Tra radicalità e borghesia | Architetto.info

Tra radicalità e borghesia

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L’aggiudicazione dei lavori del Musée d’Orsay di Parigi, nel 1984, a seguito di un concorso internazionale, segna per Gae Aulenti un momento di svolta. Sebbene sia già da più di vent’anni una figura di spicco nell’ambiente milanese, quel progetto decreta, in modo netto, il passaggio da una fase a un’altra della sua carriera. Più precisamente, sancisce la piena appartenenza della Aulenti alla sfera del Postmodern.

In questo breve contributo vogliamo riattualizzare i lavori dell’architetto udinese sul versante del prodotto della fase epica del design italiano. Gae Aulenti, infatti, ha dato dei contributi di altissimo profilo, contribuendo al clima radicale che ha ridisegnato i paesaggi domestici.

La Gae è un’interprete raffinata ed eclettica di quel mondo che vedeva nelle plastiche un materiale di grandi risorse. Per Martinelli e per Kartell realizza lampade e arredi dal gusto sicuro. I suoi disegni sono molto controllati, quasi calligrafici, adatti non tanto ad ambienti acidi e transitori, ma ancora alla scena di una borghesia che desidera rinnovare il proprio gusto e appartenere ai tempi.

Ma la Pipistrello o la Pileo contengono già un taglio rigido ma raffinato, che prelude a certe stereometrie degli anni ’80. Così come il tavolino con ruote di Fontana Arte, a dispetto della sua valenza pop, contiene una precisione e un controllo che lo fanno sopravvivere a ogni forma di sperimentazione.

Con il recupero delle forme monumentali dell’architettura, il ruolo della Aulenti nel design si esaurisce. Quei prodotti – molti dei quali ancora a catalogo presso le rispettive aziende – continuano a contenere un’idea di bellezza capace di scavalcare le mode.

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