Trans-Design e digitale | Architetto.info

Trans-Design e digitale

wpid-4204_erqgbkh.jpg
image_pdf

Il potenziale “trans” è tutto lì, nella sua indeterminatezza, nella sua possibilità di inscriversi in una dimensione virtuale e reale al tempo stesso capace di creare oggetti e ambienti concreti, ambigui, ermafroditi. Il movimento è contenuto nel movimento: per questo le forme transgeniche prediligono la curvilinea, forme cellulari, embrionali, organiche tenute insieme da variazioni possibili. Grazie alle neotecnologie, il Trans-Design ha riconciliato l’uomo con la scienza, intesa come conoscenza della vita.

Dobbiamo imparare a pensare concretamente virtuale. Se accettassimo l’idea della fine dello stile, dell’eccesso di estetizzazione, della necessità di classificare architetture, oggetti, ambienti secondo il rigore scientista dominante nel Novecento, saremmo preparati a integrarci con il nuovo secolo possibilista. Il problema è che non abbiamo ancora riconosciuto socialmente e culturalmente la nostra mentalità “trans”, panteistica-trasversale, sinestetica.

Benvenuti nell’epoca “trans”, sensuale con “f-orme” che progettano l’iperpiano come unica dimensione in grado di contenere tutti gli orizzonti, i trend della contemporaneità che non organizza più lo spazio in maniera euclidea o cartesiana e si muove dentro al territorio del pensiero, del progetto in sé, mettono in scena il movimento implicito alla natura, con forme nuove anche nei materiali biotecologicici dai colori translucidi, accesi o trasparenti, sensuologici.

[Trans-Design. L’identità ibrida e contaminata dei prodotti di inizio millennio, Tecniche Nuove, Milano 2008, pagg. 222-223]

{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
Trans-Design e digitale Architetto.info