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Trasversalità e interferenza

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Nella nostra epoca digitale, la trasversalità, nella sua valenza instabile, è – paradossalmente – la parte solida e costruttiva del design, che introduce la variabilità e il polimorfismo come categorie determinanti del progetto. Più in generale, la trasversalità è il nucleo del progetto metamorfico, diretto a modificare in parte o totalmente la tipologia degli individui tecnici.

È vero che il design contemporaneo mette in scena un progetto di bellezza/e condizionato radicalmente dalla tecnologia, che ha trasformato in canone estetico la categoria della mutevolezza del prodotto, ma esso si riflette anche nella molteplicità delle interpretazioni cui il nuovo oggetto è sottoposto. La trasversalità è il segno fondamentale della Trans-modernità, con prodotti vincenti perché aperti a contestualizzazioni diverse.

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Nel contemporaneo, più che della natura delle cose, è quindi necessario riflettere sull’interferenza tra le cose. Contro i valori assoluti dei materiali e della tecnologia, la personalità del prodotto è del tutto relativa; allo stesso modo, contro il potere univoco dell’oggetto, l’allestimento di un ambiente, in senso simbolico e prestazionale, si sottrae agli schemi e alle regole e si apre a combinazioni che non hanno nulla a che fare con la semplice esplicitazione del gusto. Anche quando la mano del progettista sembra soffermarsi, a titolo decorativo, sulle proprietà espressive di uno spazio, la qualità ambientale – termine abusato e generico, ma qui indirizzato ai suoi aspetti più evolutivi – è sempre riferita a una performance tecnologica e alla originalità delle sue possibili applicazioni. La bellezza contemporanea è rintracciabile in un codice variabile e relativo, pronto all’uso per scenari di vita diversamente stilizzati.

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