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Un mondo di figure

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«Le “Figure” sono dei quadri dipinti a mano, ma a differenza delle pitture tradizionali esse sono anche degli oggetti d’uso nel senso che possono servire come nicchie o mensole per oggetti, cose o altre figure (o figurine).

Non mi è mai interessato capire la differenza che esiste tra Design e Arte e individuare il confine che separa queste due attività. Non ho mai accettato quella censura che sembra colpire chi contamina quei due mondi; due mondi limitrofi e parenti tra di loro, che sono stati allontanati dal pregiudizio borghese che consiste nell’assioma sbagliato:“l’Arte non serve a niente mentre il Design deve essere utile”.

Magari tutti e due possono essere utili o inutili a secondo dei punti di vista: oggetti inutili ne esistono a tonnellate, come di arte indispensabile ne è pieno il mondo…

Mi interessava quindi realizzare oggetti di confine, posti sulla soglia tra questi universi, degli ibridi che si alimentano di territori espressivi non del tutto omogenei.

In certo senso le “Figure” contaminano il linguaggio troppo auto-referenziale del Design e dissacrano l’intoccabilità dell’Arte; ne viene fuori una nuova categoria di oggetti ambigui, che appartengono a quei processi di fluidificazione che molto mi interessano: processi che nascono dalla sfumatura dei perimetri, dall’attraversabilità dei confini, dal superamento delle specializzazioni e favoriscono, dopo il radicalismo del XX secolo, le mediazioni, la penombra, l’umidità, l’opacità. Più simili all’approssimazione della vita che non a teoremi dimostrabili».

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