La prima Active House della Sicilia: Progetto Botticelli | Architetto.info

La prima Active House della Sicilia: Progetto Botticelli

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Progetto Botticelli è una villa unifamiliare sulle pendici dell’Etna, primo esempio di Active House della Sicilia. Progettata dall’ingegnere Carmelo Sapienza, l’edificio va oltre il concetto di zero energy building per raggiungere l’obiettivo di edificio attivo energy plus. “Questo progetto – esordisce l’ing. Carmelo Sapienza – ha le proprie radici in Germania, dove parecchi anni fa mi sono imbattuto nel Passiv House. Occupandomi di energia, questo argomento mi ha incuriosito e ho iniziato a studiare le tematiche dell’efficienza energetica applicata agli edifici. La mia formazione si è poi incrociata con l’esperienza di Casa Clima che ha saputo far propri i concetti del Passiv House tedesco. Inoltre, vivendo in Sicilia, mi sono posto vari quesiti riguardo al clima e ho cercato di adattare alla mia regione tutte le variabili del concept Passiv House. Il progetto iniziale di casa passiva con l’avvento dello Zero Energy si è poi trasformato, incrementando la dose di fotovoltaico e così ci siamo ritrovati un edificio attivo, cioè in grado di produrre più di quanto la struttura necessiti”.

Un percorso costruttivo meditato, capace di cogliere le differenti opportunità che si sono palesate nel tempo e che ha fatto proprie le idee dell’economista Jeremy Rifkin, già consulente della Commissione europea, colui che ha tracciato le basi della decarbonizzazione. “I cinque pilastri della terza rivoluzione industriale – continua l’ing. Sapienza – sono: l’uso del rinnovabile, gli edifici che divengono produttori distribuiti di energia, lo storage dell’energia rinnovabile, l’energia che fluisce in rete in tutti e due i sensi: dalla rete alla casa e viceversa e la mobilità elettrica. Quasi naturalmente mi sono innestato in questo percorso che mi ha portato a realizzare questo edificio”.

Il progetto

Posto in via Botticelli, a Mascalucia in provincia di Catania, l’edificio oltrepassa i concetti dello zero energy building per raggiungere l’obiettivo di edificio attivo energy plus. Il progetto, sviluppato in collaborazione con il gruppo eERG del Politecnico di Milano e con il dipartimento Dica dell’Università  di Catania, ha aperto la strada all’applicazione dei protocolli CasaClima, Passiv Haus in un contesto di clima mediterraneo, adottando un modello progettuale di calcolo in regime dinamico, in cui il problema principale è rappresentato dalla gestione delle alte temperature.

Curato dallo Studio Associato Sapienza & Partners, il progetto integra aspetti architettonici, bioedilizia, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Il tutto con un approccio volto alla reinterpretazione in chiave contemporanea della casa rurale siciliana.

L’efficienza energetica

L’involucro dell’edificio è stato isolato mediante pannelli in lana di roccia di 30 cm per la copertura ventilata e di 20 cm per il sistema a cappotto, mentre l’utilizzo di pannelli in lana di roccia dello spessore di 10 cm ha coibentato il primo solaio limitandone le dispersioni. “La scelta della lana di roccia – riprende l’ing. Sapienza – ha origine dalle caratteristiche intrinseche di questo materiale che, a mio avviso, da tecnico, si prestano molto bene ai nostri climi. La lana di roccia, com’è risaputo, ha prestazioni eccezionali per la protezione contro il fuoco e per l’insonorizzazione, ma ha anche precise caratteristiche legate alla temperatura di esercizio rispetto all’isolamento. Ragionando in termini di costi avremmo potuto risparmiare qualcosa utilizzando altri materiali isolanti, ma con il raggiungimento di temperature superficiali molto consistenti dovute a una fortissima irradiazione solare, ho ritenuto che la scelta della lana di roccia ci potesse mettere al riparo da qualsiasi problema e la considero la soluzione migliore per il nostro territorio”.

Per l’impiantistica dell’edificio sono state utilizzate una pompa di calore aria-acqua per i fabbisogni di climatizzazione, un impianto di ventilazione con recupero entalpico del calore e un sistema geotermico con scambiatore interrato per il pre-trattamento dell’aria immessa. La produzione da fonti rinnovabili ha contemplato l’installazione di un sistema fotovoltaico e di un solare termico.

I sistemi Rockwool

Il progetto descritto ha visto l’utilizzo di due differenti pannelli Rockwool: Durock Energy per la copertura inclinata e Frontrock Max E per il cappotto.

Durock Energy è un pannello rigido in lana di roccia non rivestito a doppia densità con elevata resistenza a compressione, calpestabile e ideale per l’isolamento termico, acustico e la sicurezza in caso di incendio. È ideale nell’isolamento all’estradosso di coperture inclinate – nel caso di tetti in legno e ventilati – e piane.

Frontrock Max E è invece un pannello rigido in lana di roccia non rivestito a doppia densità, utilizzato per l’isolamento termico e acustico. È disponibile nel formato:1.000×600 mm e fino a 20 cm di spessore, oppure nel formato 1.000×500 mm per gli spessori superiori (fino a 28 cm). Questo prodotto è studiato specificamente per l’utilizzo in sistemi termoisolanti a cappotto.

Il pannello, infatti, viene sottoposto a un trattamento specifico nel processo produttivo che lo rende idoneo alle severe condizioni tipiche dell’isolamento dall’esterno. La combinazione di conducibilità termica e densità media assicura un ottimo comfort abitativo invernale ed estivo.

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