri 56 Comuni colpiti dal terremoto 2009, dove il finanziamento di centinaia di progetti, già approvati e pari circa ad un miliardo di euro, sono bloccati dal patto di stabilità europeo.

Quasi ‘folli’, secondo Legambiente, la situazione dell’albergo sulla scogliera di Alimuri, a Vico Equense, la cui procedura di abbattimento è partita anch’essa nel 1963, e quella dei due impianti di compostaggio a Ragusa e Vittoria bloccati l’uno dalla mancanza di personale per farlo funzionare e l’altro dalla mancanza della cabina elettrica, proprio in una delle regioni maggiormente segnate dalla disoccupazione e che ha ancora la quota di raccolta differenziata più bassa d’Italia.

Il patto di stabilità interno è il più ‘additato’ come causa dei blocchi per le opere, quale che sia il livello tecnico ed economico, come la bonifica dall’eternit di Casale Monferrato o il risanamento della galleria cittadina Montebello–piazza Foraggi a Trieste.

In altri casi però la causa va ricercata nelle ‘inadempienze‘ della Pa, tra inerzia degli enti locali (un esempio: il risanamento del percorso turistico del Conero, nell’indifferenza del Comune) e mancanza delle autorizzazioni ministeriali, come per la bonifica di Porto Torres. O peggio a Taranto, dove non si riescono a costruire i 750 metri che mancano per collegare il porto alla rete ferroviaria nazionale perché il soggetto attuatore (Rfi) è in attesa di sapere dai ministeri competenti (Sviluppo economico e Infrastrutture) se per tale opera si debba o meno chiedere la Notifica sugli aiuti di stato da parte della Ue.

In alcuni casi ci si trova di fronte alla guerra delle competenze e il blocco è causato dal passaggio di competenze da un livello istituzionale all’altro, come per la bonifica de La Maddalena, abbandonata dallo Stato con il trasferimento del G8 a L’Aquila ed ora in carico al Comune. Altrove il blocco è provocato da contenziosi tra ditte e Pa, come a Lampedusa dove i lavori di ammodernamento del depuratore sono bloccati dal contenzioso della vecchia ditta che gestiva l’impianto con il Comune, o in Liguria dove è bloccato il rifacimento della tratta ferroviaria Genova–Ventimiglia, previsto bel 2010, e i cui lavori sono stati interrotti per anni per un contenzioso fra l’ente appaltante (Italferr) e l’impresa spagnola Ferrovial Agroman, che ha portato al sequestro preventivo dei cantieri.

Non vanno dimenticate, infine, le opere bloccate dall’intervento della magistratura, come a Bagnoli, o dalle Soprintendenze: “Forse l’oscar dell’incongruenza”, spiega il dossier, “lo vince l’impianto eolico off-shore di Termoli previsto a 6 km dalla costa e bloccato da veti e ricorsi di soprintendenza, comuni e regione, contro un impianto che solo con un buon binocolo sarebbe possibile apprezzare dalla costa”.

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