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Agricoltura e urbanistica? Sì, con Progetto MADRE

Un catalogo di best practice in sei aree del Mediterraneo punta a incentivare la rigenerazione sociale promuovendo l'agricoltura urbana: ecco il Progetto europeo MADRE

Agricoltura urbana, scelta mediterranea e consapevole
Agricoltura urbana, scelta mediterranea e consapevole
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Il progetto europeo MADRE – Agricoltura metropolitana per lo sviluppo di un’economia innovativa, sostenibile e responsabile, ha pubblicato un catalogo che illustra situazioni reali di agricoltura urbana e periurbana nel Mediterraneo allo scopo di incentivarne lo sviluppo e fornire uno strumento pratico di riferimento agli agricoltori intenzionati a iniziare o perfezionare tali attività.
L’agricoltura urbana, vale a dire quel tipo di agricoltura che cerca di innestare le proprie radici in contesti urbanizzati, è ormai annoverata tra le strategie che possono rendere una città più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Qualcosa che va oltre i brownfields, la rigenerazione dei siti inquinati in ambito urbano.

Le ‘best practice’ riportate all’interno del catalogo, sono state stilate grazie al coordinamento tra figure diverse, e organizzate in relazione a sei aree metropolitane. I lavori di ricerca sono durati circa un anno.

Le sei aree metropolitane del catalogo del progetto MADRE

Il catalogo di MADRE individua le esperienze di agricoltura urbana delle città di Barcellona, Bologna, Marsiglia, Montpellier, Salonicco e Tirana, scelte come contenitori di esempi pratici rispondenti a una sola parola d’ordine, innovazione, ma da differenti prospettive. Gli esempi, infatti, sono classificati in sei diverse sezioni in base al loro scopo: innovazione per gli agricoltori, innovazione sociale, innovazione per i consumatori, ricerca accademica, innovazione territoriale e innovazione transnazionale.
Inoltre, di ogni attività vengono riportati i contatti di riferimento, gli stakeholders locali coinvolti, gli obiettivi, il budget, i risultati raggiunti e gli ostacoli riscontrati nel concretizzarli.

In sostanza, fare agricoltura urbana e farla bene si può, venendo a conoscenza delle situazioni descritte, già sperimentate e collaudate, che possono poi essere replicate in altri contesti.
Secondo i fautori del progetto MADRE è possibile riportare l’attenzione sui prodotti della terra, ristabilire il contatto con la natura e i suoi frutti anche vivendo la dinamicità della città moderna, formare una rete di stakeholder locali.

Il processo di selezione delle best practice

La scelta delle buone pratiche è stata basata su 8 criteri, definiti come ‘key challenges’ – sfide chiave – ovvero:

  • creazione di posti di lavoro;
  • inclusione sociale;
  • educazione;
  • incremento della qualità del cibo;
  • collaborazione tra diversi soggetti;
  • integrità territoriale;
  • rispetto per l’ambiente;
  • sinergia tra pubblico e privato.

In definitiva, una buona pratica, è quella che consente sia ad agricoltori sia a consumatori di trarre benefici per la propria salute, incrementare il livello di qualità dell’alimentazione, modificare le modalità di distribuzione del cibo, incentivare un’economia innovativa, colorare di verde il volto delle città.

Alcune delle buone pratiche – per la precisione 36 – sono state analizzate dall’organizzazione ANIMA Investment Network,  che si occupa di iniziative per la crescita economica del Mediterraneo, e inserite all’interno dell’opera– mentre per conoscerne anche altre si potrà consultare la Piattaforma Digitale del progetto MADRE attiva a breve.

Il progetto europeo MADRE: promuovere l’agricoltura urbana

Sono tante le città in cui l’agricoltura urbana ha trovato il suo spazio, rivoluzionando il concetto classico di approvvigionamento dei prodotti alimentari.
Tuttavia, essa trova difficoltà nell’espandersi pienamente.
Per tale motivo, obiettivo del catalogo, ma anche e soprattutto dell’intero progetto europeo MADRE , è quello di incrementare le conoscenze, spesso carenti, relative agli aspetti dell’agricoltura urbana e periurbana. La disinformazione, e l’attenzione spesso scarsa nei riguardi dell’argomento, sono da attribuire in primis a motivazioni di carattere politico e amministrativo. Sarebbero necessari, dunque, interventi ben regolamentati e strutturati, come nel caso del decreti legge per lo sblocco delle opere incompiute e la valorizzazione delle terre incolte.

Basti pensare, infatti, che entro il 2050, 6,3 miliardi di persone occuperanno le aree urbane, un dato che fa riflettere su quanto appaia auspicabile una maggiore presa di coscienza delle opportunità che l’agricoltura urbana può offrire in termini di sostenibilità ambientale e qualità del cibo coltivato e consumato.

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