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Steve McCurry

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Pluripremiato dal World Press Photo Award, Steve McCurry è senza dubbio uno dei maestri della fotografia del nostro secolo. Nato in una piccola città della Pennsylvania, nel 1950, ha studiato cinema e fotografia e si è poi laureato in teatro. La fotografia iniziò ad appassionarlo quando cominciò a lavorare per il quotidiano della Penn State, la sua università.

Amante dei viaggi, la sua carriera eccezionale è stata segnata da imprese e, ovviamente, scatti, che ne hanno determinato un successo indiscutibile. Il primo viaggio, McCurry lo fece in India, dove racconta di aver imparato a guardare ed aspettare la vita: “Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”. Fu però il viaggio tra Pakistan e Afghanistan, sotto il controllo dei ribelli prima dell’invasione russa, che gli donò le prime immagini che gli valsero la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, un premio agli scatti e al coraggio del fotografo. Travestito in abiti tradizionali e con i rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti, catturò le immagini che mostravano per la prima volta al mondo il conflitto e i suoi uomini.

Indimenticabile l’immagine della “Ragazza afghana”, usata come copertina nel 1985 per il National Geographic Magazine, per la quale gli fu assegnata il World Press Photo Award, e che è diventata una vera e propria icona, designata come “la fotografia più riconosciuta” nella storia della rivista National Geographic. Come indimenticabili sono le immagini dei conflitti in Iran, in Iraq, nelle Filippine. I suoi soggetti racchiudono le conseguenze della guerra sugli uomini, sui loro volti e sulle loro anime, “la maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l’anima più genuina, in cui l’esperienza s’imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.

Dal punto di vista tecnico, McCurry fotografa in digitale e in pellicola, che predilige. Nel 2010 Eastman Kodak volle concedergli l’onore di usare per le sue foto l’ultimo rollino di pellicola Kodachrome, che McCurry definì come “una pellicola meravigliosa”.

C.C.

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