Federico Tedeschi: quali opportunita' per l'Italia dal Sistema a Cappotto? | Architetto.info

Federico Tedeschi: quali opportunita’ per l’Italia dal Sistema a Cappotto?

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Intervista a Federico Tedeschi, coordinatore della commissione tecnica di Cortexa, il consorzio che da anni si impegna a diffondere la cultura del Sistema a Cappotto

Il sistema a Cappotto è la soluzione più diffusa per gli interventi di isolamento termico in Italia. Ing. Tedeschi, può illustrarci lo stato dell’arte del sistema in Italia dal punto di vista tecnico?

Il mercato del sistema a cappotto in Italia sta crescendo molto più velocemente rispetto ad altri Paesi europei essenzialmente perché, rispetto ad altre tipologie di isolamento, semplifica la realizzazione dei nuovi edifici e la riqualificazione energetica di quelli esistenti.

D’altro canto in Italia, in linea generale, manca negli addetti ai lavori una cultura relativa alle soluzioni di isolamento intese come sistema. E’ fondamentale infatti pensare, progettare e prevedere sistemi di isolamento concepiti come kit completi, composti da elementi nati, studiati e testati per funzionare in sinergia.

Ad oggi ancora molti progettisti si affidano alla scelta di cappotti assemblati, con componenti cioè provenienti da produttori differenti che non possono offrire nessuna garanzia di risultati certificabili, con una qualità media di basso livello e che non possono essere considerati Sistemi. In questo senso il mercato italiano ha un margine elevatissimo di miglioramento della qualità e la tendenza infatti si sta muovendo verso la scelta di sistemi.

Un altro aspetto fondamentale è quello della formazione: manca infatti una scuola edile ufficiale che qualifichi gli artigiani e le imprese applicatrici di sistemi a cappotto, al contrario di quanto avviene in quasi tutti i paesi del centro e nord Europa.

Come evolverà il sistema a cappotto dal punto di vista tecnico? Quale tendenza invece è registrabile sul mercato in termini numerici?

La tendenza del mercato del sistema a cappotto evolverà, come dicevamo poc’anzi, verso la scelta di kit concepiti e certificati dal produttore come sistemi. Quindi più che cambiamenti sostanziali dal punto di vista tecnico, assisteremo ad una crescente attenzione alla qualità e alle migliori prestazioni, mentre troveranno sempre meno spazio sistemi assemblati in cantiere. Ciò aumenterà sicuramente, la durabilità dei sistemi a cappotto assieme alla corretta posa in opera.

In termini numerici, recenti ricerche di mercato dimostrano che nel 2013 in Italia più della metà dei progetti di nuove costruzioni e oltre il 60% degli interventi di ristrutturazione prevedono l’installazione di sistemi a cappotto: dunque il cappotto sta diventando parte integrante della tecnica edilizia del nostro Paese.

Quali sono le novità a livello di normative europee? E quali sono i materiali isolanti previsti oltre all’Eps e alla lana di roccia?

L’edizione della norma armonizzata sui cappotti che era stata prevista per il luglio 2013 alla scadenza della validità della approvazione Etag 004 (European Technical Approval), verosimilmente non avverrà prima di altri due anni. Al momento non esiste una norma armonizzata ma soltanto una procedura di Verifica tecnica europea (European Technical Assessment), che ha sostituito la vecchia approvazione tecnica e che sarà valida per i Cappotti fino all’emanazione della norma armonizzata, e per i sistemi innovativi (per esempio con materiali non contemplati nella norma) per 10 anni.

Una volta che sarà approvata la nuova norma europea armonizzata En, verrà recepita dagli Stati membri e diventerà cogente anche in Italia. Ad oggi in Italia viene seguita la norma Etag in forma volontaria (non obbligatoria) dai produttori di sistemi. Con il futuro quadro normativo il produttore avrà invece l’obbligo di certificare il sistema.

Per quanto riguarda l’allargamento a molti tipi di isolanti della futura norma En (che è poi la causa del ritardo della sua emanazione), sicuramente ciò porterà un po’ di ordine nel relativo caos che c’è attualmente riguardo all’idoneità o meno di un materiale isolante all’utilizzo in un sistema Etics. Inoltre aprirà certamente il mercato del cappotto a materiali alternativi a quelli “classici”: polistirene espanso sinterizzato e lana minerale. Non credo però che questo metterà in discussione la supremazia in tutta Europa nell’utilizzo dell’Eps, grazie al miglior rapporto costi / prestazioni termiche.

Quali sono a suo avviso le attività e misure per favorire crescita qualitativa e quantitativa del mercato in Italia?

Dal punto di vista quantitativo uno sviluppo reale può derivare sicuramente dalla possibilità di incentivare la riqualificazione energetica degli edifici esistenti, oltre che gli edifici nuovi a prestazioni migliorate (si va verso edifici a energia “quasi zero”).

Dal punto di vista qualitativo, un forte impulso deve provenire sicuramente dalla formazione e qualificazione di applicatori e progettisti, e dall’introduzione di criteri di valutazione degli edifici che non tengano semplicemente conto dei valori prestazionali raggiunti ma anche della qualità progettuale ed esecutiva.

Facendo degli esempi potrebbero venir presi in considerazione – in una ipotetica valutazione complessiva – la soluzione dei ponti termici e delle criticità costruttive, la validazione della posa in opera da parte della direzione dei lavori, la competenza riscontrabile con parametri oggettivi degli addetti ai lavori.

A questo scopo un primo passo lo ha compiuto proprio il consorzio Cortexa realizzando e mettendo a disposizione di tutti uno strumento condiviso e unico nel suo genere. Si tratta di una specifica sezione contenuta nel Manuale di applicazione del sistema a cappotto dedicata ai controlli da eseguire in cantiere: sono stati qui individuati, elencati e razionalizzati i requisiti minimi di qualità da verificare, costituendo un vademecum pratico estremamente utile in assenza di disposizioni normative italiane specifiche di riferimento, ad uso degli addetti ai lavori.

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