La valorizzazione di impianti sportivi e le opportunità professionali nel settore: un corso sul tema | Architetto.info

La valorizzazione di impianti sportivi e le opportunità professionali nel settore: un corso sul tema

Ideato e organizzato da Luiss Business School, con la Scuola dello Sport del CONI e l’Istituto per il Credito Sportivo, il corso Valorizzazione degli Impianti Sportivi si svolgerà a Roma dal 21 al 24 novembre prossimo

Il progetto del nuovo Stadio della Roma
Il progetto del nuovo Stadio della Roma
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E’ stato ideato e realizzato da Luiss Business School in partnership con la Scuola dello Sport del CONI e l’Istituto per il Credito Sportivo, il Corso Valorizzazione degli Impianti Sportivi, rivolto ad Architetti, Ingegneri e professionisti delle Società Sportive, degli Enti locali, degli operatori immobiliari, delle società di costruzione. L’appuntamento di formazione si terrà dal 21 al 24 novembre prossimo a Roma ed è giunto già alla sua seconda edizione, visto il successo riscosso dalla prima.

Il tema dello sviluppo e della valorizzazione degli impianti sportivi rappresenta, infatti, uno degli aspetti fondamentali per quello che può oggi essere oggettivamente considerato, a livello internazionale, un nuovo e attrattivo segmento di nicchia nel settore del real estate.

Il fattore critico di successo non può prescindere da una considerazione di base, che vede nell’immobile sportivo da puro e semplice involucro sottoutilizzato e quindi centro di costo, quale è oggi la stragrande maggioranza dei casi italiani, a quello di un vero e proprio centro di profitto, come risulta facilmente anche dalla più semplice analisi dei molteplici e virtuosi esempi in campo internazionale, che hanno dimostrato come tale asset possa avere natura e connotazioni proprie dell’economia immobiliare e tali da  consentire il  raggiungimento di  interessanti e produttivi ritorni economici.

Osservando quindi quanto si è verificato all’estero, basti pensare a Germania, Inghilterra, Spagna e più recentemente alla Francia, è possibile evidenziare la presenza diffusa di impianti moderni, modulari, energeticamente efficienti, economici, confortevoli ed ergonomici, nonché assai spesso corredati di strutture immobiliari ancillari e complementari, diverse a seconda degli specifici casi, che ne completano l’offerta, rendendo di fatto tali complessi immobiliari polifunzionali, efficacemente utilizzabili oltre i puri e semplici eventi sportivi e ovviamente con benefiche e profittevoli ricadute in termini economici.

La situazione riscontrabile per converso in Italia è decisamente deprimente: osservando le caratteristiche proprie della assoluta maggioranza delle infrastrutture sportive in Italia, possiamo notare come queste siano connotate da diffusi problemi legati alla manutenzione sia ordinaria che straordinaria, da condizioni di comfort e spesso di sicurezza assai scarsi, da un inadeguato livello, sia in termini quantitativi che qualitativi, dei servizi accessori offerti, con fastidiosi problemi di natura ergonomica e di difficoltosa fruibilità dello spettacolo sportivo.

Impianti energivori nonché caratterizzati da uno scarsissimo grado di sostenibilità ambientale, con problemi evidenti di viabilità e di interconnessioni con i sistemi di trasporto pubblico e scarsa ed inefficiente disponibilità di parcheggi ed infine, e la cosa riassume tutte le precedenti, utilizzati pressoché esclusivamente solo per gli eventi sportivi, vale adire più o meno ogni 15 giorni  a campionati in corso nel caso specifico degli stadi. A ciò si aggiunga una generalizzata situazione di accentuata vetustà ed obsolescenza (62 anni di età media per gli stadi della serie A e 60 per quelli della B). In altre parole, le caratteristiche sono tali da non incoraggiare chiunque voglia accedere all’impianto per una gradevole fruizione dello spettacolo sportivo, rinunciando alla confortante e pantofolaia comodità del divano di casa. E stiamo parlando solamente di una delle molteplici componenti di ricavo dello stadio, il ticketing, che è tuttavia l’unica sfruttata, e male, in Italia.

Al tradizionale ticketing è per contro possibile affiancare molteplici altri proventi, tutti relativi alle specifiche connotazioni del moderno immobile impianto sportivo, con una efficace contribuzione al ritorno dell’investimento.

Un’altra ragione è poi direttamente riconducibile al fatto che da noi la proprietà degli impianti è oggi per la maggior parte dei casi attribuibile al soggetto pubblico.  Quella della proprietà pubblica degli impianti è infatti una condizione tipica del nostro paese e che trova riferimenti storici significativi ed esemplari, quali quello di Milano negli anni ’30 del secolo scorso, quando il Comune rilevava dalla famiglia Pirelli l’impianto di San Siro, o quando nello stesso periodo veniva inaugurato dal Comune di Torino lo Stadio Mussolini, poi rinominato Comunale e oggi Olimpico. All’esatto opposto,  pochi anni prima, nel 1924, Il Real Madrid aveva iniziato la costruzione in proprio dello stadio Chamartin, che poi si svilupperà nel  leggendario Stadio Bernabeu, tuttora oggetto di una nuova brillante ristrutturazione che lo porterà a livelli di assoluta eccellenza a livello mondiale.

Parlare quindi di sviluppo ed adeguamento degli impianti sportivi in Italia non può prescindere da una effettiva transizione all’iniziativa privata, che liberi i Comuni da questo pesante fardello. Questo aspetto implica tuttavia che sia oggettivamente possibile individuare concrete possibilità di ritorno economico per l’investitore, possibilità che, di fatto, sono efficacemente riscontrabili osservando il menzionato esempio internazionale, analisi da cui emerge, chiaramente come già anticipato, la figura di un impianto sportivo multifunzionale integrato e a volte multidisciplinare, utilizzato con successo oltre il semplice matchday. E’ di fatto un impianto in cui si declinano di volta in volta tutti le tipiche attività dell’economia immobiliare, dal retail all’entertainment, dal direzionale al ricettivo. Va da sé che tutti questi aspetti producono infine un concreto ritorno in termini economici, fattore questo basilare per poter attrarre con successo l’investimento privato.

Appare pertanto evidente la rilevanza che può assumere il ruolo svolto dalle nuove professionalità richieste da questo settore, indispensabili per raggiungere il punto di eccellenza  per poter conseguire quell’auspicata transizione dall’anacronistica condizione attuale degli impianti sportivi al vero e autentico modello di sviluppo multifunzionale, con gli ormai noti benefici sull’economia dello sport e non solo. Modello di sviluppo tra l’altro non esclusivamente riferibile al solo asset stadio e si pensi in proposito al virtuoso esempio del nuovo sviluppo in chiave multifunzionale dell’Autodromo di Monza.

La II edizione del Corso Valorizzazione degli Impianti Sportivi, ideato e realizzato da Luiss Business School in partnership con la Scuola dello Sport del CONI e l’Istituto per il Credito Sportivo, che si terrà dal 21 al 24 novembre prossimo a Roma è pertanto focalizzato sulla creazione di tali figure professionali, in grado di intercettare e soddisfare le esigenze degli operatori immobiliari, sia nel settore dello sviluppo che dell’investimento, delle società di costruzioni, delle società sportive e, più in generale, di tutti i soggetti che intendono rendersi protagonisti di un nuovo segmento di mercato che nel breve-medio periodo sarà in grado di offrire ampi margini di sviluppo per il settore privato e per l’economia dell’intero sistema Paese.

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