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UN FUTURISTA DI NOME JOE

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«Le mie esperienze di design tentano un collegamento evolutivo realtà attuale e quella futura»: una frase che, lucidamente, sintetizza una filosofia progettuale. Anzi, la consapevolezza di vivere un’epoca piena di fermento, ricca di utopie e di fiducia nel progresso. Nonostante la sua esistenza sia stata breve (1930-1971), Joe Colombo fa in tempo a codificare lo spirito di un mondo che cambia. Dopo i Futuristi, è forse l’unico dei designer radicali (cui premeva principalmente una drastica rottura con la tradizione borghese) a esprimere una vera e propria tensione verso il futuro.

Molti prodotti d’arredo di sua creazione sono ancora a catalogo presso numerose aziende, rivelando un’attualità straordinaria.

In verità, desideriamo riportare il nostro pensiero ai modelli abitativi multifunzionali (che all’epoca trascendevano da qualunque logica progettuale) volti a rendere superflui gli arredi convenzionali e combinarli per produrre una nuova forma di “equipaggiamento” capace di offrire il massimo comfort e la massima funzionalità.

Con quelle proposte – che, a differenza dei suoi prodotti, sono rimaste allo stato di concept – Colombo delinea una precisa filosofia ambientale. Oltre alla valenza espressiva, che ricalca in pieno le suggestioni spaziali e l’estetica della plastica, Joe pensa allo spazio domestico come a una scena in divenire, flessibile, metamorfica. Arredi cinetici, luci, colori e apparati tecnici sono tutt’altro che fissi e rigidi; anzi, si fondono in un paesaggio realmente alternativo, nel quale muoversi all’insegna della fluidità.

Joe Colombo (il cui nome si pronunciava “gioe”, non “giò” come tutti ritengono) dimostra la fattibilità dei modelli abitativi cangianti, precorrendo così la dimensione della metamorfosi che oggi si sta riaffacciando in termini più equilibrati e consapevoli.

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