Steve Jobs: un'icona, una rivoluzione, un esempio | Architetto.info

Steve Jobs: un’icona, una rivoluzione, un esempio

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E’ nato nel 1955, in California a Green Bay. A 17 anni, nel 1972, si è diplomato alla Homestead High School di Cupertino, dove quattro anni dopo ha fondato la Apple, con l’amico Steve Wozniak. Apple I fu il primo modello prodotto. Un computer diverso e innovativo. Il primo computer commerciale di successo a introdurre l’interfaccia grafica e l’unico che è resistito allo strapotere dei Pc che montavano il sistema operativo Windows e i chip di Intel.

Dà vita alla Pixar (che poi cede alla Disney) e a lui si deve la visione di un cinema di animazione naturale e perfetto in ogni dettaglio. Spinge per l’adozione di programmi in grado di migliorare il lavoro degli animatori e artisti digitale. Nasce così Renderman, un software proprietario tutt’ora considerato una standard per il cinema di animazione.

Stiamo parlando ovviamente di Steve Jobs, uno degli uomini più geniali degli ultimi tempi.

Le difficoltà spingono Jobs a chiamare al timone di Apple nel 1983 John Sculley, ex chief executive di Pepsi Cola. Tra i due i rapporti si guastano presto e Jobs lascia l’azienda nel 1985, in coincidenza con un’ondata di licenziamenti. Ha inizio la sua lunga “traversata del deserto”, durante la quale Jobs si cimenta anche col cinema d’animazione lanciando la Pixar che sarà poi venduta alla Disney.

Il ritorno di Jobs alla Mela di Cupertino avviene sul finire del 1996 quando viene richiamato in soccorso dell’azienda che appare quasi moribonda. E’ in questa seconda fase che Jobs dà il meglio di se stesso in tutti i campi: non solo nell’innovazione tecnologica e di prodotto, ma anche nel suo talento di guru, comunicatore e venditore, fino a diventare quasi il capo di una “religione laica” con seguaci nel mondo intero. Già nella prima fase con il Macintosh (1984) Apple si era distinta per due qualità originali: la semplicità e modernità dell’interfaccia grafica; la cura per il design di un prodotto come il pc che all’epoca aveva un’immagine dimensione esclusivamente funzionale e utilitaristica.

«Siate affamati, siate folli»: era questa la sua filosofia di vita, contenuta nelle parole pronunciate nel 2005 davanti agli studenti dell’Università di Stanford. Un invito a provare, a rischiare. Come ha fatto lui.

I ricavi e i profitti sono, insomma, una conseguenza, non la premessa. La premessa è lavorare bene e con passione. E questa dovrebbe essere la vera lezione che Steve Jobs lascia in eredità non solo a Tim Cook, ma a tutte le start-up e colossi della Silicon Valley ed oltre.

Oggi tutti ricorderanno come iPod, iPhone e iPad, per non parlare del primo Mac, hanno cambiato lo scenario tecnologico. Apple ha venduto 300 milioni di iPod, di cui  45 milioni di iPod solo da luglio 2010 a giugno 2011. Il nuovo Ceo Tim Cook ha ricordato che Sony ha impiegato 30 anni per vendere 220 milioni di Walkman analogici a cassetta.

Steve Jobs è morto dopo una lunga malattia, iniziata nel 2004. Il 24 agosto scorso aveva lasciato la guida di Apple, passando il timone a Tim Cook, che il 4 ottobre ha presentato iPhone 4S. Il giorno dopo, Steve Jobs è morto. Uno dei simboli dell’era digitale.

A.U.
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