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Shofiti per uccelli

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Si chiama Shoefiti, ovvero Shoe Graffiti, ed è un fenomeno legato ormai al mondo dell’arte ma anche un fenomeno che ha solleticato tante interpretazioni e intorno al quale sono nate tante leggende metropolitane.

Le interpretazioni collegabili allo spaccio di droga o alle bande giovanili sono tra le più diffuse.  Alcuni dicono che appendere le scarpe ai fili serva come segnalazione di luoghi dove vi è spaccio o consumo di droghe, come crack o cocaina, altri sostengono che questa pratica sia usata dalle bande giovanili per commemorare un loro membro vittima di un omicidio o semplicemente per delimitare i loro confini, oppure per segnale luoghi dov’è possibile compiere furti in diversi momenti della giornata, a seconda del tipo di calzature. Altri dicono che indichi la perdita di verginità, altri ancora ricollegano il fenomeno al bullismo o semplicemente alla noia e all’ubriachezza.

Il norvegese Christian Bermudez, artista, designer e videomaker ha però pensato di fare un ragionamento diverso e, tralasciando ha dato a queste scarpe un diverso significato sociale, ben più utile: ha infatti trasformato questo “fenomeno” in un progetto di “rifugio” per gli uccelli. Così, invece di vere e proprie scarpe, Bermnudez ha realizzato delle “stazioni di sosta” per uccelli migratori (a forma di scarpa).

Un progetto che ha coniugato: ecologia, design, scienza e tecnologia (intorno alle scarpe sono state posizionate micro webcam) per una riflessione sul rapporto tra natura e territorio urbano.

A.U.

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