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Sono oltre 609 le opere incompiute in Italia

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Il tema è particolarmente “italico”. Quella del non finito – e non stiamo parlando del campo dell’arte bensì dei cantieri edili incompiuti – sembra infatti essere una prerogativa del nostro modus operandi, soprattutto per quanto concerne le opere pubbliche: moncherini di strade e viadotti nel nulla, recinti di cantiere e sbancamenti abbandonati, scheletri strutturali lasciati a metà paiono connaturati alla percezione visiva del nostro paesaggio, urbano e soprattutto rurale.

Adesso, per lo meno, c’è un’anagrafe che registra, come un cahier de doléances, tutte le opere pubbliche sospese regione per regione. L’aveva voluta il governo Monti, istituendola presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti attraverso l’articolo 44-bis del decreto-legge 201/2011. Spettava a regioni e provincie autonome, attraverso i propri osservatori sui contratti e lavori pubblici, redigere e consegnare la lista entro il 30 settembre scorso ma, dati i ritardi di Sicilia (in effetti c’era molto da registrare!) e Sardegna, l’elenco, denominato Simoi (Sistema informatico di monitoraggio delle opere incompiute), è disponibile online solo da poche settimane sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nella sezione dedicata al Servizio contratti pubblici.

Negli atti si legge che “l’elenco ha la finalità di coordinare, a livello informativo e statistico, i dati sulle opere pubbliche incompiute in possesso delle amministrazioni statali, regionali o locali e di attivare così uno strumento conoscitivo volto a individuare le soluzioni ottimali per l’utilizzo di tali opere attraverso il completamento ovvero il riutilizzo ridimensionato delle stesse, anche con diversa destinazione rispetto a quella originariamente prevista”. L’elenco riporta un totale di 609 opere ed è ripartito in due sezioni, relative a quelle d’interesse nazionale (26) e a quelle d’interesse regionale e degli enti locali (583).

Nelle prossime puntate analizzeremo più nel dettaglio la lista, esaminandola da un punto di vista geografico e tipologico. Al momento interessa notare che le opere d’interesse nazionale sono quasi esclusivamente riferite a strutture di servizio per i corpi militari o delle forze dell’ordine, come ad esempio caserme o comandi. Con un’aggiunta che pochi conoscono. Anche il tanto celebrato Maxxi, il Museo delle arti del XXI secolo costruito a Roma su progetto di Zaha Hadid Architects, vincitore di un concorso nel 1998 cui è seguito un cantiere più che decennale, in realtà non è terminato: mancano infatti intere parti del complesso che occuperebbero quella che oggi è diventata la piazza pubblica. Tuttavia, non sono previsti ulteriori lavori e, secondo la presidentessa Giovanna Melandri, il Museo “è più che finito”.

Scendendo alla scala regionale e locale, è virtuosa la Provincia autonoma di Trento che non segna a referto cantieri interrotti, mentre la maglia nera va alla Sicilia con ben 170 opere. Come evidenziato dal quotidiano “la Repubblica” lo scorso 27 febbraio, la lista stessa è incompleta e, sui 3,4 miliardi di euro di valore totale delle opere censite, vanno ancora aggiunti circa 700 milioni di lavori appaltati ma non realizzati né riportati dal Simoi. Ad esempio, suona piuttosto strano che in Campania vi siano solo due opere incomplete (per giunta entrambe nello stesso Comune casertano di Calvi Risorta), così come è palesemente mendace il caso del Comune di Roma, anch’esso assente dalla lista nera ma con numerose opere arenate.

L’autore


Luca Gibello

Si laurea presso la Facoltà di Architettura di Torino nel 1996 e consegue nel 2001 il dottorato di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica. Luca Gibello svolge attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia ed è stato docente presso il Politecnico di Torino di Storia dell’architettura contemporanea e Storia della critica e della letteratura architettonica. Dal 2004 è caporedattore de «Il Giornale dell’Architettura», mentre da settembre è titolare del corso di Architettura dei rifugi alpini presso la facoltà di Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento. Autore e co-autore di libri e saggi, ha svolto il coordinamento scientifico-redazionale del Dizionario dell’architettura del XX secolo (a cura di Carlo Olmo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2003). Nel 2011 pubblica il libro Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi, primo studio sistematico sul tema e dal 2012 è presidente della neocostituita associazione Cantieri d’alta quota.

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